Quanto vive una zanzara

Non più di 10 giorni il maschio; fino a 2 mesi la femmina (quella che punge l'uomo). Una ricerca che dimostra come le zanzare si possono fermare per via genetica e senza l'uso della chimica

Zanzara adulta posata su una foglia verde

Le zanzare hanno una vita molto breve, anche se la durata dipende dalla specie, dal clima e dal sesso.

In generale:

  • Zanzara femmina: vive in media 2–4 settimane, ma in condizioni favorevoli può arrivare a 1–2 mesi. È la femmina che punge, perché ha bisogno del sangue per sviluppare le uova.
  • Zanzara maschio: vive molto meno, in genere 5–10 giorni. Si nutre esclusivamente di nettare e non punge.

Il ciclo di vita completo (uovo → larva → pupa → adulto) può essere molto rapido:

  • con temperature calde (circa 25–30 °C), può completarsi in 7–10 giorni;
  • con temperature più basse, può richiedere diverse settimane.

In alcune specie, le femmine fecondate riescono anche a svernare in luoghi riparati e sopravvivere per diversi mesi, riprendendo l’attività in primavera.

Le zanzare vivono poco perché hanno seguito una strategia evolutiva molto diversa da quella di animali longevi. In pratica, investono sull’avere tantissimi discendenti in poco tempo, invece che sul vivere a lungo.

Larve di zanzara nell’acqua e zanzara adulta su una foglia

I motivi principali della brevità della loro vita sono:

  • Riproduzione rapida. Una femmina può deporre da decine a centinaia di uova per ogni ciclo riproduttivo. Una volta che ha trasmesso i suoi geni, dal punto di vista evolutivo non c’è molta pressione a farla vivere molto più a lungo.
  • Alta mortalità. Le zanzare vengono mangiate da pesci, libellule, ragni, uccelli, pipistrelli e altri insetti. Molte muoiono anche per il caldo, il freddo o la mancanza d’acqua. Se pochi individui arrivano a essere “vecchi”, l’evoluzione favorisce la riproduzione precoce piuttosto che la longevità.
  • Corpo piccolo e metabolismo elevato. Gli insetti di piccole dimensioni hanno spesso un metabolismo rapido, crescono velocemente e completano il loro ciclo vitale in tempi brevi.
  • Ambienti instabili. Le raccolte d’acqua dove si sviluppano le larve possono prosciugarsi in pochi giorni. Essere in grado di crescere e riprodursi rapidamente è un vantaggio.

Se una zanzara fosse completamente al sicuro da predatori e avesse sempre condizioni ideali, potrebbe vivere più a lungo di quanto faccia in natura. Tuttavia, la selezione naturale non ha “investito” nel renderla longeva, perché nella maggior parte dei casi non ne avrebbe tratto un vantaggio riproduttivo.

Anche le zanzare, che pure producono tanti fastidi e problemi all’uomo, nell’ecosistema hanno comunque diversi ruoli.

Per esempio:

  • Sono una fonte di cibo. Le larve vengono mangiate da pesci, anfibi e insetti acquatici. Gli adulti sono prede di libellule, ragni, uccelli, pipistrelli e altri insetti. Per alcuni predatori rappresentano una risorsa importante, soprattutto durante i periodi di maggiore abbondanza.
  • Contribuiscono all’impollinazione. Sia i maschi sia le femmine si nutrono soprattutto di nettare; solo le femmine di molte specie pungono per ottenere il sangue necessario a sviluppare le uova. Durante la ricerca di nettare possono trasportare polline da un fiore all’altro. In generale il loro ruolo impollinatore è modesto rispetto a quello di api o farfalle, ma esiste.
  • Partecipano al riciclo della materia organica. Le larve si nutrono di microrganismi, alghe e detriti presenti nell’acqua, contribuendo ai processi di decomposizione e al riciclo dei nutrienti.
  • Influenzano le popolazioni di altri organismi. Essendo vettori di malattie, incidono sulla dinamica delle popolazioni di molti animali (e dell’uomo), anche se questo non è un “beneficio” per l’ecosistema in senso stretto.

È interessante notare che esistono oltre 3.500 specie di zanzare, ma solo una piccola parte punge frequentemente gli esseri umani e ancora meno trasmette malattie. In molte di queste specie, la femmina (l’unica che attacca l’uomo) si nutre di sangue, ma può preferire uccelli, anfibi, rettili o altri mammiferi invece dell’uomo. Solo una piccola frazione delle specie attacca frequentemente gli esseri umani, e un’ulteriore minoranza è formata da vettori importanti di malattie umane.

Tra i tanti studi scientifici pubblicati sulle zanzare, forse il più importante risale al 2011, ed è stato pubblicato sulla rivista Nature. Questo lavoro è stato il primo a dimostrare sperimentalmente che un sistema di gene drive poteva diffondersi rapidamente nelle popolazioni della zanzara della malaria.

Normalmente, un gene ha il 50% di probabilità di essere ereditato da un figlio. Il gene drive “bara” questa regola naturale, facendo sì che il gene modificato venga trasmesso a una percentuale molto più alta della progenie. Questo permette di diffondere rapidamente una caratteristica desiderata in una popolazione. L’idea è utilizzare il gene drive per:

  • rendere le zanzare incapaci di trasmettere il parassita della malaria;
  • oppure ridurre drasticamente il numero delle zanzare vettori della malattia.

Si tratta di una strategia completamente diversa dagli insetticidi, che spesso perdono efficacia perché le zanzare sviluppano resistenza.

Questo è uno di quei lavori che vengono spesso citati come una pietra miliare della biologia moderna, perché ha mostrato per la prima volta che era possibile modificare geneticamente un’intera popolazione di un insetto vettore di malattie, aprendo prospettive enormi sia per la salute pubblica sia per il dibattito etico ed ecologico. Ha dimostrato che esiste un meccanismo genetico che, almeno in laboratorio, può diffondersi in una popolazione di zanzare e modificarla nel corso delle generazioni, evitando così l’uso di insetticidi.

La differenza sostanziale tra insetticidi e gene drive è importante anche ai fini di ciò che possiamo fare per contenere i potenziali danni delle zanzare.

Con gli insetticidi:

  • si uccidono direttamente le zanzare;
  • bisogna ripetere i trattamenti;
  • le zanzare possono sviluppare resistenza.

Con il gene drive:

  • si modificano geneticamente alcune zanzare in laboratorio;
  • queste vengono rilasciate nell’ambiente;
  • la modifica genetica si diffonde nella popolazione grazie al gene drive;
  • nel tempo la popolazione può diminuire drasticamente oppure perdere la capacità di trasmettere una malattia come la malaria.

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