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Commercio di armi, siamo al boom nel mondo. E in Italia vola l’export militare, un pessimo record

L’Istituto svedese Sipri avverte: è ripresa la corsa agli armamenti. E lo scorso anno sono stati spesi quasi 1.700 miliardi di dollari, nuovo record. A incassare c’è anche l’industria italiana. Pubblica.

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COMMERCIO DI ARMI NEL MONDO –

Riparte, a tutto gas, la corsa agli armamenti. In un mondo ipnotizzato dall’onda lunga della Grande Crisi, dalle ricorrenti domandi sul neopopulismo e sui disagi sociali, intanto c’è qualcosa di orrendo che, nel silenzio generale, sta avanzando: l’acquisto di armi. Nel 2016, secondo l’istituto di ricerca svedese Sipri, il più autorevole in queste analisi, nel mondo sono stati spesi 1.686 miliardi di dollari per acquistare armamenti. E così la spesa militare, che era rallentata tra il 2012 e il 2014, ha ripreso a crescere, e anche in modo molto sostenuto. Come si ci stessimo preparando e attrezzando a nuovi conflitti, e come se l’equilibrio geopolitico fosse sempre più precario.

Come mai la corsa alle armi? Premesso che un apparato difensivo, e dunque anche le armi, fanno parte da secoli dell’organizzazione di uno Stato (chi ne è sfornito non conta al tavolo del mondo globale), premesso che stiamo vivendo una guerra scatenata dai fondamentalisti islamici, con forti ripercussioni in tutti i paesi occidentali, per rispondere alla domanda e decifrare meglio il boom del commercio di armi, bisogna guardare da vicino i numeri. In prima fila tra i paesi che hanno aumentato gli investimenti negli armamenti nell’ultimo anno, ci sono, nell’ordine, la Russia (+ 5,9 per cento), la Cina (+ 5,4 per cento), l’Europa (+ 2,8 per cento) e gli Stati Uniti (+ 1,7 per cento).

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MERCATO DELLE ARMI NEL MONDO –

Ecco, dunque la risposta alle cause di questa nuova corsa agli armamenti: tutti i paesi protagonisti sulla scena della geopolitica mondiale sono impegnati ad aumentare la propria dotazione militare. Anche l’Europa delle anime belle, pronta a sfilare dalla parte dei pacifisti, pronta a indignarsi per le prove muscolari del regime coreano, e pronta a delegare sempre all’America il ruolo di «gendarme del mondo». L’Europa che, invece di attrezzarsi, anche contro l’attacco dei terroristi, con un impianto e una struttura di Difesa comune (che significherebbe anche ridurre le spese militari dei singoli stati), continua a procedere in ordine sparso. Salvo poi andare tutti insieme, i paesi dell’Unione, a braccetto, sul mercato delle armi per fare acquisti: uno spreco enorme di risorse pubbliche, di credibilità e di strategia.

ARMI PRODOTTE IN ITALIA –

In questo scenario l’Italia ha un ruolo doppiamente ambiguo. Mentre facciamo i conti con un’industria che arranca in quasi tutti i settori (specie dove non riusciamo ad esportare), siamo fortissimi proprio nella produzione e nella vendita delle armi. Nell’ultimo anno, nel silenzio generale, abbiamo avuto un vero boom delle esportazioni militari: + 85 per cento. E sapete chi c’è in prima fila a soffiare su questo fuoco da venti di guerra? Il gruppo Leonardo, ex Finmeccanica, ovvero una società controllata dallo stesso Stato italiano.

VENDITA ARMI IN ITALIA –

Così, a parole vogliamo la pace (a proposito: i pacifisti di lungo corso non hanno nulla da dire di fronte a questo scandalo?), nei fatti guadagniamo con la guerra (che sottintende l’acquisto delle armi) e con gli armamenti, in sfregio a quanto è scritto nelle leggi, nella Costituzione e nei trattati internazionali sul commercio. Facciamo soldi nel modo peggiore: contribuendo ad armare un mondo sull’orlo quotidiano di una crisi di nervi. E quindi molto più che instabile.

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AUMENTO VENDITE DI ARMI –

Tra le nuove nazioni che spingono il settore degli armamenti nel mondo, ci sono poi i paesi dell’est europeo, probabilmente preoccupati dalle tentazioni zarista della Russia di Putin. Seguono nell’ordine, il continente asiatico e il Medio Oriente.

USO ARMI IN AMERICA –

A guidare il mercato, in termini quantitativi, ci sono sempre gli Stati Uniti, dove nonostante i tanti episodi di cronaca nera, non si arresta la corsa agli armamenti. Anche da parte di cittadini privati che pensano così di difendersi da soli. Soltanto l’America, da sola, controlla una fetta pari a oltre 600 miliardi di dollari di questo mercato. Dunque, la lobby delle armi si conferma una delle più potenti del paese. E alle spalle degli americani compaiono i cinesi, con una spesa di 215 miliardi di dollari.

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