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Il Mediterraneo invaso dalla plastica

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Duecentocinquanta miliardi di microscopici frammenti di plastica galleggiano nel Mediterraneo inquinandolo. La scoperta è opera di un gruppo di ambientalisti e biologi francesi e belgi sostenuta dall’analisi di campioni di acqua marina prelevata nei primi 20 cm di superficie al largo delle coste di Francia, Spagna e Nord Italia.

Questa inedita attività di ricerca, i cui importanti iniziali risultati sono frutto del lavoro dei laboratori di IFREMER e dell’Università di Liegi, rientra nell’ambito del programma europeo Expedition MED (Mediterranean EnDangered) che prevede quattro missioni esplorative scientifiche, specialmente nelle riserve protette, da realizzarsi entro il 2013 a bordo della barca a vela Halifax con a capo il project manager Bruno Dumontet.

Dopo il primo viaggio – durato 30 giorni e snodatosi nel periodo luglio-agosto 2010 lungo un percorso di 1500 miglia nautiche – le osservazioni effettuate hanno rilevato la presenza di piccolissimi detriti del peso medio di 1,8 milligrammi che più o meno corrispondono alla stima di un volume complessivo di 500 tonnellate di plastica per l’intero Mar Mediterraneo.

In media è stato riscontrato un numero di 115.000 residui plastici per km2 con una concentrazione massima di 892.000 elementi nei pressi dell’isola d’Elba.

Una quantità abnorme, di gran lunga superiore a quanto immaginato in partenza, che suscita serie preoccupazioni sullo stato di salute dell’ecosistema marino. Il fenomeno è allarmante perché mostra il Mediterraneo trasformato in una “zuppa di plastica” in grado di mettere a repentaglio la biodiversità locale e di avvelenare gli esseri umani attraverso la catena alimentare.

Migliaia di animali marini, tartarughe o uccelli, oltre ad andare incontro alla morte per intrappolamento in grovigli di reti, sacchetti, bottiglie ecc., rimangono vittime dei rifiuti di materiale plastico che, inghiottiti, si depositano nel loro stomaco prima di aver subito un processo di disgregazione.

D’altra parte, i pezzi di plastica, scaricati in mare in modo selvaggio dall’uomo, una volta decomposti in minuscole e quasi invisibili particelle simili al plancton possono venire ingeriti da pesci e da altri organismi causando, in quanto veicolo di inquinanti organici persistenti (POPs), un calo della fertilità e delle difese immunitarie.

Uno degli obbiettivi di Expedition MED è misurare attraverso studi specifici l’effettiva pericolosità e l’esatta percentuale in rapporto al plancton dei microdetriti di plastica presenti nelle acque del bacino del Mediterraneo, annoverato tra i 25 principali hotspot mondiali per la biodiversità.

Attualmente un’equipe di ricercatori di LSEET (Università di Tolona), Ecomers (Università di Nizza) e Laboratoire Sciences Pour l’Environnement (Università di Corsica) cerca di far luce sulle dinamiche, sulla localizzazione e dispersione in mare dei frammenti plastici mentre nell’Università di Genova, insieme agli altri centri partner scientifico dell’iniziativa, sono in corso esami stomacali sui pesci lanterna, raccolti durante la spedizione del 2010, per verificare il livello di intossicazione da plastica di queste piccole prede predilette di tonni e delfini.

Con le missioni programmate nei prossimi anni che estenderanno la navigazione in altre diverse zone dell’area mediterranea molti aspetti del problema ancora indefiniti o incompresi dovranno essere chiariti dalle ulteriori collezioni di dati e dalle successive elaborazioni.

Nel frattempo, siccome la posta in gioco è molto alta, implicando il rischio di un progressivo deterioramento delle condizioni ambientali del Mediterraneo, i responsabili di Expedition MED hanno promosso una petizione per chiedere al Parlamento europeo di adottare misure che rafforzino l’uso di imballagi riciclabili e riutilizzabili e che impongano una sistematica applicazione della progettazione ecologica dei beni di consumo.

Allo stesso tempo, è prevista una battente campagna informativa, accompagnata da performance artistiche, nell’intento di sensibilizzare opinione pubblica e istituzioni sulla portata dei danni provocati dalla plastica all’ambiente marino e sulle ripercussioni a scapito della salute umana così da indurre gli interlocutori a considerare la necessità di ridurre i rifiuti a monte.