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Cellulari poco ecologici così difficili da smaltire

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C’ chi vorrebbe distruggerlo perche’ squilla troppo, c’e’ invece chi vorrebbe vederlo sparire per quella telefonata che non arriva mai. C’e’ poi chi lo getta via solo per acquistarne uno nuovo. Qualunque sia la fine di un telefonino, il vero problema e’ che non sara’ facile distruggerlo e soprattutto riciclarlo. Lo dimostra un’inchiesta di Altroconsumo pubblicata nel numero di maggio che ha preso in esame 19 apparecchi tra le marche piu’ diffuse (9 monoblocco e 10 a scorrimento) e ne ha verificato l’impatto ambientale: il risultato e’ che oltre la meta’ non sono riciclabili e quindi ecocompatibili.

L’inchiesta, precisa l’associazione di consumatori, intende valutare la compatibilita’ ambientale delle diverse fasi del ciclo di vita del telefonino, dalla produzione, imballaggio, accessori, consumi e smaltimento, limitandosi a fotografare il fenomeno senza voler dare valutazioni sui prodotti, di cui non indica nemmeno il prezzo.

“Il rischio ecologico e’ fondato”, scrive Altroconsumo spiegando con alcune cifre l’entita’ del pericolo: “per costruire 100 grammi di telefonino occorrono 30 chilogrammi di materiali, molti dei quali tossici e dannosi per l’ambiente”. Ancora piu’ imponente il mercato della telefonia mobile che produce esemplari a getto continuo: “Solo in Italia si vendono 17 milioni di cellulari all’anno, apparecchi dalla vita brevissima: mediamente 18 mesi”.

I produttori di telefonini lavorano su estetica e hi-tech senza dare alcun valore a “questioni ambientali o all’impatto negativo delle loro scelte”. Dal punto di vista normativo, precisa l’inchiesta, “nessuno dei 19 cellulari esaminati presenta problemi, tutti i produttori rispettano la legge”. Ed e’ proprio la legislazione “ancora troppo permissiva” l’anello debole su cui punta il dito l’associazione dei consumatori.

L’esame dei telefonini e’ iniziato con l’analisi e il peso dei materiali a partire dalle confezioni, cavetti e accessori compresi. Poi si e’ passati alla fase di smontaggio delle varie componenti, quindi il cellulare e’ stato sminuzzato in particelle di 4 millimetri per poter effettuare l’analisi chimica per rilevare la presenza di sostanze nocive.

Decisiva nella valutazione la presenza di piombo e di metalli nocivi non contemplati nella normativa Ue, come il nichel, riscontrato in “quantita’ significativa” in 12 modelli su diciannove, pur essendo un metallo da evitare, scrive Altroconsumo, “perche’ puo’ sviluppare reazioni allergiche (non sugli utenti, ma su chi ne entra in contatto in fase di produzione o smaltimento)”. Stesso discorso per la presenza di composti organici volatili (Cov), “sostanze contenute in colle, vernici e plastiche mal fatte che vengono poi rilasciate per lenta emissione” che dimostrano l’uso di materiali scadenti che “rappresentano un limite alla riciclabilita’ degli apparecchi, oltre che un rischio per i lavoratori”.

Passando alla fase di smaltimento, Altroconsumo spiega che “un telefonino facilmente smontabile si traduce nella possibilita’ di riciclare le varie parti che lo compongono”. Purtroppo, prosegue l’inchiesta, “questa condizione si verifica solo nel 50 per cento degli apparecchi, sia perche’ sono difficilmente smontabili (le componenti non sono tenute insieme a incastro ma per mezzo di colle e viti) sia per la natura intrinseca dei materiali usati, non riciclabili”.

Che sia possibile limitare l’uso di sostanze nocive, sottolinea l’inchiesta, lo dimostra il Motorola W230, unico telefonino che ha passato il test con il segno + (equivalente a Buono). Gli altri esemplari che hanno raggiunto la sufficienza (Accettabile) sono monoblocco, in gran parte prodotti in Cina: Sony Ericsson J120i, Sony Ericsson T280i, Lg Kp130, Lg Kp100, Nokia 1650, Samsung Sgh-M110, Samsung Sgh-C180. Tra i monoblocco l’unico “Mediocre” risulta il Nokia 2600 Classic. Tra quelli a scorrimento l’unico “Accettabile” e’ Lg Kf 600, tutti gli altri passano il test con “Mediocre” (Samsung Sgh-F330, Motorola RizrZ8, Samsung Sgh-U700, Sony Ericsson W580i, Nokia 6210 Navigator, Sony Ericsson W760i, Lg Km500, Motorola MotoZ10, Nokia 7610Supernova).

L’inchiesta dimostra in maniera evidente che i modelli a scorrimento sono “meno ecocompatibili” di quelli monoblocco. Altroconsumo si augura quindi che le aziende migliorino il loro status ecologico e suggerisce alcuni obiettivi da raggiungere con il minimo sforzo: sostituire il caricabatterie con un caricatore usb, vendere separatamente gli accessori e renderli utilizzabili su tutti i modelli, ridurre la confezione e i manuali, usare solo plastiche riciclabili e rendere possibile l’uso di due sim card contemporaneamente per evitare un secondo telefonino. Infine, il cellulare fuori uso non va gettato nella spazzatura ma nelle “piazzole ecologiche” allestite dalle aziende di nettezza urbana oppure, quando e’ possibile, consegnarlo al negozio dove si e’ acquistato il nuovo telefonino.