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Frigo eco-sensibili e sistemi solari, così il green tech parla italiano

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SE CERCATE un po’ di futuro, provate a guardare nel frigo. Potreste scoprire che non solo e’ meno peggio di quanto siamo soliti immaginarlo, ma potrebbe persino parlare italiano. Anche in quello che viene puntualmente fotografato come un paese con lo sguardo rivolto all’indietro, riescono infatti a farsi strada eccellenze nelle nuove tecnologie amiche dell’ambiente che il mondo ci invida. Una delle piu’ affascinanti riguarda proprio l’elettrodomestico che abbiamo tutti in casa, destinato a trasformarsi da semplice apparecchio per conservare il cibo in una “creatura” intelligente in grado di dialogare con la rete elettrica.

Il primo esperimento a livello mondiale per testare le potenzialita’ di questa idea e’ in corso dall’inizio dell’anno in Gran Bretagna dove la NPower, la seconda utility per importanza nel Regno Unito, ha deciso di capire se e’ possibile gestire meglio la domanda di elettricita’ gia’ prodotta piuttosto che costruire nuove centrali. Per farlo si e’ rivolta all’italiana Indesit, ritenuta la piu’ adatta a fornire frigoriferi dotati di tecnologia Ddc, un sistema per gestire l’equilibrio dinamico tra l’energia generata e l’energia utilizzata.

“Trecento famiglie inglesi hanno in casa gratuitamente questi particolari frigoriferi”, spiega Adriano Mencarini, direttore Innovazione e Digital Design di Indesit 1. “Gli elettrodomestici tengono sotto controllo la frequenza di rete e adeguano le proprie esigenze energetiche, riducendo o ritardando automaticamente i consumi nei momenti di picco di richiesta”. Un “cambio di marce” che avviene ovviamente sempre senza mettere a repentaglio la conservazione della giusta temperatura. “Merito di un algoritmo ideato al Mit di Boston e commercializzato dalla societa’ britannica RLTec che noi – precisa orgoglioso Mencarini – siamo stati capaci di perfezionare e adattare ai nostri prodotti”.

Se come tutto lascia sperare l’esperimento britannico dara’ risultati positivi, e’ facile immaginare i vantaggi competitivi che avra’ Indesit sul mercato mondiale. Un successo che non e’ arrivato per caso, ma attraverso una tenace politica di attenzione alla ricerca e allo sviluppo, strategia che difficilmente delude. Per trovare un altro caso emblematico basta infatti spostarsi da Fabriano, varcare il confine con l’Umbria, e arrivare a Massa Martana, sede della Angelantoni. L’azienda nel 2004 si e’ aggiudicata la gara per produrre i tubi ricevitori per centrali solari termodinamiche progettati dall’Enea durante la gestione del premio Nobel Carlo Rubbia. A differenza del fotovoltaico, questo modo di sfruttare l’energia del sole prevede lunghe file di specchi a parabola che concentrano il calore su tubi al cui interno scorre olio che portato a temperature di circa 400 gradi trasforma l’acqua in vapore per alimentare delle comuni turbine. “Noi invece rivestiamo i tubi con uno speciale film che permette al ricevitore di arrivare fino a 550 gradi”, racconta l’amministratore delegato Federica Angelantoni. “A questa temperatura – sottolinea – anziche’ l’olio e’ possibile usare i sali fusi, piu’ sicuri, piu’ sostenibili ambientalmente e in grado di conservare il calore piu’ a lungo, permettendo alla centrale di funzionare anche per diverse ore dopo il tramonto del sole”.

Questi speciali tubi hanno conosciuto il loro battesimo operativo qualche settimana fa nella centrale Enel di Priolo, ma hanno gia’ convinto un colosso come la Siemens che si e’ precipitata ad acquisire il 45% della Archimede Solar Energy 2, la societa’ controllata da Angelantoni che li fabbrica. Del resto, come ricorda Federica Angelantoni, “quello del solare termodinamico si annuncia come un mercato vastissimo e al momento la nostra maggiore preoccupazione e’ riuscire a realizzare il prima possibile il nuovo stabilimento in grado di produrre le quantita’ necessarie a soddisfare le richieste che gia’ iniziano ad arrivarci”.

Dalla forza del sole a quella del mare. Made in Italy saranno anche i primi tentativi di portare l’elettricita’ ai villaggi degli arcipelaghi di Indonesia e Filippine sfruttando l’energia delle correnti. Grazie ai coinvolgimento dell’Unido, l’agenzia delle Nazioni Unite per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti, per ottobre e’ attesa l’inaugurazione dell’impianto di Lombok al quale ne seguira’ un secondo nelle Filippine. In entrambi i casi sono state scelte le turbine ad asse verticale Kobold, realizzate dalla siciliana Ponte di Archimede 3 sulla base delle ricerche effettuate dal Dipartimento di Progettazione Aeronautica dell’Universita’ degli Studi di Napoli Federico II. “Ma di nomi di nuove imprese che stanno portando all’estero la conoscenza italiana nel campo dell’innovazione ambientale – dice Arturo Lorenzoni, direttore di ricerca dello Iefe della Bocconi – se ne potrebbero fare molti altri: Santerno, Bonfiglioli, Saip, Baccini. Purtroppo sono semi che fanno fatica a germogliare in un terreno che la politica non coltiva come dovrebbe, creando reti e servizi per farli crescere aggregandosi e facendo sistema”.