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Burocrazia bestiale: viaggiare con un animale e’ un avventura e siamo arrivati a oltre 40mila cani e gatti abbandonati in strada

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Quest’estate abbiamo deciso di portare il cane in vacanza con noi, in Sicilia, e non lasciarlo a Roma, accudito dalla portiera del palazzo. Ma non potevamo certo immaginare che fare viaggiare gli animali domestici in Italia si traduce un’impresa molto complessa. Una montagna di carte, documenti, autorizzazioni. E una vera giungla di regole che disciplinano questo tipo di trasporto, a secondo del mezzo scelto e perfino della compagnia.

Iniziamo con i documenti. Il passaporto europeo, per cani e gatti, è obbligatorio, e consente di identificare il proprietario dell’animale e le vaccinazioni eseguite. Giusto. E’ incomprensibile, però, il motivo per il quale i vaccini li può fare il veterinario, ma il passaporto deve rilasciarlo la Asl competente: un doppio passaggio, con spreco di tempo, di soldi e di documenti. E lo stesso discorso vale per l’uso del microchip che intanto sta diventando obbligatorio in tutti i paesi europei.

Dopo la burocrazia dei documenti, e di una presunta sicurezza sanitaria, arriva quella sulle modalità dei viaggi. L’unica regola certa è la seguente: ognuno fa quello che vuole. Le compagnie aeree low cost, per esempio, non  accettano animali, mentre l’Alitalia offre la doppia possibilità, a pagamento, del viaggio in cabina oppure in stiva, ed Air One (ma adesso non è controllata da Alitalia?)  imbarca al massimo un cane o un gatto per ciascun volo. Sono fondamentali, per la soluzione finale, le misure dell’animale: se pesa meno di dieci chilogrammi va in un’apposita gabbietta e viene considerato bagaglio a mano, al di sopra di questa misura finisce nella stiva. Per il treno, non sognatevi di muovervi senza avere letto con attenzione il lungo regolamento predisposto dalle Ferrovie italiane. Potreste avere qualche spiacevole sorpresa. Cani e gatti non sono autorizzati, per esempio, a viaggiare sui vagoni dell’Alta velocità, e quindi bisogna partire dall’Intercity a scendere. Ovviamente, sono obbligatorie la museruola e il guinzaglio, mentre il trasferimento non è gratis: costa la metà di un biglietto di seconda classe.

Di fronte a questa babele di regolamenti, documenti, disposizioni caso per caso, molti proprietari di animali scelgono la soluzione più semplice: mollano i loro affezionati compagni di vita. Con il risultato che soltanto nello scorso anno in Italia si sono contati 41mila cani e gatti abbandonati. La nefandezza di lasciare un animale non ha giustificazioni di nessun tipo, e le associazioni che proteggono cani e gatti hanno deciso di promuovere, attraverso squadre di volontari, controlli a tappeto sulle strade per verificare chi lascia gli animali con tanto cinismo. Ma certo, se la burocrazia fosse meno asfissiante per portare un cane o un gatto al mare, sicuramente diminuirebbero i mostri che abbandonano gli animali.