Questo sito contribuisce all'audience di

Rinnovabili: come saranno nel 2030. Nuovi impianti e investimenti

di Posted on
Condivisioni

 di ANTONIO CIANCIULLO

ROMA – Siamo nel 2030. Le fonti rinnovabili dominano ormai la scena fornendo gran parte dell’energia elettrica. Ma bisogna compiere l’ultimo passaggio della transizione energetica: i combustibili fossili sono diventati improponibili sia per il prezzo che il costo ambientale reso evidente da una lunga serie di disastri climatici. E’ meglio investire ancora su impianti di rinnovabili o puntare sulle supergrid, come la rete che collega il vecchio continente con il Nord Africa?

Sono i due scenari previsti dal rapporto Revolution: battle of the grids elaborato da Greenpeace 1. "In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell’elettricità, in Danimarca superano il 28%, l’Italia è oltre il 23%, in Germania il Parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell’energia fornita dal sole e dal vento", ricorda Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace. "Nel complesso dell’Europa è ipotizzabile che le rinnovabili arrivino fino al 68% nell’arco di vent’anni. Ma per andare oltre bisogna fare delle scelte".

Nell’ipotesi low grid si continua a puntare soprattutto sui nuovi impianti, mentre gli investimenti sul miglioramento della rete sono pari a 74 miliardi di euro nel periodo 2030-2050, in linea con la programmazione attuale dei vari Paesi.

Nello scenario hi grid invece il numero dei nuovi impianti di rinnovabili diminuisce e gli investimenti sulla rete intelligente, e allargata fino

al Nord Africa, aumentano arrivando a un massimo di 581 miliardi di euro. Questo vuol dire che si potrà trasportare in Europa l’energia accumulata nei deserti e che la rete migliorerà sensibilmente sia per estensione sia per qualità.

Sarà possibile accumulare l’energia in eccesso caricando le batterie di milioni di auto elettriche, riportando in alto l’acqua dei bacini idroelettrici, utilizzando nuove generazioni di batterie e accumulatori, producendo idrogeno. Inoltre la rete intelligente sarà in grado di far scattare milioni di micro interventi di adattamento, ad esempio spegnendo per pochi minuti i condizionatori o rinviando il funzionamento di qualche migliaio di lavatrici in modo da abbassare il consumo nel momento di un picco anomalo.

"Il vero punto debole del sistema delle smart grid sono carbone e nucleare perché hanno una produzione poco flessibile", aggiunge Onufrio. "Se la loro quota dovesse rimanere al livello attuale, in Europa si rischiano di perdere 32 miliardi l’anno di energia prodotta dal sole e dal vento: non potrebbe essere utilizzata. Invece usando come stabilizzatori del sistema gas, geotermia, biomasse, cioè fonti flessibili, si può ottenere il massimo della convenienza economica in uno scenario di rinnovabili molto avanzato"