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Cambiare vita? Qualcuno ci riesce

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La scrivania che sembra restringersi. Le scadenze che soffocano. Un lavoro che non dà più soddisfazioni, tantomeno stimoli. Nella vita succede. Accade di essere stanchi di un impiego. Stufi delle abitudini. E di voler cercare nuove emozioni. Oppure, più banalmente, si vorrebbe rincorrere un sogno che è rimasto a giacere nel cassetto per anni. Basta cogliere quell’attimo che aiuta a fare un salto. Il più delle volte nel buio, senza garanzie. Il tutto per cambiare vita.

Non sempre ci si riesce. Anzi. Famiglia, responsabilità. Ma chi di voi non ci ha mai pensato? Scappare, prendere un aereo per un paese lontano. Altrimenti dire quelle quattro paroline al capo che sono sempre sulla punta della lingua e poi licenziarsi in tronco (da fare preferibilmente con una via d’uscita già ben delineata). Altre volte sono i tempi. Le circostanze che obbligano a rivoluzionare la propria vita. Le statistiche dicono che nella maggior parte dei casi sono i 50enni a doversi reinventare (900 mila gli ex occupati con i capelli grigi), complice anche la crisi  che non ha lasciato scampo a molti. Poi ci sono i giovani che fuggono all’estero per cercare fortuna e opportunità . Almeno 50 mila ogni anno, di cui il 70 per cento è laureato.

E ancora magistrati che si scoprono scrittori (come Gianrico Carofiglio). Impiegati che diventano cuochi. Imprenditori che si riciclano tenori. Oppure succede che due ragazze (entrambe 30enni) lascino il mondo super glamour della moda per fare un orto. E portare a domicilio ciò che hanno coltivato. Maria Vittoria Resta e Angelica Martinoni hanno fatto il grande «salto» lo scorso anno. Si sono licenziate, individuato la terra, fondato Ortaie, aperto un sito internet  e fatto assaggiare i loro prodotti. Il sistema è semplice, ogni settimana recapitano una scatola con tutti i frutti di stagione, in base anche ai gusti. A settembre 2010 avevano 30 clienti. Oggi ne contano più di 100.

«È incredibile ma siamo riuscite a stare a galla con i conti. E adesso tutto quello che guadagniamo lo reinvestiamo», spiega Maria Vittoria, detta Taia, mentre guida il furgoncino con cui ha fatto le consegne a Milano per tornare a Cigole, in provincia di Brescia, dove c’è l’orto che è arrivato a 7mila metri quadri. Ad aspettarla Gabriella Pettinari che «ci ha insegnato tutti i segreti dell’agricoltura». Per il resto sono sole. A coltivare, zappare, raccogliere, dall’alba al tramonto. «Vivere con i ritmi della natura è straordinario. Soprattutto per è abituato ai ritmi frenetici di una grande città». Questo non vuole dire che le ragazze lavorino di meno, anzi. «Ma le soddisfazioni sono enormi. Così come le responsabilità». Dai loro precedenti impieghi hanno imparato «l’organizzazione, ascoltare le persone e quello di cui hanno bisogno». Taia ammette anche la grande fortuna di «avere una famiglia alle spalle che ci ha dato un spinta, ci ha aiutate e sostenute anche se all’inizio erano scettiche». Non c’è alcuna nostalgia per la vita precedente, ma a volte accade ci siano i momenti di sconforto. «Succede che perdi clienti perché non puoi portare i pomodori a dicembre. Le persone non sono più abituate a mangiare verdura di stagione, ma vorrebbero tutto subito». E questo non è possibile per chi ha fatto del rispetto della natura la propria missione. In ogni caso, spiega «per compiere un passo del genere ci vuole coraggio». E non solo, «è necessario capire quando un treno sta passando e saltarci su, raccogliere la sfida».

Questa è un storia come tante altre. Voi vorreste cambiare vita e inseguire un sogno?