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Moda vegana: cos’è, come riconoscerla e le migliori aziende che rispettano gli animali

Niente pelle, pellicce, imbottiture in piuma né lana, ma alternative sostenibili e cruelty free. Ecco tutto ciò che c'è da sapere sulla moda vegana

Sebbene il veganesimo venga spesso associato all’alimentazione, in realtà si tratta di un vero e proprio stile di vita fondato sul rispetto degli animali a 360 gradi. I vegani, quindi, non solo evitano cibi di origine animale ma, per esempio, non utilizzano pellicce, non acquistano oggetti realizzati con materiali di derivazione animale, evitano cosmetici testati su animali. E oggi anche la moda si sta orientando in questa direzione, tant’è che numerose aziende propongono abiti e accessori totalmente cruelty-free.

MODA VEGANA

La moda vegana sta prendendo sempre più piede anche tra le griffe famose, tra cui Gucci, Armani, Hugo Boss. E la Lav, nel 2015, ha stilato un rating etico che aumenta in base all’impegno dimostrato dalle aziende di moda nel non utilizzare materiali di origine animale. I livelli sono in tutto 4: V sta per sostituzione della pelliccia animale, VV sta per sostituzione anche delle piume, VVV sta per sostituzione anche di seta e pelle, VVV+ sta per sostituzione anche della lana. Impegno che sta a cuore a un numero crescente di realtà, piccole e grandi. A dimostrazione, probabilmente, che i tempi stanno cambiando.

COS’È LA MODA VEGANA

La moda vegana rispetta gli animali e quindi ne rifiuta lo sfruttamento, escludendo l’utilizzo di materiali di origine animale. Bandisce, per esempio, piumini, lana, abiti con piume, di pelle e naturalmente pellicce.

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COME RICONOSCERE ABITI E ACCESSORI VEGANI

La Lav, Lega italiana antivivisezione, promuove da anni la moda cruelty free e la premia, anche, tramite un progetto chiamato “Animal free fashion”, accompagnando le aziende in un percorso di eliminazione graduale dei materiali animali. Inoltre sul proprio sito mette a disposizione una lista delle aziende di moda vegane, che può essere consultata liberamente, visualizzando le “rinunce” dell’azienda e il suo livello di rating.

D’altra parte, per riconoscere gli abiti e accessori vegani è utile sapere quali sono i materiali di origine animale più diffusi, così da escluderli dai propri acquisti. Ecco un elenco:

Pellicce. Secondo quanto riporta Animalfree per produrre 1 Kg di pelliccia di visone vengono uccisi ben 12 animali. E molti altri vengono impiegati per questo tipo di capo d’abbigliamento, dai procioni ai cincillà.

Imbottiture in piuma. In questo caso le vittime sono anatre e oche. Le alternative sintetiche, fra l’altro, esistono e non sono qualitativamente inferiori.

Pelle. Milioni di animali, dai bovini alle pecore, dai cavalli ai maiali, ma anche numerosi animali esotici, vengono uccisi per produrre pelli. Eppure le alternative esistono, per esempio il Pinatex prodotto dall’ananas, o l’Apple Skin prodotta a partire dagli scarti della mela, un progetto italiano.

Lana. La lana viene ricavata tramite la tosatura delle pecore che è in realtà una pratica violenta.

Filati vari. Lana mohair, cashmere, lana di angora, sono tanti i filati ricavati da animali, solitamente privati del pelo in modo cruento. Da vivi.

Seta. La si ottiene dai bachi e per ottenere circa 25 kg ne vengono sacrificati 50mila, immersi in acqua bollenti e uccisi prima della fuoriuscita dal bozzolo.

AZIENDE CHE PROPONGONO MODA VEGANA

Le aziende di moda vegane sono in aumento, tra queste si annoverano per esempio Fera Libens, startup di Federico Guenzi e Francesco Virtuani che ha lanciato delle scarpe animal free.
Don The Fuller propone jeans interamente vegani. MyMantra, startup romana, ha deciso di rimpiazzare la pelle animale con un derivato del legno chiamato Ligneah.

E ancora ci sono Muskin dell’azienda Zero Grado Espace di Montelupo Fiorentino , materiale ricavato dai funghi che simula la pelle, e Wineleather, simil-pelle ricavata dagli acini di uva di Vegea srl, azienda produttrice di pelli vegetali.

MODA SOSTENIBILE:

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