Questo sito contribuisce all'audience di

Seabin, così il bidone mangiaplastica ripulirà dai rifiuti i porti italiani (foto e video)

Prenderanno servizio anche in Italia i cestini che galleggiano sulla superficie del mare divorando rifiuti. L’iniziativa Plasticless è partita quest’estate per rimuovere la plastica dai porti italiani

Condivisioni

BIDONI MANGIAPLASTICA

Nei porti italiani è possibile già vedere all’opera i “seabin” (letteralmente “bidoni del mare”) che catturano tutta la plastica che incontrano, risucchiandola: dalle buste alle confezioni delle patatine, dai cotton fioc alle fibre microscopiche invisibili a occhio nudo. Per ora i bidoni mangiaplastica sono una piccola squadra di bidoni galleggianti attiva presso alcuni porti, grazie all’iniziativa promossa da LifeGate e intrapresa anche da alcune amministrazioni.

Alcuni seabin hanno preso servizio nei mesi scorsi nelle aree portuali di Santa Margherita Ligure (Ge), nell’Area marina protetta di Portofino (Ge), nel Porto delle Grazie a Roccella Ionica (Rc), e Venezia Certosa Marina (Ve).

LEGGI ANCHE: Invasi dalla plastica: 670 rifiuti ogni 100 metri lineari di costa (Foto)

SEABIN PROJECT

La benefit corporation italiana LifeGate ha deciso di lanciare quest’estate la campagna “Plasticless” per promuovere l’utilizzo di questi bidoni mangiaplastica, che puliranno i porti italiani. “Quello delle plastiche e delle microplastiche è un tema molto sentito – ha spiegato a repubblica.it Enea Roveda, Ceo di LifeGate – e in collaborazione con il Seabin project stiamo mettendo questi cestini nei porti ma lavoriamo anche per poterli usare anche in altri ambiti, attaccati alle boe o alle navi che solcano il mare”.

Seabin è nato dall’idea di due surfisti australiani, Andrew Turton e Pete Ceglinski, per proteggere il mare e le onde che amano cavalcare. Gli australiani hanno creato una start up che ora distribuisce il seabin in tutte le parti del mondo con lo slogan: “Se abbiamo cestini a terra, perché non in mare?”.

PER APPROFONDIRE: Plastica, in mare vale l’80 per cento dei rifiuti. Impariamo a riciclare le bottiglie dell’acqua minerale

COME FUNZIONA SEABIN

Si tratta in realtà di un dispositivo molto semplice, destinato per il momento ad operare in un ambiente chiuso, come il porto appunto, dove si accumulano i rifiuti. Lavora incessantemente 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Galleggiando sull’orlo rimane appena sotto la superficie, l’acqua che entra viene filtrata ed espulsa mediante una pompa elettrica, mentre i rifiuti restano all’interno del contenitore, anche le fibre più piccole: “Riesce a pompare fino a 25.000 litri d’acqua all’ora e la manutenzione è abbastanza semplice, va svuotato ogni due settimane circa – ha spiegato Roveda – e dai dati che abbiamo possiamo stimare che un solo bidone è in grado di raccogliere fino a 500 chili di plastica in un anno”.

Per fare la differenza ci vorrebbero centinaia di seabin, dato che sono migliaia le tonnellate di plastica disperse negli oceani di tutto il mondo, però un primo passo è stato fatto ed entro l’autunno, assicura Roveda, una decina dovrebbero essere in acqua e operativi per ingoiare rifiuti: “Cinquecento chili all’anno sono qualcosa ma non si tratta certo della soluzione definitiva – ha sottolineato Roveda – ogni giorno 90 tonnellate finiscono solo nei mari italiani. Ma questo progetto nasce con una duplice ottica: innanzitutto rimuovere la plastica che c’è. E poi sensibilizzare la gente facendo loro capire che anche con azioni banali possiamo fare qualcosa di concreto. L’interesse per questi temi sta prendendo sempre più piede tra le persone”.

 

 

(Credits immagine di copertina e videowww.quattroruote.it e Youtube)

LE MIGLIORI INIZIATIVE PER ELIMINARE O RICICLARE LA PLASTICA: