Così le microplastiche contribuiscono alla crisi climatica

Uno studio pubblicato su Nature Climate Change dimostra come intrappola il calore.

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Le microplastiche entrano in circolazione nell’aria contribuiscono alla crisi climatica: quella che sembrava soltanto un’ipotesi scientifica, adesso è una certezza dopo che sono stati pubblicati sulla rivista Nature Climate Change nel maggio del 2026, i risultati di uno studio di un gruppo di ricercatori americani e cinesi della Fudan University e della Duke University.

 I punti chiave dello studio sono questi:

  • Le microplastiche nell’aria non si limitano a “galleggiare”: assorbono la radiazione solare e trattengono calore, comportandosi in parte come altri aerosol che influenzano il clima. 
  • Le particelle colorate o nere sono molto più problematiche di quelle trasparenti o bianche. Secondo i ricercatori, alcune microplastiche colorate assorbono luce fino a circa 75 volte più delle plastiche non pigmentate
  • Il contributo globale stimato è inferiore rispetto alla CO₂ o al particolato da combustibili fossili, ma non trascurabile: il forcing radiativo delle microplastiche sarebbe circa il 16% di quello del black carbon (fuliggine)
  • In alcune aree molto contaminate — per esempio certe zone del Pacifico subtropicale — l’effetto locale potrebbe essere persino più forte di quello della fuliggine. 
  • Lo studio sottolinea anche un problema scientifico importante: i modelli climatici attuali quasi non considerano le microplastiche atmosferiche, quindi il loro impatto potrebbe essere stato sottovalutato finora. 

Questo studio è importante soprattutto perché cambia il modo in cui pensiamo alle microplastiche: non più solo come problema ecologico e sanitario, ma anche come fattore climatico attivo.Inquinamento da plastica e cambiamento climatico venivano trattati come problemi distinti, lo studio mostra invece che sono intrecciati: la plastica non contribuisce al clima solo tramite produzione e smaltimento, ma anche direttamente attraverso le microplastiche nell’atmosfera.

Gli scienziati studiano da decenni aerosol come polveri, solfati e fuliggine perché influenzano temperatura, nuvole e radiazione solare: questo lavoro di ricercatori americani e cinesi, suggerisce che anche le microplastiche atmosferiche dovrebbero entrare in quella categoria.

Infine, se le microplastiche alterano davvero il bilancio energetico terrestre, i modelli usati per prevedere il clima futuro potrebbero sottostimare alcuni effetti regionali del riscaldamento. Lo studio apre quindi una nuova area di ricerca climatica.

Ma già prima di questa importante ricerca, erano stati individuati diversi collegamenti tra le microplastiche che spesso inaliamo (68mila al giorno) e la crisi climatica. In particolare:  

  • La stessa produzione della plastica  genera emissioni di CO₂
    La maggior parte della plastica deriva da petrolio e gas fossile. Estrarre, raffinare e trasformare questi combustibili in plastica richiede molta energia e genera emissioni di gas serra. Le microplastiche sono il risultato finale della frammentazione di enormi quantità di plastica prodotta.
  • La degradazione e l’incenerimento
    Quando la plastica si degrada sotto sole e calore può rilasciare metano ed etilene, entrambi gas serra. Inoltre molti rifiuti plastici vengono bruciati o inceneriti, liberando ulteriore CO₂.
  • Gli effetti sugli oceani
    Le microplastiche possono interferire con il fitoplancton, organismi microscopici marini che assorbono una parte importante della CO₂ atmosferica tramite fotosintesi. Se questi ecosistemi vengono danneggiati, l’oceano potrebbe assorbire meno carbonio.
  • L’alterazione del suolo e dei cicli biologici
    Nel terreno le microplastiche possono modificare l’attività dei microbi e la capacità del suolo di immagazzinare carbonio. È un campo ancora studiato, ma ci sono segnali che possano ridurre l’efficienza dei “pozzi di carbonio” naturali.
  • La domanda crescente di plastica
    Se la produzione globale di plastica continua ad aumentare, anche le emissioni associate cresceranno. Alcune stime prevedono che entro metà secolo la plastica potrebbe consumare una quota significativa del “budget” globale di carbonio.

Per quanto non è facile ridurre la plastica, ricordiamo quello che possiamo fare tutti per diminuire la libera circolazione, anche nell’aria, delle microplastiche.

In casa

  • Lavare meno e meglio i tessuti sintetici
    Poliestere, nylon e pile rilasciano microfibre. Aiuta:
    • usare cicli delicati e acqua fredda,
    • riempire bene la lavatrice,
    • preferire capi durevoli,
    • usare filtri o sacchetti cattura-microfibre.
  • Preferire fibre naturali
    Cotone, lino, lana e canapa tendono a generare meno microplastiche persistenti.
  • Ridurre la plastica monouso
    Meno plastica prodotta significa meno frammentazione futura.
  • Evitare cosmetici con microplastiche
    Alcuni scrub, glitter o prodotti cosmetici contengono polimeri sintetici. Molti paesi li stanno vietando, ma non ovunque.
  • Non scaldare cibo in contenitori di plastica
    Calore e usura possono aumentare il rilascio di particelle.

Fuori casa

  • Preferire camminare o usare la bicicletta invece dell’auto riduce l’esposizione vicino al traffico, dove si concentra molta microplastica da pneumatici. E comunque ridurre l’uso dell’auto. 
  • Evitare di sostare a lungo su strade molto trafficate o incroci.
  • Scegliere strade secondarie o aree verdi hanno in genere meno particelle sospese rispetto alle arterie principali.
  • Frequentare parchi e zone alberate che tendono a trattenere parte delle particelle nell’aria.

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