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Il pesce di scarto per i poveri

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Nel quadro della grande riforma della politica agricola comune, i pesci delle acque europee saranno distribuiti ai poveri invece che rigettati nel mare, ha detto giovedì il commissario europeo per gli affari marittimi Maria Damanaki. La proposta ha lo scopo di mettere fine alla pratica che consiste nello scartare pesce commestibile rigettandolo in mare. Il pesce di minor valore potrebbe essere distribuito fra gli enti caritatevoli e altre organizzazioni pubbliche.
Parlando davanti alla commissione ambiente, alimentazione e affari rurali della Camera dei Comuni inglese, Damanaki ha detto: «Possiamo usarlo a scopi caritatevoli, [anche se] dovremo dare ai pescatori delle compensazioni se danno del pesce ai bisognosi».

Tra l’altro esiste già un sistema per distribuire le merci europee in eccesso a enti caritatevoli e a persone con basso reddito, attraverso il programma di aiuto agli indigenti, che riguarda i prodotti agricoli.

Damanaki cerca di riformare il più possibile la politica comune della pesca visto che è stata formulata più di quarant’anni fa. Una chiave della riforma sarà mettere fine alla pratica degli scarti, in seguito alla quale circa i due terzi del pescato, per alcune specie, vengono abbandonati in mare e per la maggior parte già morti. Si stima che circa un milione di tonnellate vengano ributtate ogni anno nel solo Mare del Nord.
Gli scarti sono un effetto collaterale delle regole sulle quote di pesca: quando i pescatori superano la quantità consentita o pescano specie per le quali non hanno una quota, devono rigettare ciò che è in eccesso.

Ma il commissario deve fare i conti con la rigida opposizione delle associazioni di pescatori e con alcuni stati membri, poiché obbligare i pescatori a tenere tutto il pescato significherà entrate minori. Le pratiche attuali permettono alle flotte di scartare il pesce danneggiato o le specie di minor valore, per le quali ricevono meno soldi, per massimizzare i profitti.
Damanaki ha fatto appello ai consumatori per spronare i Governi, i venditori al dettaglio e l’industria ittica a gestire in modo più sostenibile gli stock ittici. «Non possiamo realizzare questo senza il sostegno dei consumatori» ha detto «Incoraggerò le persone a fare delle scelte responsabili (sul pesce che mangiano) e a tenere alta la pressione».
Nei mesi scorsi centinaia di migliaia di persone hanno firmato una petizione contro gli scarti lanciata dal giornalista del Guardian Hugh Fearnley-Whittingstall.

Damanaki vuole anche porre fine ai sussidi pagati per la demolizione dei pescherecci: nonostante sia stato speso circa un miliardo di euro in aiuti per i pescatori che hanno scelto di demolire le loro imbarcazioni dal 2007 a oggi, la capacità totale della flotta europea è salita del 3% all’anno durante questo periodo. In parte perché molti pescatori hanno utilizzato gli incentivi per acquistare dei pescherecci più grandi.

Damanaki riconosce che i livelli di compensazione sarebbero difficili da determinare: «Bisogna dare dei soldi, abbastanza (per incoraggiare i pescherecci) ad essere onesti, ma non troppi se si vuole che utilizzino attrezzature specifiche [che escludano i pesci piccoli]».

La Commissione europea sta cercando per la pesca 6,7 miliardi di euro di budget per i prossimi sette anni, che saranno usati per aiutare i pescatori ad uscire dal settore ittico e trovare una nuova fonte di guadagno, per esempio trasformando le loro imbarcazioni per pescaturismo o seguendo schemi innovativi come la raccolta della plastica dal mare per il riciclo. I soldi serviranno anche a costruire nuove infrastrutture, come impianti di conservazione frigorifera, per fare in modo che sempre meno pesce venga sprecato.

Il Parlamento e il Consiglio Europeo stanno esaminando le proposte di Damanaki, che verranno discusse l’anno prossimo. Se passeranno senza opposizione degli Stati membri, potrebbero diventare legge alla fine del 2012.
 

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