Sigarette elettroniche, tutta la verità: dal parere dei medici al boom commerciale

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Un successo fatto di cifre da capogiro, le cui dimensioni pongono ora la necessità di affrontare senza indugio importanti problematiche dal punto di vista medico-scientifico e legislativo. La diffusione sempre più capillare della sigaretta elettronica (o e-cigarette) è testimoniata non solo dal numero sempre più significativo di utilizzatori, ma anche dal moltiplicarsi delle aziende produttrici e dei punti vendita specializzati nel commercio di tali articoli. Con questo Speciale di Non Sprecare dedicato proprio al fumo elettronico cerchiamo di fare chiarezza su un argomento ormai sulla bocca di tutti ma in realtà ancora poco conosciuto. Partiamo dalle cifre, dalla storia e dalle questioni da risolvere legate a questo prodotto.

Secondo i dati dell’Associazione Nazionale Fumo Elettronico (ANaFe), che riunisce l’80% delle aziende operanti in Italia nella produzione e nella distribuzione delle sigarette elettroniche e degli aromi che vengono utilizzati per modificarne il sapore (dei quali il nostro Paese è il principale produttore in Europa), a livello nazionale sarebbero circa un milione gli “svapatori” utilizzati (praticamente il 10% del totale dei fumatori). Per ognuno di questi la spesa totale per l’utente (comprensiva dell’acquisto del kit iniziale, delle ricariche e degli accessori) sarebbe di circa 450 euro all’anno, con un evidente risparmio rispetto alle “bionde” tradizionali (il cui costo medio è di circa 1.460 euro annui).

Il fatturato del settore nel 2012 si è attestato sui 350 milioni di euro e il numero dei punti vendita alla fine dello scorso anno è arrivato a quota 1.500 (con una stima che prevede di sfondare quota 2mila entro il primo semestre del 2013): una concentrazione che risulta maggiore in centri come Milano, Torino e Roma. L’intero comparto dà lavoro a circa 4mila addetti (indotto escluso).

Anche se l’e-cigarette è balzata all’attenzione dell’opinione pubblica solo negli ultimi anni, in realtà il prototipo originario di tale tecnologia risale addirittura agli anni ’60 del secolo scorso grazie all’intuizione all’americano Herbert A. Gilbert che per primo ipotizzò la creazione di una sigaretta senza tabacco e senza processi di combustione. Un’idea che restò senza reali sbocchi fino ai primi anni del XXI secolo, quando fu ripresa in mano dall’imprenditoria cinese con la ditta Ruyan che ne elaborò una prima evoluzione; si deve poi sempre al grande Paese asiatico, e in particolare al dottor Yunqiang Xiu, il perfezionamento di una più moderna versione del dispositivo nel 2008.

In Italia l’e-cigarette è stata messa in commercio dapprima solo tramite le farmacie. Ma è col boom attuale che è diventato urgente un intervento in due diverse direzioni. Da una parte lo svolgimento di ricerche scientifiche imparziali e approfondite sui possibili effetti sulla salute umana, ancora tutti da verificare; dall’altra, e conseguentemente anche agli esiti degli studi clinici, la creazione di una legislazione organica sull’argomento. La sigaretta elettronica, infatti, non contenendo tabacco non è regolata dalle norme vigenti riguardanti questi tipi di prodotti; ma non venendo considerata neppure un farmaco non è sottoposta neanche alle regole previste per i prodotti farmacologici contenenti nicotina. In Italia al momento la vendita è vietata ai minori di 18 anni, mentre a livello continentale la Commissione Europea nel dicembre del 2012 ha adottato una proposta di revisione dell’attuale direttiva sui prodotti del tabacco in base alla quale quelli che, come l’e-cigarette, contengono nicotina al di sotto di una determinata soglia (2 mg per unità o di 4 mg/ml) saranno ammessi sul mercato purché rechino avvertenze riguardanti i rischi per la salute. Tale misura dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2015-2016.

In attesa di una risistemazione più organica della materia si è finora assistito all’introduzione di una serie di divieti adottati a macchia di leopardo da singole amministrazioni locali (la prima è stata quella del Comune comasco di Lomazzo) o da altre realtà (è bandita ad esempio sui treni nazionali di Trenitalia e Nuovo Trasporto Viaggiatori e su quelli lombardi di Trenord). Misure non coordinate che portano anche a situazioni paradossali come quella che vede le sigarette di ultima generazione proibite da Alitalia e invece addirittura vendute a bordo dal vettore Ryanair, compagnia low cost con partenze da numerosissimi aeroporti della Penisola. Attenti infine quando vi recate all’estero, perché le normative sono molto variabili, con una serie di Paesi (tra gli altri Norvegia, Brasile, Turchia, Canada, Thailandia e Cina) dove non è consentito il fumo elettronico.

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