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Il ministro vuole bloccare le parcelle truffa dei medici

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All’interno del "decretone Balduzzi" c’è una mini-riforma sanitaria, la cui novità più importante riguarda i medici di famiglia. I loro studi – scrive Paolo Russo sul sito de La Stampa – saranno aperti sette giorni su sette per 24 ore. La libera professione dei camici bianchi ospedalieri, si legge nell’articolo, sarà sotto più stretto controllo delle Asl per evitare abusi e fenomeni di elusione fiscale. E poi stop alla corsa alle cause sanitarie facili, possibili solo per i casi di colpa grave o dolo. Novità che il ministro della Salute è pronto a presentare all’ultimo consiglio dei ministri di agosto o, al più tardi, al primo dopo la pausa estiva.

Medici di famiglia, pediatri e specialisti ambulatoriali dovranno smettere di lavorare in proprio e associarsi per garantire studi aperti 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Una vera e propria rivoluzione rispetto all’attuale convenzione dei medici di medicina generale, che si limita ad indicare un orario minimo di apertura degli studi medici di sole 16 ore settimanali. Lavorando in equipe, i dottori dovrebbero ora invece rispondere sempre “presente” alle nostre chiamate ed evitare così quelle spesso inutili corse ai pronto soccorsi.

Resta la libera scelta del medico da parte del cittadino, che avrà anzi più libertà di cambiare dottore. I medici di famiglia non saranno poi più compensati solo con una quota fissa per ciascun assistito ma anche con una parte variabile in funzione della complessità clinica dei casi trattati. Almeno sulla carta si dovrebbe così limitare il rinvio al medico specialista ai casi realmente necessari. Riguardo l’attività dei medici convenzionati il provvedimento fa infine riferimento ai Lea, i livelli essenziali di assistenza che, con un altro provvedimento ad hoc, lo stesso Balduzzi è in procinto a mettere in cura dimagrante. Almeno per quel che riguarda gli accertamenti diagnostici giudicati “inappropriati”. La Tac per un semplice mal di testa per intenderci. Anche se nella nuova lista dovrebbero entrare nuove cure per le malattie rare e l’epidurale per il parto indolore.

Gli studi dovranno lavorare “in rete” con le Asl, che potranno così controllare se il medico lavora più privatamente che in ospedale. Poi vengono fissate tariffe minime e massime per ciascuna prestazione. Questo per evitare il “caro-visita” recentemente rilevato dal Censis. Poi niente pagamenti in cash ma solo moneta elettronica e assegni da intestare alla Asl anziché al medico. Un modo per frenare il fenomeno dell’elusione fiscale