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Perche’ non facciamo lavorare i carcerati?

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Sette detenuti su dieci tornano a delinquere. Una percentuale altissima, che si abbatte dei due terzi se il carcerato, durante il periodo di detenzione, ha potuto lavorare. Basterebbe questo dato per cercare di incentivare i detenuti a un’occupazione, come pure è previsto da una legge del lontano 2000 che rischia però di essere inapplicata per mancanza di finanziamenti (i fondi sono esauriti dal mese di agosto).

Ma non basta. Dare un lavoro ai carcerati, oltre che spingerli a non commettere più reati, presenta altri due vantaggi per lo Stato e per la comunità. Primo: si affronta, concretamente, il problema del sovraffollamento degli istituti di pena, dove adesso sono registrati 66.271 detenuti su 45.568 posti disponibili.

In secondo luogo, lo Stato risparmierebbe circa 35 milioni l’anno, visto che il costo di mantenimento di un detenuto dietro le sbarre è di circa 140 euro al giorno. Ho visto diverse cooperative, da Lecce a Milano, che fannno lavorare i carcerati: nell’abbigliamento, nell’informatica, e perfino nel settore alimentare. E’ una buona strada di civiltà, di recupero delle persone e di lotta agli sprechi.