Adolescenti e alcol: nessuno controlla e 1 quindicenne su 3 ha già bevuto di tutto

Dilaga la moda del “binge drinking”: cinque bevande alcoliche scolate in meno di due ore. I commercianti che vendono superalcolici ai minorenni restano sempre impuniti. E si sfiora continuamente la tragedia.

ABUSO ALCOL TRA I GIOVANI –

Una tragedia sfiorata, e l’ennesimo caso di un adolescente che rischia la vita per l’ebbrezza di una bevuta di superalcolici. Una storia quasi di ordinaria amministrazione, purtroppo, in quelle notti metropolitane, a Roma, Napoli e Milano, dove si confonde il piacere della movida con la sfida inconsapevole alla morte in agguato. Il ragazzino quindicenne si era rifornito di una bottiglia di vodka, come un normale avventore notturno, in un’enoteca di uno dei quartieri caldi, il Vomero, della Napoli di questi fine settimana con il brivido. Ha bevuto con l’incoscienza della sua età, forse per mostrare una finta maturità, ed è finito in coma etilico, rischiando la pelle. Un episodio non isolato. In Italia, avvertono le disarmanti statistiche, un quindicenne su tre ha già bevuto di tutto e il 10 per cento dei ragazzi tra i 13 e 24 anni sono diventati dei cultori del binge drinking, la sciagurata moda di marca anglosassone con la quale 5 bevande alcoliche vengono scolate di fila nel giro di 2 ore. Senza che nessuno alzi un dito e provi a fermare questo fenomeno di massa, con il quale gli adolescenti sprofondano nel baratro dell’alcol facile. Troppo facile.

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DROGHE E ALCOL TRA I GIOVANI –

In realtà i veri responsabili di un fenomeno che avvelena e spaventa la vita di migliaia di famiglie, costrette a vivere con il batticuore del fine settimana a rischio, non sono i ragazzi, ma gli adulti. A partire da quelli che lucrano su questo commercio: le leggi esistono, e non c’è bisogno di inventarne altre, peccato però che non si applicano. Il commerciante spregiudicato, come il titolare dell’enoteca del Vomero, se la cava sempre con la totale impunità. Al massimo una denuncia, mai una sospensione o il ritiro della licenza come pure è previsto dalle norme. Così chi deve applicare la legge, dalle forze dell’ordine alla magistratura, non riesce a imprimere una svolta nella battaglia contro i superalcolici di facile accesso ai minorenni, e tutto viene archiviato come se non ci fosse alle spalle un fenomeno di massa. In attesa di una prossima, possibile tragedia. E infine le scuole, dove la conoscenza dei guasti dell’alcol e delle droghe, leggere o pesanti che siano, viene rimossa come un problema di singoli individui e di singole famiglie.

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Ricordo una ragazza milanese sedicenne, si chiamava Giorgia, che dopo avere passato alcuni giorni al confine tra la vita e la morte per una coma etilico, e dopo avere avuto un trapianto di fegato, ha iniziato una seconda vita, girando nella scuole di Milano per raccontare la sua storia e per mettere in allarme i suoi coetanei che potevano rischiare la vita come lei. La sua lezione si intitolava così: Non sprecare la tua vita. Un titolo che noi adulti, ciascuno con le proprie responsabilità, dovremmo scolpire nelle nostre teste. Prima che sia troppo tardi.

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