Bassirou Zigani, originario del Burkina Faso, è arrivato in Italia nel 2016 scendendo in Sicilia da un barcone, dopo aver trascorso sei mesi in un centro per immigrati in Libia. Adesso è uno dei migliori operai della Cartiera, un laboratorio di pelletteria creato e gestito proprio dagli immigrati. Sull’Appennino bolognese, tutti conoscevano la grande cartiera di Lama di Reno, frazione di Marzabotto, creata dall’editore Angelo Rizzoli per produrre la carta per giornali, libri ed enciclopedie. Negli anni Ottanta qui lavoravano 500 persone, e altre 1.500 ne beneficiavano in quanto impiegati nell’indotto. Con la crisi del settore, nel 2013 la Cartiera, questo il nome della fabbrica, chiude e resta soltanto lo scheletro dell’edificio. Fino a quando non arriva la cooperativa sociale Abantu, che si occupa di rifugiati, immigrati e persone in difficoltà, che acquista l’intero immobile e lo trasforma in un Centro di accoglienza. Si tratta solo di una prima tappa, in quanto dall’accoglienza si passa, nel 2020, alla produzione e l’ex Cartiera, senza cambiare nome, diventa la sede produttiva di un’impresa artigiana che realizza accessori in pelle e tessuti, con criteri di produzione etica e sostenibile, e soprattutto impiega persone in condizioni di svantaggio sociale, tra cui richiedenti asilo.
Il laboratorio ha formato e inserito nel lavoro decine di persone, molte delle quali migranti o rifugiati, creando percorsi professionali concreti attraverso formazione, tirocini e assunzioni, e la produzione è cresciuta, coinvolgendo anche partnership con marchi di moda e automotive per il riuso di materiali di alta qualità.
Oggi la Cartiera produce borse e tote bag, zaini e marsupi, pochette e portafogli, portachiavi e accessori vari, e vende non soltanto a singoli privati ma anche a grandi marchi del made in Italy come Fendi e Lamborghini.
Fonte immagine di copertina: Cartiera/Facebook
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