Anoressia delle modelle, la storia di Georgina Wilkins e come si cura
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Moda killer: durante la Fashion Week non dimentichiamoci il problema dell’anoressia

Anoressia delle modelle ma anche delle ragazze comuni: un rifiuto, e quindi uno spreco, del proprio corpo che diventa una macchina da smontare, distruggere.

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La Fashion Week imperversa, e noi di Non Sprecare, che sosteniamo il made in Italy e la moda critica, non vogliamo dimenticare anche il problema dell’anoressia delle modelle, che flagella le ragazze (e i ragazzi) dentro e fuori dalle passerelle.

ANORESSIA DELLE MODELLE: GEORGINA WILKIN. Una storia presa da Dagospia esemplifica chiaramente come sia facile entrare nel tunnel, quella di Georgina Wilkin. Quando aveva 15 anni, il suo agente  l’aveva notata, dicendole che per sfruttare il suo enorme potenziale avrebbe dovuto perdere centimetri sui fianchi e sulla vita e iscriversi in palestra. È bastato questo per spingere Georgina nel giro di sei mesi nella spirale dell’anoressia. Le venivano imposte delle misure pazzesche in cambio di contratti di lavoro con case di moda. La modella sfilò per Prada e per altri stilisti prestigiosi, ma quando si ammalò gli agenti che avevano contribuito alla sua distruzione la scaricarono:  nessuno vuole presentare un prodotto “difettoso”. Oggi la Wilkin ha 23 anni ed è riuscita a guarire.

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COS’è L’ANORESSIA. L’anoressia è una malattia dell’identità. Un rifiuto, e quindi uno spreco, del proprio corpo che diventa una macchina da smontare, distruggere. Il cibo si trasforma in un’angoscia e il paziente si costruisce la sua «gabbia d’oro» di cui scrisse nel 1978 la psichiatra Hilde Bruch, teorizzando per la prima volta l’anoressia nervosa. C’è, sotto traccia, un modello irraggiungibile di magrezza, una forma di autolesionismo e l’illusione di una manipolazione infinita dell’essere. Dilaga il senso del nulla e lentamente questa malattia sta diventando il male oscuro del nostro tempo. (Brano tratto dal libro Non Sprecare di Antonio Galdo).

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COME SI ESCE DALL’ANORESSIA. Ci sono centri in tutta Italia, e anche una struttura sperimentale che ha una bella storia: L’esperimento di Palazzo Francisci, ormai riuscito e riconosciuto da studiosi che arrivano anche dall’estero per carpirne i segreti, è nato  nel 2004, e si è immediatamente svelato come una scommessa perfino temeraria, perché dal tunnel dell’anoressia e della bulimia non si esce solo con i farmaci e con i protocolli ospedalieri. Quando ci sono, non bastano: bisogna lavorare sull’anima dei pazienti.

PALAZZO FRANCISCILaura Dalla Ragione, una psichiatra cresciuta nel servizio pubblico sanitario, non ha dubbi: la sorgente dell’anoressia, diagnosticata con gli strumenti di chi prova a prosciugarla, è nella psiche di donne e uomini che coltivano «l’idea onnipotente di controllare il corpo» e si presentano spogliati, disarmati, fragili, «di fronte alle inquietudini del tempo che viviamo». Da qui la scommessa di Laura, con la residenza di Palazzo Francisci che lei ha inventato dal nulla, dopo una lunga militanza nella frontiera tra medicina, psichiatria e filosofia.

l’immagine è tratta da questo sito

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