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Misura la tua impronta dell’azoto

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CARNE poca, meglio di pollo e non di manzo. Sì a verdura e frutta, ma attenzione al modo in cui vengono prodotte. La solita dieta? Non proprio. Un buon punto di partenza, invece, per ridurre la propria "impronta dell’azoto" sull’ambiente. Che, proprio come l’anidride carbonica, se rilasciato in quantità eccessive, contribuisce ad aggravare smog, piogge acide, minacciare la biodiversità e appesantire l’effetto serra.

Per capire quanto il comportamento quotidiano possa avere un impatto concreto – a partire dalla scelta di cosa mangiare a pranzo o di come andare al lavoro – ora si può misurare la propria nitrogen footprint, "impronta dell’azoto". Con un calcolatore disponibile online, ideato da un gruppo internazionale di scienziati – e parte di un più ampio progetto di ricerca – presentato nei giorni scorsi a Washington all’American Association for the Advancement of Science.

Alimentazione, mezzi di trasporto, abitudini casalinghe, ma anche vestiti, spese mediche, tempo libero: ogni scelta ha un costo preciso per l’ambiente. Rispondendo ad una serie di domande che mettono in fila una dopo l’altra azioni quotidiane, si arriva ad un grafico finale che riassume il contributo, su base annua, all’aumento delle concentrazioni di azoto. E ad un decalogo di suggerimenti per ridurlo: dalla dieta da seguire, evitando sprechi

di cibo, alla scelta dell’auto, meglio se ibrida, e di elettrodomestici più efficienti a consumi ridotti. Piccoli passi, che però possono fare la differenza: anche cambiare abitudini per un giorno a settimana porta un risultato, dicono gli scienziati. 

In sé l’azoto è un elemento naturale innocuo e prezioso, fondamentale per la crescita delle piante. Ma gli ossidi di azoto sono da tempo nel mirino non solo delle associazioni ambientaliste ma anche degli scienziati perché il loro rilascio in quantità eccessive nell’ambiente, ad opera dell’uomo, si traduce in inquinamento di aria e acqua, eutrofizzazione, perdita di biodivestità, assottigliamento dello strato dell’ozono.

Sotto accusa sono i fertilizzanti chimici e i motori a combustione, principali fonti di questo tipo di inquinamento. "L’uso su larga scala di fertilizzanti per le coltivazioni provoca una dispersione eccessiva di azoto nell’ambiente, che finisce per fornire fertilizzanti non richiesi ai nostri sistemi naturali, con risultati disastrosi", spiega  James N. Galloway, scienziato ambientale dell’università della Virginia, uno degli ideatori del calcolatore, insieme ad altri colleghi dell’ateneo, dell’Università del Maryland, oltre che in Olanda. Ma anche il consumo di carne ha un forte impatto perché la sua produzione è strettamente legata al foraggio, necessario per l’alimentazione del bestiame, e quindi, ancora una volta, ai fertilizzanti e anche alla gestione del letame che rilascia protossido di azoto.

C’è stato un forte impegno per informare sui rischi delle emissioni dannose di anidride carbonica e sui comportamenti virtuosi da adottare per ridurre la propria carbon footprint, ma l’azoto è una storia ancora quasi tutta da raccontare, sottolinea Galloway. "Eppure l’alterazione del suo ciclo, insieme a quello del fosforo, è una delle nove grandi problematiche ambientali individuate dalla comunità scientifica discusse in un importante articolo su Nature, nelle quali l’uomo si sta spingendo troppo avanti: il rischio è che se si superano questi "confini planetari", gli effetti a cascata che ne derivano possono diventare imprevedibili e devastanti per la salute della terra", spiega Eva Alessi del Wwf. Proprio come l’anidride carbonica e il metano, anche gli ossidi di azoto sono gas serra e particolarmente potenti, 300 volte di più rispetto all’anidride carbonica.

Ecco allora l’idea di mettere a disposizione di tutti, gratuitamente, uno strumento educativo che aiuti a capire come scelte apparentemente innocue possano alterare il ciclo dell’azoto e cosa fare per aiutare a ristabilirlo. Le prime prove in aula con studenti universitari – a Princeton, ad esempio – hanno dato risultati incoraggianti. Le abitudini da privilegiare in fondo sono simili a quelle che favoriscono uno stile di vita sostenibile: ridurre il più possibile i viaggi aerei, usare in più persone una sola macchina per spostarsi o andare al lavoro, preferire energie rinnovabili e, soprattutto, privilegiare una dieta con più frutta e verdura rispetto alle proteine animali: quest’ultimo elemento è uno dei fattori chiave, come si vede chiaramente dal calcolatore, ed ha un peso maggiore rispetto alle scelte in campo energetico, più importanti invece per la carbon footprint.
 

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