I pipistrelli hanno un fascino molto particolare, che non è legato soltanto alla loro stranezza e alla loro straordinaria intelligenza, ma innanzitutto alla capacità di vedere un suono, nel buio più profondo, e di collegarlo anche a un insetto grande pochi millimetri, una loro potenziale preda. Nel buio totale non si limitano a orientarsi: costruiscono una vera rappresentazione mentale dello spazio usando gli echi. È una forma di percezione completamente diversa dalla nostra, e anche da quella di altri uccelli.
Tutto questo grazie a un sistema chiamato ecolocalizzazione, che consente ai pipistrelli di orientarsi nell’ambiente, anche il più oscuro, tramite l’emissione di suoni e l’analisi dell’eco prodotto. I pipistrelli sono dotati di un sonar naturale che non soltanto gli consente di volare, seguendo una rotta precisa, in piena notte, ma anche di cacciare con una incredibile precisione e di riconoscere nei dettagli oggetti la cui grandezza può essere paragonata a quella di un capello umano.
In pratica:
- Emettono ultrasuoni (suoni troppo acuti per essere sentiti dall’orecchio umano).
- Questi suoni rimbalzano sugli oggetti intorno (insetti, alberi, muri).
- Il pipistrello ascolta l’eco di ritorno e ricostruisce una specie di “mappa sonora” dell’ambiente
A questo punto, grazie al sistema di ecolocalizzazione, i pipistrelli possono individuare un insetto minuscolo in mezzo al caos dei rumori e regolarsi di conseguenza:
1. Misurano il tempo con precisione estrema
Quando emettono un suono, calcolano quanto tempo impiega a tornare indietro.
Anche differenze di pochi millesimi di secondo permettono di capire quanto è lontano un oggetto.
2. Capiscono la direzione
Le loro orecchie sono molto sensibili e asimmetriche.
Confrontano il suono che arriva a destra e a sinistra per capire da dove proviene l’eco.
3. Analizzano il movimento (effetto Doppler)
Se l’insetto si muove, cambia leggermente la frequenza dell’eco.
Così capiscono velocità e direzione della preda, anche mentre vola.
4. Aumentano il “rateo di scansione” quando si avvicinano
Quando sono lontani emettono pochi suoni.
Quando si avvicinano alla preda, accelerano rapidissimamente (fino a centinaia di impulsi al secondo).
Questo si chiama “buzz finale”: una raffica di impulsi per non perdere il bersaglio.
5. Filtrano il rumore
Il loro cervello è specializzato per ignorare echi inutili (come alberi o terreno) e concentrarsi su segnali piccoli e mobili, cioè gli insetti.
6. Riconoscono la forma
Dall’eco riescono a capire dimensioni, superficie e perfino il tipo di insetto.
È quasi come “vedere” con il suono
Ma l’ecolocalizzazione non consente soltanto di navigare e cacciare in pieno buio,i pipistrelli la usano anche per comunicare tra loro e scambiarsi:
- segnali per riconoscersi
- richiami tra madre e piccolo
- suoni per difendere il territorio o corteggiare
Alcune specie di pipistrelli hanno veri e propri “dialetti”, con variazioni nei suoni a seconda del gruppo.
Lo studio, pubblicato su Science, di quattro ricercatrici tedesche ( Mirjam Knörnschild, Sonja C. B. Burchardt ,Caren M. Fernandez e Mirjam Nagy) sul linguaggio dei piccoli pipistrelli, tra Il Costa Rica e Panama, ha consentito di fare ulteriori scoperte sulle straordinarie capacità linguistiche e di movimento dei pipistrelli.
In particolare, le ricercatrici hanno dimostrato che:
- i piccoli producono lunghe sequenze di suoni ripetitivi, una sorta di “lallazione” (tipo bababa, dadada);
- queste vocalizzazioni hanno struttura, ritmo e combinazioni di sillabe simili a quelle dei neonati umani;
- il balbettio serve come allenamento per imparare il linguaggio adulto, proprio come negli esseri umani;
- i cuccioli passano anche una grande parte della giornata a “fare pratica” con i suoni.
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