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San Giuliano di Puglia, 16 anni dopo il dramma: ricostruzione a metà e scuola all’asta per pagare i risarcimenti alle vittime

Nel 2002 morirono 27 bambini nel crollo di una scuola. La magistratura attestò che si trattò di responsabilità umane nella costruzione: la scuola Jovine mancava del certificato di collaudo. Ad oggi la ricostruzione è fema, i soldi sono finiti e tutto è fermo. L'ennesima storia di spreco e abbandono

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SPRECHI RICOSTRUZIONE SAN GIULIANO DI PUGLIA

San Giuliano di Puglia, un paesino di mille abitanti condannato all’invisibilità di una regione ancora più sconosciuta, vittima di meme, battute social, incapacità di promozione turistica e delle sue dimensioni. Ma anche, e soprattutto, dell’inettitudine di una classe dirigente che da troppi anni la relega a trafiletti sulla corruzione, spreco di denaro pubblico e malgoverno. Del Molise, pare nulla si sappia, se non tramite la cassa di risonanza di qualche inchiesta di Striscia la Notizia o delle Iene.
Persino la pagina di Wikipedia, la grande enciclopedia online aperta ai contributi di tutte e tutti, dedica al Molise solo qualche riga. Eccezion fatta per San Giuliano di Puglia, tristemente giunta agli onori della cronaca per la tragedia della scuola Jovine, in cui morirono 27 bambini e una maestra a causa del crollo della controsoffittatura.

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TERREMOTO MOLISE 2002

Ma andiamo con ordine: è il mattino del 31 ottobre del 2002, alle 11.32 il suono che gli alunni dell’istituto comprensivo Francesco Jovine sentono non è quello della campanella della ricreazione bensì il boato, ben più assordante, del terremoto. Una sola scossa, di magnitudo 3.5, basta a far crollare il soffitto della scuola, intrappolando 57 bambini e bambine, 8 insegnati e 2 bidelli.
Con i soccorritori ancora impegnati nelle operazioni di soccorso e salvataggio già impazzava la polemica: la scuola era stata ristrutturata da poco, ma era crollata come un castello di carta. Imperizia dei costruttori? Malafede? Oppure l’ombra lunga e angosciosa della corruzione?
Una sentenza del 2010, arrivata dopo un iter processuale estenuante, chiarisce la vicenda, simbolo di quella che è l’Italia peggiore, quella dell’incuria, del pressapochismo, dell’inettitudine e dell’imperizia. Ma non solo, come sottolinea il procuratore Magrone nel suo intervento durante la discussione processuale, è l’Italia della violazione sistematica di ogni regolamento, legge o norma. Nonostante i lavori di ristrutturazione, e la costruzione di un altro piano dell’istituto, infatti, le maestre e i bambini vi erano stati fatti entrare senza nemmeno un sopralluogo, in un edificio privo del certificato di collaudo. Per questo, la Corte di Cassazione ha confermato le condanne di due costruttori, il progettista, il tecnico comunale e l’allora sindaco del paese.

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Parco della Memoria. Photo credits Enzo Penna

Da quel giorno, sull’onda della commozione per la morte incresciosa di 27 bambini del 1996, (tant’è che il paese non ha più la leva del 1996) sono arrivati una pioggia di finanziamenti per la ricostruzione post-sisma, con la promessa di fare di San Giuliano di Puglia un gioiello moderno e accogliente, emblema di una terra fiera che si rimbocca le maniche. Ecco quindi che a San Giuliano di Puglia, con i fondi del terremoto vengono realizzate opere faraoniche. Infrastrutture sovradimensionate per una comunità di poco più di mille abitanti, proprio come la nuova scuola dedicata agli angeli di San Giuliano, edificio assolutamente esagerato in un paesino dove gli alunni sono meno di cento. Non solo: con i 250 milioni destinati alla ricostruzione sono state costruite una piscina olimpionica e un centro polifunzionale con annessi laboratori e un palazzetto dello sport, anche questo assolutamente sproporzionato rispetto al suo reale utilizzo. Nulla in contrario alla voglia di modernità e innovazione, ci mancherebbe, ma nel 2012, a dieci anni di distanza dal sisma, duemila persone erano ancora senza casa.

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SAN GIULIANO DI PUGLIA OGGI

Non entriamo nel merito delle successive inchieste sui fondi della ricostruzione, che hanno posto l’accento su una cascata di denaro spesa in modo poco chiaro o comunque con precisi fini elettorali: per tutta la regione 900 milioni di euro solo nella prima tranche, senza contare gli ulteriori fondi provenienti dal Cipe, pari a 360 milioni assolutamente senza controllo. Quello che ci preme raccontare, oggi, a distanza di 16 anni dal sisma è la situazione di San Giuliano di Puglia, un paese ologramma che si candida a diventare marchio di fabbrica della malagestione, dello spreco, della cattiva politica.

I lavori di ricostruzione sono fermi al 70%, insieme alle promesse di trasformare la nuova San Giuliano in un diamante della regione. Che fine hanno fatto le infrastrutture da metropoli, i sogni di cemento fatti di piscine olimpioniche e polifunzionali che più che somigliare a quel piccolo paesino che per certi versi ha smesso di vivere il 31 ottobre 2002 assomigliano sempre di più a una beffa? Finite all’asta per pagare i risarcimenti alle famiglie delle vittime del crollo, costituitesi parte civile.Il palazzetto dello sport, poi, è stato inaugurato nel 2016, ben 14 anni dopo il sisma, con i fratelli e le sorelle minori dei bambini morti nel crollo ormai grandi.

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Casette abbandonate del villaggio provvisorio. Photo credits termolionline.it

La nuova San Giuliano è quasi peggiore della vecchia: la prima cosa che salta all’occhio del post sisma è quello che volente o nolente ne è stato il simbolo, il villaggio provvisorio che ha accolto i mille sfollati del 2002. Non c’è più nessuno, per fortuna, ma tutto sembra raccontare una storia di disfatta e abbandono. La nuova San Giuliano non è piena di vita, né sembra aver voltato definitivamente pagina. Da San Giuliano si scappa ancora, abbandonando le casette di legno all’incuria, ai vandali, alla muffa e alla sporcizia. Spreco passato e spreco presente che si intrecciano in uno scenario desolante di noncuranza. 

Nonostante alcune proposte di adibire il villaggio provvisorio a centro di prima accoglienza per i migranti, ad oggi pare sia tutto fermo. 130 casette per 270 appartamenti con una scuola, capannoni, locali polifunzionali, pensati per essere riconvertiti all’ospitalità di 500 migranti, famiglie con bambini e 50 minori non accompagnati. Tutto bloccato, paralizzato, spento. Rinunciando a dare, e darsi, una seconda vita e un senso all’enorme esborso di denaro pubblico destinato al nuovo paese. E se il Parco della Memoria è un luogo dello spirito della San Giuliano che non dimentica, i cartelli con scritto vendesi sulle nuove case della nuova cittadina sono i segnali di una regione sconfitta e di uno spreco, enorme, di emozioni, sogni, risorse e denaro.

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