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La scuola dovrebbe insegnare a difendersi dall’invasione della tecnologia. Invece fa il contrario

Più che lo smartphone in classe, serve una scuola che educhi al galateo digitale. A non essere sopraffatti dalle protesi elettroniche. A distinguere una bufala da una notizia.

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COSA SI DOVREBBE INSEGNARE A SCUOLA

Una scuola che insegue qualsiasi moda e distilla conformismo. Una scuola che smarrisce il senso del suo mestiere, formare a tutto tondo ragazzi e prepararli alla vita. È questa la scuola italiana alla luce del suo rapporto con la tecnologia.

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GALATEO DIGITALE

Ormai siamo tutti consapevoli, nelle nostre case, nelle nostre famiglie, che esiste un problema di “difesa” dalle protesi elettriche ed elettroniche, dallo smartphone al pc, dal desktop al tablet: siamo invasi, esageriamo nell’uso compulsivo di questi strumenti, non sappiamo come convincere figli e nipoti a qualche filtro rispetto alla dipendenza dal web. La scuola dovrebbe recepire questo cambiamento, farlo proprio e occuparsi di educazione digitale, di galateo digitale, di diete digitale. Insomma: dovrebbe aiutare i ragazzi a distinguere le grandi opportunità offerte dalla tecnologia, che vanno tutte esplorate, dai rischi, che bisogna bene mettere a fuoco prima di provare a scansarli. E invece la scuola che cosa fa? Pensando di cavalcare a modo suo la modernità, decide di introdurre nelle classi lo smartphone come strumento didattico, accompagnato, siamo sempre in Italia, ovvero nel regno della burocrazia quotidiana, da un decalogo per il suo uso. Una cosa che in un Paese dove il sistema scolastico funziona decisamente meglio del nostro, penso alla Francia, si sono guardati bene dal fare.

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COSE IMPORTANTI CHE DOVREBBE INSEGNARE LA SCUOLA

Poi ci sono i professori più modernisti dei modernizzatori. E allora avanti tutto con Twitter per imparare l’italiano o con WhatApp e Wikipedia per avvicinarsi alla letteratura. E zero spazio, come se non esistesse più, alla carta stampata dei giornali e dei libri. Anche qui: una rincorsa affannosa di una moda, senza uno straccio di progetto, senza un’idea compiuta di che cosa sia oggi la formazione.

I ragazzi, in quanto a uso della tecnologia, dalla scuola non hanno nulla da imparare. Semmai possono insegnarlo. Cosa che fanno puntualmente nelle loro famiglie con genitori, zii e nonni. Dovrebbe essere invece la scuola a dare la necessaria cassetta degli attrezzi per distinguere una bufala (adesso le chiamano fake news) da una notizia vera, un messaggio pubblicitario da un’informazione, un insulto da una frase polemica. Dovrebbe essere la scuola a riportare la tecnologia sotto il primato dell’uomo che non può stare con le mani in alto in segno di resa di fronte alla macchina. Dovrebbe. Ma invece la nostra scuola ha scelto la strada opposta: dare il suo sciagurato contributo alla deriva del web. E ai danni collaterali per intere generazioni di alunni.

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