L’attuale modernità è incompatibile con il desiderio di un figlio

Non ci sono soltanto motivi economici alla base della crescente denatalità. Quanto un'organizzazione della vita e della società che non incentiva la decisione di avere una famiglia e dei figli. E semmai la scoraggia

desiderio di un figlio

Più smartphone, meno bambini. Al lungo elenco di motivazioni che allontanano il desiderio della maternità e della maternità si è recentemente aggiunta anche la capillare diffusione dello smartphone e dei social media. Lo psicologo sociale Jonathan Haidt, autore del libro The Anxious Generation, sostiene, per esempio,  che l’uso intensivo di smartphone e social media abbia trasformato profondamente le relazioni sociali dei giovani. Alcuni commentatori hanno collegato questa tesi alla diminuzione di appuntamenti, relazioni e quindi potenzialmente delle nascite. Provando a sintetizzare il ragionamento: il boom degli smartphone e dei social, e il loro uso compulsivo,  hanno profondamente trasformato l’infanzia e l’adolescenza, contribuendo a un aumento di problemi di salute mentale, isolamento sociale e riduzione delle esperienze nel mondo reale. Se i giovani socializzano meno, formano coppie più tardi e vivono relazioni più fragili, allora nel lungo periodo potrebbe diminuire anche la natalità.

Il demografo Lyman Stone è ancora più netto: smartphone, Internet  e intrattenimento digitale riducono la formazione di coppie e il desiderio di avere figli. Le tecnologie digitali hanno  modificato il modo in cui le persone si incontrano; costruiscono relazioni sentimentali; trascorrono il tempo libero; formano famiglie. In pratica,  una parte del fenomeno della denatalità può essere essere spiegata dal fatto che il mondo digitale sostituisce alcune interazioni sociali che in passato favorivano la creazione di coppie e famiglie.

Questa narrazione che chiama in causa la tecnologia ( e tra poco arriverà anche il rapporto tra denatalità e Intelligenza artificiale) si aggiunge alle motivazioni ricorrenti, che sono:

 

  • Istruzione molto lunga: si entra tardi nel mercato del lavoro e si rimanda la formazione della famiglia.
  • Costo della vita molto alto, e ciò scoraggia il progetto di una famiglia con dei figli.
  • Alto investimento per figlio (“quality-quantity trade-off”): i genitori preferiscono avere pochi figli e investire molto nella loro istruzione e nel loro benessere.
  • Urbanizzazione: i figli non sono più una risorsa economica per la famiglia, ma rappresentano soprattutto un costo.
  • Partecipazione femminile all’istruzione e al lavoro, che aumenta il costo-opportunità della maternità.
  • Scarsi incentivi alla maternità, e poche soluzioni per favorire i congedi parentali.
  • Individualizzazione delle scelte di vita: matrimonio, figli e famiglia diventano opzioni e non più passaggi socialmente obbligati.
  • Mercati del lavoro competitivi, e impostati sull’ansia da prestazione,  rendono più difficile programmare famiglie numerose.
Su queste teorie, tutti più o meno fondate, si è abbattuta come un fulmine la tesi dell’economista Jesús Fernández-Villaverde, uno dei macroeconomisti spagnoli più influenti a livello internazionale, docente

alla University of Pennsylvania, che alza il tiro è inquadra il problema così: «La modernità, nella sua forma attuale, è incompatibile con una fertilità pari al tasso di sostituzione».

Secondo questa idea,  la causa più profonda della natalità non è strettamente economica né tantomeno legata al dominio della tecnologia, quanto il fatto che l’organizzazione sociale delle società moderne, e i nostri stili di vita, rendono  difficile mantenere una fecondità al livello di sostituzione generazionale.tutto il resto, compresi gli  smartphone e i social media o anche il costo della vita,  sono acceleratori e amplificatori  di trasformazioni già in corso.

La sua argomentazione è stata sviluppata anche in post pubblici e interviste. Ad esempio, in una discussione sulla cosiddetta “aritmetica del tasso di sostituzione”, sostiene che una società moderna ha bisogno di molte più famiglie con tre o più figli per raggiungere la soglia di rimpiazzo generazionale, mentre le istituzioni e gli incentivi contemporanei rendono questa scelta sempre più difficile.

La modernità di cui parla  Fernández-Villaverde risale già al XX secolo ed è un insieme di cambiamenti epocali, che poi si sono moltiplicati a ritmi forsennati con il boom della tecnologia, come per esempio il  passaggio da una società agricola a una industriale e poi dei servizi, nelle quali i figli non sono più una risorsa economica per la famiglia come nelle economie rurali. Oppure la secolarizzazione delle società occidentali: il peso sempre minore delle norme religiose tradizionali sulla famiglia e sulla procreazione si riduce.E ancora: l’individualismo spinto (che porta fino alla morale fai-da-te), la crisi dell’idea di comunità e delle relazioni che sottintende, il presentismo come bussola di vita. Le stesse istituzioni della modernità — scuola, mercato del lavoro, città, sistema abitativo, aspettative educative — spingono razionalmente verso un numero di figli inferiore al livello di sostituzione. E per  questo  la modernità, nella sua forma attuale, è incompatibile con una fecondità di circa 2,1 figli per donna.

Ricordiamo che la soglia di 2,1 figli per donna è il cosiddetto tasso di sostituzione (replacement fertility rate): il livello medio di fecondità necessario affinché una generazione di donne venga sostituita dalla successiva senza crescita né declino della popolazione (ignorando l’immigrazione). Il valore non è esattamente 2 perché una piccola quota di bambini non arriva all’età riproduttiva e perché nascono leggermente più maschi che femmine.A quanto siamo oggi?

I valori variano molto da paese a paese.

  • Italia: circa 1,18 figli per donna nel 2024, uno dei livelli più bassi al mondo. Italia
  • Unione Europea: circa 1,4–1,5.
  • Stati Uniti: circa 1,6. Stati Uniti
  • Corea del Sud: intorno a 0,75–0,8, tra i valori più bassi registrati. Corea del Sud
  • Francia: circa 1,6–1,7, tra i livelli più alti dell’Europa occidentale. Francia
  • Mondo: circa 2,2–2,3, quindi ancora leggermente sopra il livello di sostituzione, ma in rapido calo rispetto a oltre 5 figli per donna negli anni Sessanta.
Ragionare senza pregiudizi e soluzioni semplificate sulla crisi della fertilità, e sulle conseguenza che determina fino a rendere il mondo meno sostenibile, come ha fatto nella tesi provocatoria lo spagnolo  Fernández-Villaverde aiuta a capire la profondità di un problema che accompagnerà a lungo la convivenza degli uomini e delle donne.

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