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Diritto alla disconnessione: niente mail e messaggi dopo l’orario di lavoro. Una scelta di civiltà

Si chiama diritto alla disconnessione: in Francia è una legge dello Stato, in Italia se ne parla, come sempre a vuoto, e intanto qualcuno inizia a fare da soli. Come l’università di Insubria che ha vietato messaggi e posta elettronica dalle 20 alle 7. La ricerca della società Bain & Company: la colpa è dei capi che non sanno organizzare il lavoro.

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DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE –

Qui siamo a un gesto di civiltà: dobbiamo avere, tutti e senza esclusioni, la libertà di scegliere e di potere ignorare mail, messaggi, sms, nel tempo libero. Per esempio, la sera tardi quando finalmente riusciamo a stare con la nostra famiglia o durante un giorno festivo, quando riscopriamo il piacere del silenzio. Si chiama diritto alla disconnessione, e mentre in Francia è scolpito in una legge dello Stato, in Italia è stato introdotto solo da alcuni enti o aziende. Come nel caso dell’università dell’Insubria a Varese: niente messaggi o posta elettronica per tutti i dipendenti dalle 20 della sera alle 7 del mattino.

DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE INSUBRIA –

La colpa sicuramente non è dei lavoratori, a qualsiasi livello, ma dei capi. La valanga di sms, mail e messaggi elettronici che i dipendenti devono leggere anche fuori durante l’orario di lavoro, e spesso nel fine settimana, è davvero insopportabile. Una ricerca appena pubblicata e realizzata dalla società di consulenza Bain & Company, indagando su più di 100 società in tutto il mondo, ha messo il dito nella piaga: sono i capi, i super manager, super pagati, che non sono capaci di organizzare bene il lavoro. E assediano fuori orario i loro dipendenti. E le vittime principali di questa ossessione sono le donne: un motivo in più per uscire dal tunnel. E disconnettersi.

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Dico subito che, dal mio punto di vista, il diritto alla disconnessione è sacrosanto, abbiamo il diritto, oltre che il dovere, di staccare la spina, di prendere una pausa, di non essere triturati da questa infernale macchina tecnologica che ormai è entrata dentro le nostre vite. Tutti i giorni. Tanto ne abbiamo diritto, se queste comunicazioni riguardano il lavoro che la disconnessione diventa naturale, perfino ovvia, al di fuori degli impegni presi con un’azienda o con il titolare di un ufficio. Certo, tutti possiamo trovarci nella condizione di lavorare in un giorno di festa (a me capita anche frequentemente), ma deve trattarsi di una scelta e non di un obbligo, e comunque nei giorni di festa, in generale, non si lavora. E allora perché bisogna essere martellati da mail ed sms, magari con le parole minacciose di un Capo autoritario e dispotico, al di fuori, dopo o prima, del normale orario di lavoro? Perché una donna che finisce di lavorare e vuole dedicarsi alla sua famiglia, alla sua casa, ai suoi figli, deve poi subire la violenza di essere comunque rintracciabile dal suo ufficio?

IN FRANCIA LA LEGGE SUL DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE –

In Francia il tema è talmente sentito che il diritto alla disconnessione è diventato una legge dello Stato. Anzi, fa parte della nuova legge sul lavoro: nessun dipendente di un’azienda, può essere costretto ad essere reperibile, con il telefono o con il computer, dopo e prima dell’orario di lavoro. Quando si stacca, si stacca: punto ed a capo. La legge non prevede sanzioni specifiche, ma lascia aperte le porte al negoziato tra sindacati e datori di lavoro per avere una certa flessibilità sull’argomento. È chiaro, infatti, che in alcuni casi possa essere necessario, se non indispensabile, dare una disponibilità ad essere connessi anche fuori dall’orario di lavoro. pensiamo a un affare che si deve concludere e per il quale si attende una firma o una comunicazione in serata.

DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE IN ITALIA –

Legge a parte, il diritto alla disconnessione è già una buona pratica in tante aziende, in Europa come in America. Per esempio alla Volkswagen sono vietate tutte le comunicazioni dopo le 18,15 e nei giorni del fine settimana. E regole simili esistono in diverse multinazionali americane. Anche in Italia, nell’ambito della legge sul “lavoro agile” in discussione in Parlamento, si ipotizza il diritto alla disconnessione. Ma, ripeto, queste sono le norme, che tengono conto anche dell’enorme quantità di ore che, di solito, passiamo negli uffici, durante il lavoro, a scrivere mail ed sms. Con il rischio di gonfiare uno spreco enorme di tempo, di salute, e di tensioni di stress. Prima delle norme, molto prima, dovrebbe valere un’idea di qualità della vita, di benessere individuale e collettivo, di stabilità delle nostre relazioni e dei nostri comportamenti con gli altri: disconnettersi è, sotto questo punto di vista, una necessità. Insostituibile. Come respirare, bere, mangiare.

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LEGGE PER IRREPERIBILITÀ FUORI UFFICIO –

Capisco di dire una cosa forte, ma riflettete guardandovi allo specchio e ricostruendo le vostre giornate. Non vi sembra che al loro interno ci sia un enorme spreco in funzione di un’eccessiva connessione con smartphone, cellulari e computer?  Se partite da questa risposta, allora non avrete bisogno di alcuna legge per migliorare la qualità della vostra vita. Ed essere magari anche un tantino più sereni e in pace con voi stessi e con gli altri.

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