Sicurezza alimentare: tre miliardi di persone mangiano male
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Sicurezza alimentare: tre miliardi di persone mangiano male

La pandemia ha peggiorato la situazione. Prezzi dei generi alimentari aumentati del 30 per cento, e catena in tilt. Risultato: altri cento milioni di persone indigenti

Ultimo aggiornamento il 18.08.2021 alle 12:02

La pandemia sta spazzando via la possibilità di centrare uno dei più importanti obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo Sviluppo sostenibile: “Fame zero”. Non solo ci stiamo allontanando dal traguardo, ma la sicurezza alimentare ha subito due coli micidiali in seguito alla diffusione del Covid-19.

SICUREZZA ALIMENTARE

La sicurezza alimentare è peggiorata innanzitutto in seguito a un aumento dei prezzi dei generi alimentari attorno al 30 per cento. Livelli insostenibili per le popolazioni più povere. È venuta alla luce la conferma di come la filiera alimentare, a partire da sprechi complessivi di cibo attorno al 30 per cento, non funzioni e non riesce a garantire cibo a tutti. Così, sia nelle nazioni ricche come in quelle povere, sono sempre gli ultimi nella scala sociale ad avere i maggiori rischi in termini di sicurezza alimentare. In secondo luogo, la pandemia ha spinto oltre 100 milioni di perone nell’indigenza, e oltre 300 milioni di bambini hanno perso il pranzo scolastico. Un’emergenza dietro l’altra, uno spreco dietro l’altro.

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CIBO PER TUTTI

Con queste premesse l’obiettivo “Fame zero”, equivalente di “Cibo per tutti”, non è più a portata di mano entro il 2030, come pure i paesi dell’Uno si erano solennemente impegnati. Continuiamo a produrre cibo a sufficienza per tutti, ma nel mondo si contano tre miliardi di persone che non hanno accesso a una dieta sana: qui sta lo scandalo più grave.

EFFETTI DELLA MALNUTRIZIONE

La malnutrizione è diventata la principale causa di problemi di salute e di morte e il numero delle persone malnutrite, che cioè vivono al confine della vera e propria fame, è risalito verso la soglia degli 800 milioni di uomini e donne. Con la solita differenza geografica tra Nord e Sud del mondo. Nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale quasi il 60 per cento della popolazione non può permettersi un’alimentazione sana.

FONDI CONTRO LA FAME NEL MONDO

Che fare di fronte a una fame nel mondo che, abbinata allo spreco di cibo, incalza invece di arretrare? Bisogna innanzitutto uscire dai principi generici e dalle dichiarazioni d’intenti e rafforzare azioni concrete a livello globale. Ci sono tre emergenze, sanitaria, alimentare e climatica, che vanno affrontate insieme, e con un’unica regia. Una è collegata all’altra. Servono soldi per fermare l’epidemia, ma anche per fermare la fame e per contrastare il peggioramento del clima. I finanziamenti dei governi e delle banche di sviluppo devono aumentare, con piani ad hoc. In Europa abbiamo trovato le risorse per un piano Marshall per ricostruire le economie dell’Unione dopo l’uragano del Covid-19: perché non si dovrebbero trovare le risorse a livello mondiale per ridurre il numero di persone che non hanno accesso a un’alimentazione sana? Possibile che non consideriamo questa come una priorità di tutti, e non solo delle Agenzie, dalla Fao al World Food Program, preposte alle attività per contrastare la fame e fermare nei vari paesi le emergenze alimentari?

ABITUDINI ALIMENTARI

La sicurezza alimentare non si costruisce soltanto attraverso fondi e azioni di governi, banche e istituzioni sovranazionali. Servono scosse sostanziali negli stili di vita. Nei paesi ricchi del Nord del mondo bisogna assolutamente ridurre gli sprechi alimentari, lungo tutta la filiera, dalla produzione al consumo. Nei paesi poveri c’è da lavorare per la promozione di nuove abitudini alimentari, più sane, che rispettino le tradizioni locali, ma intanto diano maggiori garanzie sul piano della sicurezza alimentare. C’è un lungo e complesso lavoro da fare, ma il nostro futuro come umanità passa da questa scommessa che dobbiamo riuscire a vincere.

COME ELIMINARE GLI SPRECHI DI CIBO DURANTE GLI EVENTI:

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