Per i 4 milioni di italiani che soffrono di diabete (di tipo 1 e 2) è un grande sollievo, e anche l’opportunità di migliorare in modo sostanziale la qualità della vita , oltre che di risparmiare tempo e soldi: l’insulina settimanale, ormai approvata definitivamente dall’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ed entrata nel catalogo dei medicinali rimborsabili, è una rivoluzione, e non solo perché le somministrazioni annuali diventano 52 e non più 365, ma anche per l’efficacia della terapia e i relativi risultati. Tra l’altro, l’Italia è il primo Paese al mondo che offre questo farmaco settimanale tra quelli rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale.
È un cambiamento che, se indicato dal diabetologo, può diventare una risorsa preziosa da non sprecare: semplifica la gestione quotidiana e aiuta a rendere la terapia più sostenibile nel tempo.
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Come funziona
Parliamo di un’insulina “basale”, cioè quella che serve a coprire il fabbisogno di fondo dell’organismo nell’arco della giornata. La differenza, qui, sta nella durata: la formulazione settimanale è progettata per rilasciare il principio attivo in modo graduale e costante per più giorni, così da mantenere un livello stabile di insulina nel sangue.
Il passaggio dalla terapia quotidiana a quella settimanale non va improvvisato: dosaggio, tempi e modalità di titolazione devono essere definiti insieme al diabetologo, soprattutto nelle prime settimane, quando si osserva la risposta della glicemia e si aggiusta la terapia in modo personalizzato.
I vantaggi per il paziente
Il beneficio più evidente è la semplificazione: una sola somministrazione a settimana riduce il peso mentale della terapia e rende più facile mantenere la regolarità, che è un punto chiave nel controllo del diabete.
In concreto, questo si traduce in:
- meno “pensieri” quotidiani legati all’iniezione e alla gestione del materiale;
- maggiore libertà nei ritmi della giornata (lavoro, spostamenti, viaggi);
- una possibile migliore continuità della terapia, perché diminuisce il rischio di saltare dosi per stanchezza, distrazione o “fatica da routine”.
E, quando l’aderenza migliora, spesso migliorano anche i risultati nel tempo. In questa direzione aiutano anche scelte alimentari più adatte: per esempio, inserire opzioni ragionate tra dolci per diabetici, oppure orientarsi su una colazione adatta a chi ha il diabete.
Perché si può risparmiare
Il punto di partenza è che il farmaco è rimborsabile: questo alleggerisce la spesa diretta, ma non è l’unico aspetto. Con una terapia più semplice e regolare, possono ridursi anche una serie di “costi indiretti”, dal tempo perso alle complicazioni legate agli scompensi.
Dove si può risparmiare
- Meno materiale: una puntura a settimana significa meno aghi, meno penne, meno confezioni da gestire e da smaltire.
- Meno errori e dimenticanze: una migliore aderenza può aiutare a ridurre gli scompensi glicemici: nel lungo periodo questo vuol dire anche meno visite extra e meno rischi di complicanze. Aiuta lavorare su abitudini che favoriscono valori più stabili, così sarà più semplice tenere la glicemia più bassa.
- Semplificazione della terapia: in alcune persone può ridurre la necessità di continui aggiustamenti e controlli aggiuntivi legati a una routine quotidiana più complessa.
Che fare se si salta una dose
Con una terapia settimanale la regola è una: niente “fai da te”. Se si salta una somministrazione bisogna attenersi alle indicazioni del medico e del foglio illustrativo del farmaco.
In generale:
- non si recupera con una “doppia dose” senza indicazione medica;
- si controlla la glicemia con più attenzione finché non si torna in regime;
- se ci sono sintomi o valori fuori range, si contatta il diabetologo o il medico curante.
Benefici per i medici
Anche per i professionisti la terapia può diventare più gestibile: quando il paziente ha un percorso più semplice e regolare, cambia la qualità del follow-up. Meno “corsa dietro” alle dimenticanze e più spazio a un lavoro clinico di precisione, centrato su obiettivi realistici e sulla prevenzione delle complicanze.
Un altro punto importante è l’avvio della terapia: in molti casi, l’inizio dell’insulina viene rimandato troppo a lungo. Una formulazione settimanale, proprio perché più sostenibile nella vita di tutti i giorni, può aiutare a ridurre questa esitazione e a rendere più facile accettare il passaggio quando serve.
I vantaggi per l’ambiente
L’introduzione dell’insulina basale settimanale ha anche un significativo vantaggio ambientale: è stato calcolato un risparmio di 860 tonnellate di anidride carbonica, in un arco di tempo di 5 anni, grazie a questo rivoluzionario cambiamento. E questo innanzitutto grazie alla riduzione delle penne da smaltire e alla conseguente riduzione di emissioni di CO2.
Riducendo drasticamente il numero di somministrazioni, si riduce anche la quantità di materiale monouso legato alla terapia: penne preriempite, aghi, confezioni, componenti da conferire nei rifiuti. Su larga scala, questo significa meno trasporti, meno imballaggi, meno rifiuti sanitari da trattare. È un effetto “silenzioso”, ma molto concreto: meno oggetti che entrano in casa e poi ne escono come rifiuto, settimana dopo settimana.
Chi non può fare l’insulina settimanale
Non è una soluzione adatta a tutti. La prescrizione dipende dal quadro clinico e dal tipo di terapia necessaria. In particolare, va valutata con attenzione dal diabetologo in caso di:
- età non adulta (bambini e adolescenti seguono protocolli specifici);
- gravidanza o allattamento, dove la gestione del diabete richiede criteri molto rigorosi;
- situazioni cliniche complesse o instabili, con episodi frequenti di ipoglicemia o difficoltà di compenso;
- necessità di schemi terapeutici particolari (per esempio, nel diabete di tipo 1 resta comunque indispensabile l’insulina rapida ai pasti, quando indicata).
In ogni caso, la scelta si fa solo con lo specialista, partendo dalla storia clinica e dagli obiettivi terapeutici della persona.
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