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Napoli, la truffa dei falsi ciechi. Coinvolti anche cinque medici

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Potenzialmente sotto scacco, ricattabili e finiti di colpo al centro dell’inchiesta sulla maxitruffa dei finti invalidi. Strano destino quello di cinque medici, professionisti per qualche anno in servizio in alcuni distretti sanitari napoletani: raggiunti da strani messaggi dal carcere, finiscono loro malgrado sotto i riflettori di un’inchiesta che va avanti da mesi. Il fatto e’ piu’ o meno questo: Salvatore Alajo, il presunto organizzatore della truffa dei finti invalidi, una volta finito in cella ha indirizzato messaggi sinistri a cinque medici. Chiara l’antifona: Soldi e subito. O comincio a parlare. E se parlo – stando a quanto depositato agli atti in questi giorni – loro si fanno una vita in galera.

Insomma una tentata tangente, per una possibile (e tutta da dimostrare) partecipazione offerta dai medici nel sistema che consentiva a sedicenti ciechi, pazzi o depressi di incassare novecento euro al mese. Indagini in corso sulle presunte tangenti, tanto che spuntano richieste precise: il silenzio di Alajo sarebbe costato fino a 30mila euro, soldi da girare all’organizzazione colpita da arresti e sequestri di beni.

Ma chi sono i cinque professionisti? Stando agli accertamenti della Procura, avrebbero rappresentato la sponda giusta negli ambienti sanitari.
Indaga il pool mani pulite dell’aggiunto Francesco Greco, fascicolo coordinato dai pm Giancarlo Novelli e Giuseppe Noviello. Decisive alcune pratiche sequestrate in questi mesi, che hanno convinto gli inquirenti a indagare anche sui rapporti con il mondo della sanita’ napoletana.

Chi ha costruito a tavolino cartelle cliniche con patologie invalidanti? Potevano fare tutto da soli, quelli di Pizzofalcone? l’ultimo profilo battuto dai carabinieri della compagnia del Rione Traiano, guidata dal capitano Federico Scarabello e dalla tenenza di Posillipo del luogotenente Tommaso Fiorentino. In sintesi, qualcuno potrebbe aver fornito un contributo quando la pratica passava negli uffici delle rispettive Asl. Omesso controllo, nell’ipotesi di basso profilo o addirittura una partecipazione fattiva per costruire pratiche convincenti e inattaccabili una volta approdati agli sportelli delle poste.

Inchiesta aperta, proprio nelle stesse ore in cui la Procura di Napoli chiede il giudizio immediato per le prime decine di arrestati, i finti ciechi di Pizzofalcone: per loro, la prima udienza il prossimo 19 luglio. Resta invece alta l’attenzione sugli ultimi arresti, sulle nove misure cautelari spiccate due giorni fa dal gip Amelia Primavera.

Tra questi, i coniugi Salvatore Alajo e Alexandra Danaro, altri presunti complici e beneficiari di pensioni non dovute, ma anche il dirigente della municipalita’ di Chiaia: si chiama Angelo Sacco e’ in cella da due giorni e domani e’ atteso dinanzi al pm. Difeso dal penalista Gennaro Lepre e’ pronto a dimostrare la propria estraneita’ ai fatti, a prendere le distanze dalla presunta fabbrica di contributi pubblici. Intanto, ieri e’ toccato ai coniugi Alajo alzare la guardia e difendersi dal gip.

Difesi dai penalisti Arturo Frojo, Enrico Frojo e Giuseppe Ricciulli, nessuna ammissione di responsabilita’. Anzi. La sua versione, Alajo l’ha affidata a poche battute: conoscevo Angelo Sacco, ma non ho mai fatto affari illeciti assieme a lui. Da anni non era piu’ dirigente dell’ufficio invalidita’ civili, che io sappia non svolgeva alcun ruolo in materia di decreti autorizzativi. Domani si attende la verita’ del dirigente. Scenario teso, in un quartiere scosso da recenti arresti. Il cerchio si allarga, ci sono altre collusioni con un filone che sembra inesauribile. Un filone dorato, dai vicoli agli uffici amministrativi, dalla sezione di un caf ai presidi sanitari, dai beneficiari alle menti della truffa alle casse dello Stato.