Questo sito contribuisce all'audience di

Social restaurant, quando chi cena al tuo tavolo è un amichevole sconosciuto

Sono ormai sempre più diffusi e si trovano grazie alle numerose app in circolazione. Ma attenzione: c'è una bella differenza tra il social eating e l'home restaurant

di Posted on
Condivisioni

SOCIAL RESTAURANT –

La crisi aguzza l’ingegno e spinge alla socializzazione: attenzione, non si tratta solo della congiuntura economica contraddistinta da qualche anno da un “meno” fisso, ma invece della crisi delle nostre relazioni, dei nostri rapporti, insomma della difficoltà di stare insieme e della tendenza a rimanere soli. E quale migliore occasione per vincere questa crisi che condividere e mangiare con dei perfetti sconosciuti? Tra loro potranno trovarsi nuovi datori di lavoro, nuovi soci in affari, nuovi amici e – perché no? – nuovi amori. Se l’iniziativa vi stuzzica, cercate il “social restaurant” per voi più comodo: si tratta di una casa privata dove gli ospiti e avventori organizzeranno per voi una cenetta coi fiocchi. Alla fine vi sarà chiesto un contributo per la spesa e per la cucina: un semplice gesto di condivisione.

SITI SIMILI A GNAMMO –

Oltre 170.000 utenti e 9.000 eventi creati in 1.600 città: sono questi i numeri di Gnammo, il portale italiano di social eating più grande e attivo che permette di organizzare o partecipare a eventi culinari in casa, condividendo i posti a tavola con gli altri membri della community. Si tratta di gran lunga dello strumento di social eating più famoso in Italia anche se ne esistono diversi come ad esempio Suppershare, nato dall’idea Alessandro Grampa, Maurizio Chisu, Valerio Leo, ex studenti dell’Università di Scienze gastronomiche di Slow Food: e infatti la loro iniziativa di social restaurant si basa proprio sui principi della celebre associazione creata da Carlo Petrini. Prezzi abbordabili e cucina verace: la stessa idea alla base di BonAppetour e Ceneromane, che come si intuisce dal nome si riferisce esclusivamente al social eating nella Capitale. E se invece vi trovate in giro per il mondo, ecco un altro portale che identificherà il social restaurant più vicino a voi: Eat With.

LEGGI ANCHE: Social eating, Gnammo apre anche ai turisti e lancia il servizio Special Dinner

NORMATIVA HOME RESTAURANT –

Come funziona una social dinner? Innanzitutto si chiede di arrivare puntuali, di non pretendere di essere serviti e di essere aperti e tolleranti con il commensale seduto al proprio fianco. Per prenotarsi basta leggere sulle varie app i calendari dei pasti previsti quindi inviare una mail a cui potrebbe seguire una postilla che recita “Byob“, ovvero “Bring your own bottles”. Per non incorrere nelle ire dei ristoratori, il leader di settore Gnammo definisce nel suo codice etico i social eating come “eventi tra amici, saltuari, riservati a chi ha prenotato ed è stato accettato dal cuoco e senza organizzazione imprenditoriale, il cui scopo è esclusivamente quello della socialità… l’evento non può avere carattere abituale, non può svolgersi utilizzando strumenti professionali e non deve avere organizzazione imprenditoriale”. Diversamente invece dall’ home restaurant, ovvero “un ristorante in una casa di civile abitazione nella quale si organizzano eventi abitualmente, con strumenti professionali o con organizzazione imprenditoriale”: in questo caso, ci vogliono tutte le autorizzazioni necessarie secondo la normativa prescritta dalla legge e dal Comune di residenza. A ciascuno il suo pasto e la sua giusta retribuzione: ovviamente una cena social non può avere prezzi da ristorante stellato.

PER APPROFONDIRE: Il primo home restaurant di Genova è di nonna Leonilda, classe 1919