Sono i satelliti che aiutano, in modo determinante, a rintracciare le colonie di pinguini in Antartide, a partire da quelle più a rischio, per consentire poi di proteggerle.
E tutto si deve al guano, ovvero gli escrementi dei pinguini. gli scienziati non cercano direttamente i pinguini, ma le macchie di guano, e quando ne trovano una in un’area adatta, quasi sempre sotto c’è una colonia.
I pinguini producono grandi quantità di guano (gli escrementi degli uccelli marini, ovvero feci e urine ), che:
- è ricco di sostanze chimiche;
- colora il ghiaccio e le rocce di marrone-rossastro, un colore che spicca molto nel bianco del ghiaccio;
- è visibile dallo spazio nelle immagini satellitari.
I satelliti consentono di esplorare zone difficili e pericolose da raggiungere con spedizioni umane, che così, poi vengono monitorate con molta frequenza.
Tra le scoperte più importanti, avvenute grazie ai satelliti in tempi molto recenti, c’è la colonia di Halley Bay che in precedenza si pensava fosse scomparsa, ritrovata, grazie ai satelliti, vicino ai greggi da ghiaccio MacDonald, 30 km a est del vecchio sito, dopo il parto della piattaforma di ghiaccio Brunt. Con questa scoperta, il totale delle colonie di pinguini imperatore conosciute ora si attesta a quota 66, un risultato importante, se si pensa che i siti di riproduzione dei pinguini imperatore sono tipicamente remoti e inospitali.
A questo punto gli scienziati stimano la popolazione di pinguini imperatore in Antartide sia pari a circa mezzo milione di individui (ovvero circa 250 000–280 000 coppie nidificanti), e questa previsione molto realistica è stata calcolata sulla base dell’analisi satellitare del guano e di studi comparativi, grazie all’uso dei satelliti Copernicus Sentinel-2 .
Foto di copertina tratta dal sito www.bas.ac.uk
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