La squadra di calcio formata da braccianti immigrati

A Viterbo il calcio serve anche a unire i lavoratori stranieri e denunciare il caporalato

calcio

Sekou Souleymane Diallo, 26 anni, migrante arrivato in Italia dal Mali, oltre a essere un bracciante che si batte per la difesa dei diritti dei lavoratori stranieri, è anche il capitano di una squadra di calcio unica in Italia.

A Viterbo, la città dove è nata questa avventura non solo sportiva, tutti la chiamano  “la squadra dei braccianti”, in realtà si chiama ASFA-UILA (Associazione Sportiva Football Africani).

Secondo i racconti dei promotori, tutto iniziò quando alcuni lavoratori agricoli che già giocavano insieme persero la possibilità di utilizzare un campetto dove si ritrovavano abitualmente. Da lì nacque l’idea di creare una vera squadra sostenuta dal sindacato e dalla diocesi locale.

Fin dall’inizio il calcio è stato usato come strumento per lanciare un messaggio politico-sociale: contrastare il caporalato, denunciare le condizioni di sfruttamento e favorire l’integrazione. La prima partita ufficiale fu organizzata nel luglio 2024 come evento simbolico “contro lo sfruttamento dei braccianti e per il diritto alla vita”.

La squadra è composta da giocatori di numerose nazionalità africane — tra cui Senegal, Gambia, Ghana, Camerun, Togo e altri Paesi — che lavorano nelle campagne della provincia di Viterbo. Molti sono impiegati nella raccolta di olive e in altre attività agricole della Tuscia.

Nel tempo l’ASFA-UILA ha disputato amichevoli in tutta la provincia e ha raggiunto un traguardo importante partecipando al campionato di Terza Categoria attraverso una collaborazione con la società Barco Murialdina. Questo passaggio è stato presentato dai promotori come un risultato storico, perché ha portato la battaglia per i diritti dei braccianti dentro una competizione ufficiale della FIGC.

Foto di copertina tratta da www.uilaviterbo.it/

Leggi anche:

Vuoi conoscere una selezione delle nostre notizie?