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Pellegrinaggi senza sporcare

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Ogni anno sono 100 milioni i pellegrini che si recano in visita ai luoghi sacri. Un numero davvero elevato se si considera tutto ciò che ruota intorno al loro viaggio, a partire dai trasporti, passando per il vitto e l’alloggio. Coerente con la tendenza del momento, la Chiesa ha deciso di diminuire l’impronta ecologica dei suoi fedeli.

Cinque sono le regole d’oro che sono state individuate dall’Alleanza delle religioni e della conservazione (Arc), in collaborazione con il WWF, per fare di un fedele un pellegrino “green”, rispettoso dell’ambiente che lo circonda:

  • Mezzi di trasporto: preferire il treno all’aereo e la bici al pullman;
  • Cibo: cercare di mangiare e bere in maniera sostenibile ed etica, scegliendo prodotti locali a km0;
  • Rifiuti: cercare di ridurli e di smaltirli correttamente;
  • Solidarietà: supportare i progetti locali per la sostenibilità;
  • Comunicazione: diffondere l’arte del pellegrinaggio verde.

Queste sono alcune indicazioni che sono state diffuse in occasione dell’apertura ad Assisi del Green pilgrimage network, la prima rete che aiuterà le religioni del mondo a rendere più eco i pellegrini, ma anche le città che vengono visitate. Sì, perché il percorso verso la sostenibilità ambientale è a due vie e se, da una parte, ci dev’essere uno sforzo dei singoli, dall’altra anche l’organizzazione dei viaggi e dell’ospitalità deve orientarsi a pratiche a minor impatto.

Per questo, accanto alle cinque regole per i pellegrini, si aggiungono le disposizioni per i luoghi sacri:

  • Lavorare con tour operator e compagnie aeree per sviluppare un viaggio che riduca al minimo le emissioni di carbonio;
  • Garantire un alloggio sostenibile per i pellegrini;
  • Fornire acqua pulita e accessibile e servizi igienici adeguati;
  • Promuovere la collaborazione fra organizzazioni religiose e autorità locali per migliorare la sostenibilità delle città;
  • Creare mappe green e opportunità di volontariato durante il loro soggiorno.

Ed ecco spiegato il divieto di transito per automobili e moto sulle strade di pellegrinaggio in Nigeria, a Kano, o l’installazione dei pannelli solari sui tetti delle cattedrali in Gran Bretagna, a St. Albans. E poi ancora la distribuzione di acqua pulita a migliaia di fedeli in India ad Amritsar e la piantumazione di foreste di alberi intorno ai luoghi sacri in Armenia a Etcgmiadzin, passando per l’autoproduzione di cibo per monaci e pellegrini a St. Pishoy in Egitto e la scelta di cibo a km 0, la riduzione delle bottiglie di plastica e i viaggi nella natura organizzati per i pellegrini ad Assisi.

 

Questi gli esempi virtuosi che confermano l’impegno degli enti religiosi nei confronti del Pianeta. «Città dalla Cina alla Norvegia e fedi provenienti da tutto il mondo si sono impegnate a rendere una delle esperienze religiose più intense, il pellegrinaggio, testimonianza vivente di un impegno per proteggere il nostro pianeta – ha detto Martin Palmer, segretario generale di Arc – Questa idea non appartiene solo ai soci fondatori del network, di Arc o del Wwf, ma è un invito a tutti i luoghi santi del mondo perché mettano in pratica ciò che insegnano, ovvero che quando camminiamo su questo pianeta, camminiamo su una terra sacra».

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