Ou Hongyi, la Greta Thunberg cinese - Non Sprecare
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Hongyi: la Greta cinese che si batte per il clima. Diciassette anni e coraggio da vendere

Una battaglia solitaria, senza il seguito oceanico della sua coetanea svedese, lottando contro la diffidenza e la maldisposizione del governo cinese, che teme possa diventare strumento degli oppositori politici. Dal 24 maggio 2019 dipinge cartelli e manifesta davanti al palazzo del governo della città di Guilin

Una gran testarda. Così si definisce Ou Hongyi, 17enne della città di Guilin, nella Cina meridionale, che ha speso la sua estate leggendo saggi di Gandhi sulla non-violenza e piantando 300 alberi nel circondario, a differenza dei suoi coetanei, impegnati per i test d’ingresso al college o con le vacanze.

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LA GRETA THUNBERG CINESE

Seduta davanti la porta del palazzo governativo di Guilin, dove vive, con grandi cartelli colorati scritti a mano, Hongyi è la prima ragazza cinese a condurre uno sciopero scolastico sistematico in favore del clima, ispirato al movimento Fridays For Future iniziato dall’attivista svedese Greta Thunberg. 

Dal 24 maggio 2019 conduce una lotta solitaria contro il climate change, e come la sua coetanea nord-europea è sveglia, intelligente, determinata. E coraggiosa, perché a differenza di Greta si è spesso scontrata con la sua famiglia, le autorità scolastiche e persino con le forze di polizia della città. Ou Hongyi è più seguita sui social e in Occidente che in Cina, una cultura collettivista che non capisce né tollera iniziative individuali così dirompenti e intense da raccontare. 

E, in effetti, la storia di Hongyi è la storia di una ragazzina “secchiona” e preparata, che prende iniziativa, pensa, studia cose al di là del curriculum scolastico. Ha a cuore la sua comunità e il mondo che la circonda e difende le sue convinzioni e le sue credenze, a costo di sacrificare il suo percorso scolastico e i suoi sogni futuri. 

Hongyi, o Howey con la grafia inglese, come la chiamano i suoi amici, si è autosospesa da scuola dopo essere stata esclusa da un programma di scambi internazionali proprio per via delle sue proteste, e adesso rischia di veder vanificare anche l’ammissione all’università. Di studiare ad Harvard, suo grande sogno, non se ne parla. In realtà Il suo impegno per il clima, però, è più una questione morale che politica. In un’intervista al Guardian, confida: «L’emergenza climatica è la più grande minaccia per la sopravvivenza dell’umanità. Mi sento ogni giorno in ansia per il clima e l’estinzione delle specie animali. Non voglio fermarmi e voglio che altre persone mi seguano». 

Suo padre, Ou Jun, in una delle poche interviste rilasciate ai media, ha affermato che mai la sua famiglia l’avrebbe costretta a rinunciare alle sue convinzioni, ma anche che, da genitori, sono preoccupati per la sua protesta e per come potrebbe far deragliare il suo futuro.

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Immagine tratta dal profilo Instagram di Hongyi

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OU HONGYI

Hongyi, però, non ha intenzione di fermarsi, il più delle volte protesta sola, non compresa nemmeno dalla comunità della città: non appena la sua campagna ha iniziato ad attirare più attenzione, ha scelto di lasciare la sua casa di famiglia (cosa molto insolita per una minorenne in Cina) e ora vive da sola in un ostello a Guilin. Il suo obiettivo nel breve periodo è coinvolgere altri ragazzi e ragazze come lei, magari partendo dal suo ultimo progetto, Plant for Survival, con il quale incoraggia i giovani a piantare alberi. Da novembre 2019 fino a gennaio 2020, il gruppo ha già piantato più di 300 alberi.

I diciassette anni di Hongyi, però, emergono tutti prepotentemente quando al Bangkok Post afferma di sentirsi sola: «Le persone ammirano il mio coraggio ma non capiscono il mio impegno. Quando va bene si limitano ad augurarmi buona fortuna. Altre mi dicono di tornarmene a scuola o pensano che abbia qualcosa che non va». 

La realtà però, è molto più complessa delle ricostruzioni dei giornali: le autorità cinesi non vogliono colpire il suo impegno per il clima, non è la giustezza della protesta ad essere messa in dubbio, bensì il fatto che per il tipo di società cinese e per il suo governo, impegnato in politiche verdi e in una svolta green che li porterà a raggiungere livelli di emissioni più che accettabili entro il 2030, è impensabile che una ragazzina attiri simpatizzanti e si accodi a una protesta assolutamente occidentale. Pechino, infatti, mal tollera qualunque potenziale rischio per la tenuta sociale di un sistema politico uscito da pochissimo dal clima di guerra fredda. Si aggiungano, poi, i sospetti che la giustissima protesta della coraggiosa Hongyi possa essere usata e cavalcata dagli oppositori politici.

(Immagine in evidenza tratta dal quotidiano Bangkok Post // Photocredits Bangkok Post)

LOTTA AL CLIMATE CHANGE:

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