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Sprechi pubblici: un bagno in prefettura da 100mila euro

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Un aeroporto non ancora in funzione ma che già vede la presenza di ben 60 vigili del fuoco al lavoro in mezzo alle piste deserte. Un bagno, quello della prefettura di Genova costato allo Stato ben 100 mila euro in marmi pregiati, idromassaggi e sauna e una regione, il Trentino Alto Adige, dove a fronte di 217 comuni vi sono addirittura 239 stazioni dei vigili del fuoco. A Capriana, in provincia di Trento, per la nuova caserma si è arrivato a spendere, addirittura, un milione e mezzo di euro.

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Come riportato dall’Espresso, questi sono solo alcuni esempi delle tante cosiddette “strutture periferiche dello Stato” coinvolte in ingenti sprechi di denaro e il cui mantenimento, a oggi, assorbe circa il 93 per cento delle spese totali per il funzionamento dell’intero apparato statale. Rientrano nella lista nera anche caserme, carceri, capitanerie di porto e biblioteche pubbliche.

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Chiamata in causa dalla legge sulla spending review, la Ragioneria dello Stato ha redatto una sorta di studio sui fabbisogni standard di queste strutture. Ne sono risultati risparmi possibili per almeno 450 milioni di euro. Il dato impressionante è che si tratta solo di una sottostima.

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La Ragioneria, forse povera di strumenti per indagare in profondità su sprechi grandi e piccoli, ha stilato un’analisi che non entra nei particolari e che tralascia alcune questioni come ad esempio il caso dei 200 mila euro versati ogni anno dal ministero dei Beni culturali per l’affitto della sede dell’archivio di Stato a Como quando in realtà potrebbe avere una sede gratis in alcuni stabili inutilizzati del ministero della Difesa o la presenza di dodici motoscafisti a disposizione del prefetto di Venezia. In entrambi i casi, si tratta di spreco o reale esigenza?

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Un discorso a parte meritano le carceri. La stima dei risparmi possibili in questo caso tocca quota 15 milioni. Ma, ancora una volta, non vengono considerati casi specifici come quello dei 6 milioni spesi ogni anno per il noleggio di braccialetti elettronici inutilizzati, che giacciono nei depositi del Viminale. Né si prende in considerazione lo spreco denunciato da un rapporto dell’associazione Antigone, secondo il quale sono 38, in tutta Italia, gli istituti penitenziari nuovi ma mai utilizzati.

Unica nota positiva è il caso dei consolati e delle ambasciate del ministero degli Affari esteri. Il rapporto ne esamina 95, riscontrando una «lieve inefficienza» solo in sei casi.

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