Nonni in prestito: i volontari che si occupano di bambini che rischiano di restare soli

Sono i figli di persone bisognose, che non hanno i genitori molto presenti e non possono contare sui parenti stretti

nonni in prestito brunico
Giulio ha 76 anni, non ha né figli né nipoti, ma da volontario svolge a Milano un’attività molto intensa con il gruppo dei “nonni amici”, nato da una convenzione tra il comune e le organizzazioni sindacali. A brunico in Trentino Alto Adige si chiamano “nonni in prestito” e la loro attività (sempre da volontari) è il  frutto di un accordo tra il comune della cittadina in provincia di Bolzano, la Caritas e l’associazione Vke (associazione campi gioco e ricreazione per i bambini). Funziona così: i nonni pronti a fare i volontari si iscrivono a un albo che poi viene messo a disposizione delle parrocchie della cittadina. Agli elenchi possono accedere uomini e donne che hanno bisogno di un aiuto in casa. O per dare uno sguardo al bambino, o per portare i piccoli a scuola e in giardino, oppure per assistere altre persone anziane non autosufficienti. A quel punto i “nonni in prestito” svolgono i lavori domestici richiesti.
In Emilia-Romagna ci sono numerosi comuni che hanno promosso programmi di invecchiamento attivo e di volontariato intergenerazionale, con reti di “nonni e nonne attive” coinvolti in scuole, biblioteche, centri per le famiglie e attività educative. In Veneto  sono diffuse esperienze di nonni vigile, laboratori tra nonni e nipoti e progetti comunali che favoriscono l’incontro tra anziani e famiglie.
Insomma. ognuno usa la sigla che vuole, ma la sostanza è sempre la stessa. Volontari che, concretamente svolgono la funzione dei veri nonni, a vantaggio di famiglie bisognose.

In concreto, possono:

  • accompagnare i bambini al parco giochi;
  • portarli in biblioteca;
  • giocare con loro;
  • leggere storie, fare piccoli lavoretti o attività ricreative;
  • trascorrere insieme qualche ora, ad esempio un pomeriggio o una mattinata;
  • offrire compagnia e un punto di riferimento affettuoso, come farebbe un nonno.

L’idea di fondo è mettere in relazione anziani e famiglie per creare benefici reciproci, e sviluppare una supplenza educativa nelle famiglie dove si è aperto un vuoto inter-generazionale dovuto alle difficoltà economiche.

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?