Fatemeh Motamed-Arya, l’attrice che guida la protesta popolare in Iran
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Fatemeh: la donna che guida la rivolta in Iran

Attrice molto popolare, su YouTube si autodefinisce “la madre di tutte le donne dell’Iran”. Una protesta tutta al femminile che spaventa il regime degli ayatollah.

Un’attrice, popolarissima e controcorrente: Fatemeh Motamed-Arya, classe 1961, è diventata la leader della protesta che in Iran sta facendo tremare il regime degli ayatollah. Un Paese dove le donne sono emarginate, disprezzate e talvolta uccise.

FATEMEH GUIDA LA RIVOLTA DELLE DONNE IN IRAN

Fatemeh ha iniziato a lavorare a teatro giovanissima, a soli 14 anni, e poi ha avuto una carriera di grandi successi, con 40 film girati con i più importanti registi del Paese. Ma non ha mai smesso di mostrare la sua passione civile per la modernizzazione dell’Iran, lottando in ogni mondo contro l’oscurantismo e la violenza del regime. Dopo il barbaro assassino di Mahsa “Zina” Amini, colpevole di non avere indossato in modo corretto l’hijab (il velo che copre la testa), Fatemeh ha fatto sentire la sua voce, ed è diventata il riferimento della protesta di piazza. In un filmato postato su YouTube, dice testualmente: <Io sono la madre di Masha, io sono la madre di tutte le donne dell’Iran. E nel mio Paese non voglio essere considerata una donna>. Una donna in Iran, ricordiamolo, oltre che non poter scegliere se e quale velo indossare, non può cantare da sola, andare allo stadio, giocare al calcio, guidare la moto, prendere la patente. Solo per citare alcuni semplici gesti di vita dai quali le donne iraniane sono escluse.

LE DONNE ALLA GUIDA DELLA PROTESTA IN IRAN

Ma dietro Fatemeh, e questa è la vera novità che arriva dall’onda lunga delle rivolte di piazza in tutto l’Iran, c’è un esercito di donne, di qualsiasi età e livello sociale. Parvaneh Kazemi, che ha scalato l’Everest, ha rovesciato su Instagram tutta la sua rabbia perché «il nome e l’immagine di noi donne sono usate  solo per commettere abusi». E sempre su Instagram viene ricordata la fotogiornalista Nooshin Jafari che sta scontando una condanna in carcere per «avere insultato i sacri principi dello stato». Intanto, nelle scuole femminili si è diffusa la prassi  di scarabocchiare slogan anti-regime sulle lavagne, ed ai dirigenti scolastici viene raccomandato di fare uscire le allieve una alla volta, per scoraggiare raduni e contestazioni.

Sono loro, le donne, che stanno guidando questo cambiamento, rendendolo così più forte e resistente, e più preoccupante per il regime. Le condizioni sono ideali, in un Paese di 87 milioni di abitanti, con una popolazione molto giovane. E almeno il 60 per cento degli studenti negli atenei dell’Iran è rappresentato da donne. Istruite, giovani, determinate: sarà difficile fermare le donne iraniane. Che, per una rivincita della storia, stanno anche regolando i conti con il loro passato: furono loro, infatti, a dare la spinta propulsiva per la liquidazione del regime dello scià, aprendo le porte alla dittatura degli ayatollah, trascinando l’Iran dalla padella alla brace. Una pagina di storia che oggi potrebbe finalmente essere nuovamente ribaltata.

Fonte immagine: National Museum of Asian Art

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