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Autobus, a Roma ne vanno a fuoco una ventina l’anno. In Italia abbiamo i più vecchi e inquinanti d’Europa (foto e video)

Non solo l’Atac a Roma, ma in generale le aziende del trasporto pubblico sono spesso feudi di sprechi, clientele e privilegi. Ma chi non paga il biglietto, più di un viaggiatore su tre a Roma, contribuisce allo sfascio dei mezzi. E danneggia tutti i cittadini.

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MEZZI PUBBLICI ITALIANI VECCHI E INQUINANTI

A Roma ormai sono abituati. L’autobus andato a fuoco nella centralissima via del Tritone, come se la Capitale italiana fosse Bagdad, è solo uno dei tanti nel corso dell’anno. Ventidue, per la precisione, nel 2017 e già una decina nel 2018. Ma non è fatalità. In Italia, infatti abbiamo il parco autobus più vecchio e più inquinante d’Europa: un record assoluto tra i paesi dell’Unione europea. Mancano i soldi, e le aziende del trasporto locale, come l’Atac a Roma, soffocano travolte dai debiti. Anche perché non riescono a fare ricavi con i biglietti.

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SITUAZIONE TRASPORTI PUBBLICI A ROMA

A Roma, nel disastro generale dei mezzi pubblici, più di un passeggero su tre non paga il biglietto, e con questa statistica non stiamo parlando certo di cittadini indigenti. L’azienda perde 38 milioni di euro l’anno e non fa altro che tagliare corse e mezzi, mentre la società spera di recuperare 7,5 milioni di euro con multe e ticket finalmente pagati. Spera. Di fronte alla spirale di soldi non incassati, debiti e sprechi, rischio fallimento di Atac, le Ferrovie hanno pensato bene di eliminare il biglietto unico per i viaggiatori (bus, metro e treno). Altro danno enorme.

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MEZZI PUBBLICI IN ITALIA

Tornado al problema della qualità dei mezzi, che certo non vanno a fuoco per caso o per un particolare incidente, negli anni siamo riusciti a mettere in strada (o nei depositi) il parco autobus più vecchio e più inquinante d’Europa.

L’età media sfiora i 13 anni (ma molti mezzi ne hanno più di 30), il doppio della media europea dove non si superano i 7 anni. Più della metà degli autobus sono euro 0,1 e 2, ovvero avvelenano l’aria che i cittadini respirano. Ci sono aziende del trasporto pubblico dove più di un terzo dei mezzi, come nel caso di Napoli e Roma, sono fermi nei depositi. Rotti e non riparabili o per i danni che presentano o per mancanza di soldi. Con il risultato che in queste città chi utilizza il mezzo pubblico, magari rinunciando all’auto, diventa prigioniero di una scommessa. Può restare anche per mezz’ora alla fermata in attesa del bus.

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SITUAZIONE DEI TRASPORTI PUBBLICI IN ITALIA

Che fare? I comuni, e anche le stesse regioni, non hanno soldi per gli investimenti che sono necessari. E molto spesso le aziende dei trasporti hanno un fardello di debiti che pesa anche sui possibili acquisti. Talvolta non riescono neanche a garantire il pagamento puntuale degli stipendi ai dipendenti. Serve un’azione di sistema, pilotata da Roma. E per questo mi sembra un buon metodo la scelta del ministro Graziano Del Rio di affidare alla Cassa depositi e prestiti la funzione di regia del piano (che per il momento non si è visto), con una holding ad hoc per l’acquisto in leasing di mezzi per il trasporto pubblico locale su ferro e su gomma. Bisognerebbe poi aggiungere due cose strategiche. Primo: una separazione, nelle aziende del trasporto locale, tra la società da libri in tribunali con i relativi debiti (la bad company) e quella operativa, pulita sul piano dell’equilibrio finanziario (la new company). Secondo: un graduale ingresso dei privati nel settore che, se messi in condizione di lavorare, possono portare soldi e competenze. Due cose che servono.

Il video dell’autobus in fiamme nel centro di Roma.

Fonte: Agenzia Vista

(Fonte immagine di copertina: Ansa)

GLI AUTOBUS CHE CI PIACEREBBE AVERE IN ITALIA: