Come funziona la pet therapy con i pesci

Osservarli mentre nuotano può favorire rilassamento, attenzione e benessere. Ma non sostituisce le terapie e va sempre rispettato il benessere dei pesci.

Persona osserva un acquario come attività di rilassamento

La pet therapy con i pesci si basa principalmente sull’osservazione degli animali mentre nuotano in un acquario. I movimenti lenti e regolari, i colori e la presenza dell’acqua possono favorire rilassamento, concentrazione e riduzione dello stress. Un effetto che rientra nel più ampio rapporto tra natura e benessere psicofisico.

È bene però fare una distinzione. In Italia gli Interventi Assistiti con gli Animali, comunemente indicati come pet therapy, coinvolgono soprattutto cani, cavalli, asini, gatti e conigli. Nel caso dei pesci si tratta quindi, nella maggior parte delle situazioni, di osservazione dell’acquario come attività di supporto al benessere, e non di una terapia capace di sostituire cure mediche o psicologiche.

Come funziona

Persona anziana osserva un acquario in una struttura assistenziale

La pet therapy con i pesci presenta una caratteristica particolare: a differenza di quella praticata con cani, gatti, cavalli o asini, non richiede un contatto fisico con l’animale. La relazione nasce soprattutto attraverso l’osservazione.

Ci si siede davanti all’acquario e si seguono i pesci mentre nuotano, cambiano direzione, si muovono tra le piante o si avvicinano al cibo. La regolarità di questi movimenti può aiutare a rallentare il ritmo dei pensieri e a spostare l’attenzione dalle preoccupazioni verso ciò che accade nella vasca.

L’osservazione può durare pochi minuti oppure essere inserita all’interno di un’attività più strutturata. In alcuni casi la persona può partecipare anche a semplici operazioni, come la somministrazione del cibo, sempre rispettando le necessità degli animali e le indicazioni di chi gestisce l’acquario.

Dove si pratica

Gli acquari possono essere presenti in case private, sale d’attesa, strutture per anziani e alcuni ambienti sanitari o assistenziali. Proprio l’osservazione dei pesci in luoghi dove le persone possono sperimentare tensione o attesa è stata oggetto di diverse ricerche.

La semplice presenza di un acquario, però, non significa che sia in corso una vera pet therapy. Gli Interventi Assistiti con gli Animali prevedono obiettivi precisi e il coinvolgimento di professionisti qualificati. In casa, invece, l’acquario può essere semplicemente un’occasione per fermarsi, osservare e ritrovare un po’ di tranquillità, insieme ad altri rimedi naturali contro lo stress.

Per chi è adatta

L’osservazione dei pesci può essere piacevole soprattutto per chi sente il bisogno di rallentare, concentrarsi e ridurre la tensione. Uno dei vantaggi è proprio l’assenza di un’interazione fisica diretta: non servono carezze, passeggiate o particolari abilità nel rapporto con l’animale.

Per questo motivo l’acquario può essere utilizzato come attività di supporto anche con anziani e persone con difficoltà cognitive. Alcuni studi hanno analizzato, per esempio, la presenza di acquari nelle strutture che accolgono persone con demenza, osservando possibili effetti sull’attenzione e sul comportamento durante i pasti.

Anche per i bambini può essere un’esperienza interessante, purché i pesci non vengano considerati semplici elementi decorativi o giocattoli. Osservarli, imparare a riconoscere le specie e comprendere le esigenze dell’ecosistema acquatico può favorire attenzione, pazienza e senso di responsabilità. Aspetti che fanno parte anche dei benefici più generali della relazione con gli animali domestici.

I vantaggi

Acquario domestico con pesci osservato da una persona

I possibili benefici della pet therapy con i pesci riguardano soprattutto il rilassamento e il benessere psicologico. Guardare un acquario può aiutare a rallentare, distrarsi dalle preoccupazioni e migliorare temporaneamente l’umore.

Una ricerca scientifica pubblicata su Environment and Behavior, realizzata da studiosi delle università di Plymouth ed Exeter insieme al National Marine Aquarium, ha osservato le reazioni delle persone davanti a un grande acquario durante diverse fasi di ripopolamento. Con l’aumentare della presenza di pesci e altre forme di vita marina, i ricercatori hanno rilevato tempi di osservazione più lunghi, una riduzione della frequenza cardiaca e un miglioramento dell’umore percepito.

I risultati della ricerca scientifica devono comunque essere interpretati con prudenza. Una revisione sistematica pubblicata su PLOS One, che ha preso in esame 19 studi sull’interazione tra persone e pesci negli acquari, ha trovato dati promettenti rispetto a rilassamento, ansia, umore e alcuni parametri fisiologici, ma anche studi nei quali non sono emersi effetti significativi. Servono quindi ulteriori ricerche per arrivare a conclusioni più solide.

Un altro filone di studio riguarda le persone con demenza. In uno studio condotto su 62 persone con Alzheimer, l’introduzione di acquari nelle strutture assistenziali è stata associata a un aumento dell’assunzione di cibo durante i pasti. Un risultato interessante, che però non significa che l’acquario possa essere considerato una cura per la malattia.

Le controindicazioni

La prima precauzione è non attribuire all’acquario effetti che non sono stati dimostrati. La pet therapy con i pesci non sostituisce terapie mediche, psicologiche o riabilitative. Può eventualmente affiancarle all’interno di un percorso definito da professionisti oppure essere utilizzata semplicemente come attività rilassante.

E vale anche qui un principio fondamentale di Non sprecare: il benessere delle persone non può andare a scapito di quello degli animali. L’acquario deve essere adeguato alle specie ospitate, con spazio, temperatura, illuminazione, filtraggio e alimentazione corretti. I pesci sono esseri viventi e non elementi decorativi da disturbare continuamente per ottenere una reazione.

Serve attenzione anche all’igiene. L’acqua e gli oggetti presenti nella vasca possono contenere microrganismi, quindi è importante lavare bene le mani dopo la manutenzione dell’acquario e utilizzare guanti quando necessario, soprattutto in presenza di tagli o ferite. Chi ha difese immunitarie compromesse dovrebbe evitare di occuparsi direttamente della pulizia della vasca senza prima chiedere indicazioni al medico.

Negli ospedali e nelle strutture sanitarie, infine, la presenza di un acquario deve essere valutata considerando igiene, caratteristiche dei pazienti e protocolli della struttura. Il possibile beneficio dell’osservazione non deve mai compromettere né la sicurezza delle persone né il benessere dei pesci.

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