Giornata della terra: le 10 azioni che possiamo fare - Non sprecare
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Giornata della Terra, le 10 azioni che possiamo fare ogni giorno per aiutare il Pianeta

Adottiamo alberi e spazi verdi. Usiamo meno plastica. Produciamo meno rifiuti. Zero abusi edilizi, anche i più piccoli. E ricordiamoci della manutenzione

Un grande appuntamento per l’ambiente e per ridurre gli sprechi. Ma anche l’occasione per assumersi qualche responsabilità come singole persone, di fronte all’emergenza climatica e ai danni causati dai nostri stili di vita.

GIORNATA DELLA TERRA

La Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) ha una lunga storia che inizia negli anni Sessanta, quando nascono le prime proteste e i primi movimenti legati alle tematiche della sostenibilità. Il motore di questa iniziativa è il senatore Gaylord Nelson, ma bisogna ricordare  che già i fratelli John e Robert Kennedy si erano spesi, con incontri e comizi in giro per gli Stati Uniti a favore delle cause ambientalista.

Gaylord Nelson

CHE COSA È LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

La scintilla arriva, come al solito, per un grave incidente. Nel 1969 l’opinione pubblica americana resta traumatizzata per i danni causati dalla fuoriuscita di 100mila barili di petrolio dal pozzo della Union Oil al largo di Santa Barbara, in California. A quel punto milioni di cittadini scendono in piazza per protestare e si creano le condizioni per varare, sotto la bandiera dell’Onu, una ricorrenza, appunto il 22 aprile di ogni anno, che ricordi il nostro dovere planetario di conservare le risorse naturali della Terra.

QUANDO È NATA LA GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

Ogni anno l’appuntamento è dedicato ha un tema specifico. E nel corso dell’edizione del 2021 è stato scelto, a proposito delle responsabilità individuali, un punto di vista molto importante: ovvero le azioni che ognuno di noi può fare per dare una mano al Pianeta e al suo equilibrio naturale. Ogni giorno e ovunque.
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COME SALVARE IL NOSTRO PIANETA

Fare piccole e semplici cose, tutti i giorni. Riscoprire l’estetica e la profondità del Bello. Aggiornare un linguaggio usurato e respingente. Non coltivare ossessioni. Per celebrare, senza retorica e con efficacia, la Giornata mondiale della Terra possiamo partire da uno specchio. Guardarci e misurare i nostri gesti e i nostri pensieri, in 10 mosse.

  • Adottiamo il verde. Per chi non l’avesse ancora capito, meglio dirlo a chiare lettere: i soldi per tenere in ordine giardini, aiuole, alberi e spazi verdi, non ci sono. A Milano, città civile e di impronta asburgica, solo per riparare le aiuole si spendono 630mila euro l’anno. Se vogliamo il verde, dobbiamo adottarlo: acquistare e piantare alberi attraverso le reti associative; gestire orti urbani e creare quelli condominiali; curare la manutenzione di singoli spazi. Ci tocca avanzare, e non stare più alla finestra.
  • Meno rifiuti.  L’epoca delle campagne sulla differenziata è finita. Sappiamo tutto, compreso il fatto che l’Italia è divisa in due anche su questo tema. La media nazionale è al 52,5 per cento, ma al Nord siamo al 64,2 per cento, in linea con gli altri paesi dell’Unione europea, e nel Mezzogiorno precipitiamo al 37,6 per cento.  I numeri parlano, e dimostrano che la colpa non è solo delle amministrazioni inefficienti. In ogni caso, siamo in una nuova fase, dove l’obiettivo, a monte della raccolta, è produrre meno rifiuti. Ovunque. In Italia la media è di circa 500 chilogrammi procapite all’anno, in Polonia quasi metà. Come mai tanta differenza?
  • Meno plastica. Sapete che gli imballaggi, che da soli valgono il 50 per cento dei rifiuti? Possiamo iniziare dalle nostre case e dalle nostre abitudini. Non c’è motivo per continuare a usare cotton fioc e cannucce: prodotti inutili e complicati da smaltire.

PER APPROFONDIRE: Piccoli gesti, grandi cambiamenti. Un libro che ci aiuta a sognare

  • Riscoprire il Bello. Un nuovo spazio verde, anche il più piccolo, è anche una conquista estetica. Ecco perché se bisogna rifare un terrazzo condominiale, è un’ottima occasione per attrezzarlo come se fosse un piccolo giardino urbano. Così per i balconi e per gli spazi esterni privati.
  • Non lasciarsi tentare dal piccolo abuso. Chi è senza la macchia di un abuso edilizio scagli la prima pietra. Le costruzioni illegali, piccole o grandi che siano, in Italia sono un fenomeno di massa. Certificato da 15 milioni di richieste di sanatorie per tre condoni in pochi anni: un abuso ogni quattro abitanti. Prima di chiedere alla politica di non fare più condoni, sarebbe il caso di non cadere nella tentazione di dare il nostro contributo. Anche rinunciare a una modesta veranda,  se le legge non lo consente, è un gesto prezioso, una testimonianza di rispetto per la casa comune. Ne abbiamo bisogno.
  • Ricordiamoci della manutenzione. Anche qui, distinguiamo responsabilità pubbliche da comportamenti individuali, e non cerchiamo alibi nella latitanza delle istituzioni. Certo: a fronte dell’81 per cento dei comuni italiani classificati a rischio idrogeologico, il Paese ha investito sempre meno nella manutenzione. Come dimostrano le città-gruviera, a partire da Roma. E noi? Un palazzo, un condominio, una casa: solo una buona manutenzione proteggere davvero i luoghi. E farla, compete a tutti.
  • Le tre R funzionano sempre. Riciclare, riusare, riparare: la combinazione di questi tre verbi è sempre molto attuale. Ma anche in questo caso serve fare un passo avanti. E sfilare la ricetta dalla letteratura, talvolta perfino paradossale, del bricolage domestico. Se davvero ci crediamo, riciclo, riuso e riparazioni, sono un pezzo della nuova economia. Danno lavoro, significano ricerca e innovazione, dunque opportunità. Basta crederci.
  • Non coltivare ossessioni. L’ecologia non è una religione. Il fanatismo non giova alle singole persone e alla società. Molto meglio, con leggerezza, misurarsi con la semplicità di comportamenti individuali dettati dal buonsenso. Chiudere i rubinetti e non sprecare l’acqua, non significa non lavarsi. Scegliere il cibo sano, non si può tradurre in un quotidiano menù francescano. Riscoprire il piacere di una passeggiata, riducendo l’uso dell’auto, o salire a piedi le scale, evitando gli ascensori, sono le piccole finestre dalle quali, come diceva Benedetto Croce, possiamo sognare grandi cose.
  • Un linguaggio da aggiornare. Le parole più usate nella comunicazione ambientalista sono spesso obsolete, respingenti e cariche di retorica. Bisogna semplificare il linguaggio, renderlo più chiaro e coinvolgente, meno allarmista. Quando si parla di pezzi di territorio con una particolare tutela, più che Zone interdette bisognerebbe definirli semplicemente Aree protette. E più che di ambiente dovremmo iniziare a parlare di Pianeta vivente. Dove al centro ci siamo noi, gli uomini.
  • Leggere Laudato Si’.  L’enciclica di Papa Francesco è una  sintesi molto efficace di quello che possiamo fare, ogni giorno, per il Pianeta vivente, la nostra casa comune. Il linguaggio è semplice, alla portata di tutti, e la proposta molto esplicita: un’ecologia integrale. Non un’idea di nicchia per una minoranza di «buoni e virtuosi», ma una proposta urbi et orbi di nuovi stili di vita. Quelli che davvero cambiano il mondo.

COME RIDURRE LA PLASTICA

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