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Allarme Fao: “Il cibo non è mai stato così caro”

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I prezzi degli alimentari volano mettendo a segno il rincaro più alto da sempre. A lanciare l’allarme è la Fao, che ha registrato per febbraio l’ennesimo record: il rialzo maggiore da quando esistono le serie storiche, ovvero dal 1990.

Sull’aumento dei prezzi ha pesato il caro-energia, che ha dato un ulteriore spinta a una corsa lunga otto mesi. Una fiammata che da una parte risente del caso esploso nel Nord Africa e nel Medio Oriente e dall’altra nè è alla base, rappresentando la causa prima delle «rivolte del pane». Infatti, il Fondo monetario internazionale ha commentato con «preoccupazione» i nuovi massimi, proprio per l’impatto che possono avere sulle fasce più povere della popolazione.

Guardando ai numeri, a febbraio l’indice dell’organizzazione, fondato su un paniere di beni composto da materie prime come grano, riso, carne, prodotti caseari, è schizzato a 236 punti, con un aumento del 2,2% sul mese prima, che è appunto l’incremento maggiore da quando va avanti la rilevazione, oltre vent’anni.

L’agenzia dell’Onu per l’alimentazione e l’agricoltura spiega come i rincari abbiano riguardato tutte le commodity monitorate, ad eccezione delle zucchero. In particolare, l’indice dei prezzi dei cereali, in cui rientrano grano, riso e mais, è salito del 3,7%, raggiungendo il livello più alto dal luglio 2008. I prezzi di latte e derivati sono balzati del 4% da gennaio, mentre quelli della carne, che hanno un peso importante sui consumi delle famiglie nei Paesi industrializzati, hanno messo a segno un rialzo congiunturale del 2%.

Per David Hallam, direttore della divisione Fao Commercio e Mercati, «l’improvviso picco del prezzo del petrolio potrebbe esacerbare ulteriormente la situazione già molto precaria dei mercati alimentari». Gli squilibri nel comparto oil aggiungono, ha sottolineato, «ulteriore incertezza sull’andamento dei prezzi, proprio quando sta per avere inizio la semina in alcune delle principali regioni produttrici». Alle tensioni sul settore energetico si aggiunge, ha evidenziato sempre la Fao, l’attesa per una restrizione dell’offerta di cereali, che potrebbe generare nuovi rincari (già a febbraio, rispetto allo stesso mese del 2010, si è registrato un aumento del 70% dei prezzi internazionali dei cereali all’export). Mentre sul fronte petrolio, ha fatto sapere il dg della compagnia petrolifera statale libica Noc, la produzione di petrolio del Paese si è dimezzata a causa delle rivolte.

Insomma, l’inflazione è sempre più sottoposta alle pressioni di pane ed energia. A confermarlo è anche il governatore della Bce, Jean-Claude Trichet, che parla di spinte crescenti sui prezzi proprio a causa del rincaro dello commodity. Per Confcommercio «con il boom delle materie prime alimentari ed energetiche», il rialzo dei prezzi al consumo «potrebbe arrivare entro l’estate fino al 3%». La fiammata delle commotidy suscita timori anche tra gli agricoltori, secondo Confagri, «i già provatissimi bilanci» sono sempre più a rischio.