La democrazia è degenerata in infocrazia (Byung-Chul Han)

Un regime dell’informazione nel quale una finta libertà significa solo cliccare e mettere like. Dove domina il nichilismo e il tempo è ridotto a un eterno presente

Byung-Chul Han è uno dei filosofi contemporanei più interessanti  e controcorrente.  Nel libro Infocrazia, le nostre vite manipolate dalla rete (edizioni Einaudi), Chul Han mette in fila gli elementi che inquinano la vita democratica attraverso l’uso spregiudicato e pervasivo di Internet. Attraverso una massiccia digitalizzazione di ogni angolo della vita pubblica e privata, siamo entrati nel regime dell’informazione. Dove, scrive il filosofo di origine coreana (in realtà ha studiato e vive in Germania), «essere liberi non significa agire, ma cliccare, mettere like e postare».  Ma l’infocrazia, alias il regine dell’informazione, porta anche altre tossine descritte nel libro di Chul Han.

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  • Il regime dell’informazione, a differenza del totalitarismo che plasma una massa ubbidiente a un capo, isola gli esseri umani.  Persino quando si riuniscono, essi non costituiscono una massa, bensì sciami digitali che non seguono un capo, ma i loro influencer.
  • L’infocrazia porta al nichilismo, incompatibile con la democrazia. La vera democrazia ha bisogno del diritto concesso a tutti i cittadini di esprimersi (isegoria) ma anche che le persone chiamate ad agire politicamente lo facciano curando gli interessi della comunità con un discorso ragionevole e vero (pareessia).
  • Il tempo decade a mera successione del presente puntuale.
  • Mentre pensiamo di essere liberi, siamo intrappolati in una caverna digitale. Siamo incatena allo schermo digitale, e la luce della verità è completamente spenta.

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