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Londra, quanto inquinano i vip ecologisti

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Si fa presto a dire verde. C’e’ chi adotta un albero a rischio d’estinzione a migliaia di chilometri di distanza e sente d’aver salvato la foresta amazzonica. L’impegno ecologista va di moda: rende molto in termini d’immagine e costa poche dichiarazioni altisonanti al momento giusto. A meno che qualcuno non si presenti alla porta a misurare vizi privati e pubbliche virtu’, come e’ capitato alla rock star inglese Chris Martin, pizzicato dal quotidiano Sunday Times a predicare bene e non razzolare altrettanto.

Martin, frontman dei Coldplay nonche’ marito dell’attrice Gwyneth Paltrow, e’ un campione dell’ambientalismo internazionale. Come l’illustre consorte, madrina della campagna americana per il risparmio energetico Act Green e tra le prime star a utilizzare cosmetici naturali, il cantante ha molto a cuore la riduzione di CO2, uno dei gas responsabili del surriscaldamento globale, al punto da compensare le emissioni prodotte per l’uscita dal secondo album del suo gruppo finanziando una piantagione di alberi di mango in India.

Peccato che, secondo gli esperti della Irt Survey, la societa’ di rilevazioni ingaggiata dal Sunday Times, la casa della coppia, un bijou da 2,5 milioni di sterline (circa 2,7 milioni di euro) in Belsize Park, a Londra, disperda 1020 chilowattora di calore l’anno.

E con l’energia di rinforzo, necessaria per non morire dal freddo, quell’immobile produca 265 chili di anidride carbonica, quanto un automobile di media cilindrata in un percorso di 1300 chilometri. I Martin in realta’ sono in buona compagnia. Altri nove celebri ambientalisti inglesi, dal deputato liberaldemocratico Simon Hughes, responsabile dell’effetto serra, al vescovo della capitale Richard Chertres, non hanno passato la prova coerenza. Non che le loro abitazioni inquinino in maniera drammatica ma, per negligenza di manutenzione, sono piu’ energivore (o al massimo equivalenti) di quelle qualsiasi di cittadini non particolarmente interessati a rendere il mondo un posto migliore. Inoltre, sostiene Steve Howard dell’organizzazione Climate Group, muri a intercapedine isolanti sono un “lusso” che anche chi non guadagna molto puo’ permettersi. Figurarsi una star.

Prendete il sindaco della City, Boris Johnson, ciclista convinto e fedele alla causa ecologista tanto da offrire ai londinesi incentivi per isolare termicamente gli appartamenti. La sua magione vittoriana nel quartiere di Islington, la culla del New Labour, rilascia un extra bonus di 1388 kWh e 360 chili di CO2 l’anno. Un dato che ha mandato su tutte le furie il consigliere verde Janny Jones: In questi casi bisogna essere credibili, deve mettersi in regola. La causa della perdita, rivela il Sunday Times, sarebbero gli infissi delle finestre troppo vecchi e irreparabili che avrebbero indotto il primo cittadino a cercarsi a breve una nuova sistemazione.

Anche mister Hughes, con 471 chili di anidride carbonica sulla coscienza (1812 kWh), progetta di traslocare: Sono consapevole che la casa deve essere riparata il prima possibile. La settimana scorsa ha annunciato un piano per rendere ogni dimora londinese energicamente efficiente nel giro di dieci anni. Dimenticando la sua. Se non vado altrove provvedero’, promette.

Ad eccezione di Chris Martin, i cui portavoce hanno preferito non commentare, gli spreconi alzano le mani pescate nel sacco. La proprieta’ ha duecento anni e possiamo intervenire in modo limitato, ammette sir David Attenborough, volto storico della Bbc e pioniere dei documentari naturalisti. La villa di Richmond, dove vive da quarant’anni, e’ stata ristrutturata da poco: ma boiler nuovo e tetto appena isolato non riescono a evitare l’emissione inquinante di 288 chili ogni dodici mesi.

Showman, giornalisti, politici, ce n’e’ per tutti. A uscire meglio dall’inchiesta del quotidiano inglese sono il ministro dei cambiamenti climatici di Gordon Brown, Ed Miliband, e il leader conservatore David Cameron, rispettivamente nono e decimo della lista nera con 121 e 21 chili l’anno di emissioni nocive. Dobbiamo impegnarci di piu’, nessuno escluso, osserva il direttore di Greenpeace John Sauven. La sua abitazione londinese da 500 mila sterline, circa 560 mila euro, ha parecchi difetti dovuti all’eta’ ma lui ha installato pannelli solari, guida esclusivamente automobili elettriche e sta pensando di aprire un secondo muro per installare i doppi vetri, intervento assai piu’ costoso nelle aree sotto tutela ambientale.

L’etichetta organico su una confezione di fagioli non significa automaticamente che quel prodotto sia verde, avverte Brian Cleg nel volume appena uscito Ecologic: The Truth and Lies of Green Economics, verita’ e bugie dell’economia ecologica, un’analisi dissacrante di miti e leggende sull’amore per la natura, dall’allargamento di Heathrow alla demonizzazione del nucleare. Chi e’ senza peccato scagli la prima pietra. Ma per l’impiegato londinese che una sera alla settimana sfida la temperatura rigida e scende in strada a mettere davanti alla porta la busta della carta, quella del vetro, quella della plastica, per non essere messo all’indice dai vicini raccoglitori differenziati, l’esempio dei belli, famosi e verdi ha la sua importanza. Conta poco che la signora Paltrow utilizzi solo pannolini non inquinanti chlorinefree per il piccolo Moses se poi non mette a norma infissi, muri e vetri d’un appartamento che costa quanto lui non potrebbe permettersi neppure lavorando due vite. Il dubbio e’ che quando si tratta di celebrita’, l’impegno reale sia inversamente proporzionale a quello dichiarato in una miscela inquinante di energia pulita e coscienza sporca.