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Piani per alluvioni e terremoti, così i comuni li ignorano. Fino al prossimo disastro

Tutti i comuni, per legge, devono presentare alla Protezione Civile un piano di emergenza in caso di calamità naturali: il 20 per cento non lo ha mai fatto. E in Campania, dove tra l'altro c'è anche il rischio Vesuvio, si sale al 40 per cento. Non ci sono alibi: i sindaci che non si occupano della sicurezza dei cittadini andrebbero mandati a casa.

Piani per alluvioni e terremoti, così i comuni li ignorano. Fino al prossimo disastro
Piano per prevenire alluvioni e terremoti
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PIANO PER PREVENIRE ALLUVIONI E TERREMOTI -

Ho letto diverse ricostruzioni della tragedia dell’albergo di Rigopiano, dove si parla della necessità di prendere atto del Fato, ovvero di un disastro che è stato deciso dalla Natura e che l’uomo, con la sua impotenza, non poteva evitare. Sarà. Rispetto questa opinione, ma vorrei dire a chiunque abbina il Fato alle alluvioni, ai terremoti, alle calamità naturali in Italia, di dare uno sguardo ad alcuni dati pubblicati sul settimanale Oggi. Primo dato: circa il 20 per cento dei comuni italiani non ha un piano di emergenza comunale, che per legge dovrebbe trasmettere alla Protezione Civile, per gli interventi necessari in caso di calamità naturale, alluvione o terremoto che sia. Che cosa significa questo buco nella macchina della prevenzione, parola della quale tanto ci riempiamo la bocca ogni volta che contiamo i morti per il Fato? Semplice: di fronte a una qualsiasi emergenza in questi comuni senza piano, nessuno sa quello che deve fare, i cittadini sono lasciati allo sbando, e l’intervento della Protezione Civile si complica dal primo momento, visto che poi bisognerà farlo ad horas un piano di emergenza, con un enorme spreco di risorse, di mezzi, di uomini. E talvolta di vite. Salvo poi andarci a consolare, altro rito collettivo dell’Italia fai-da-te, santificando i soliti eroi del giorno, gli angeli che pongono rimedio ai nostri pasticci, e alla nostra cattiva, ordinaria amministrazione.

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PIANO DI EMERGENZA COMUNALE -

Secondo dato: quanto più le regioni, i territori, i comuni, sono a rischio, tanto più salgono le percentuali di quelli che non hanno fatto nulla in termini di prevenzione. La Campania è tutta sismica, e deve fare i conti con il rischio Vesuvio: bene, qui solo il 39 per cento dei comuni ha preparato il piano per affrontare l’emergenza. Stesso discorso per la Sicilia, dove si sale al 49 per cento. Comunque le regioni meridionali (anche questo è Fato?), in generale, sono lontanissime dalla Lombardia dove il 78 per cento dei comuni ha fatto il suo dovere.

Adesso vorrete anche sapere quali sono i motivi di questa abdicazione al proprio ruolo, da parte di tanti sindaci e amministratori, in un Paese dove il rischio sismico, per fare un solo esempio, riguarda la stragrande maggioranza dei comuni. Ho provato a fare la domanda a qualche sindaco, e vi garantisco che neanche due di loro mi hanno dato la stessa risposta. Chi tira fuori la solita storia della mancanza di risorse, chi dice che il piano è in fase di approvazione e si è fermato per conflitti politici da superare, chi si giustifica con qualche dirigente degli uffici comunali andato in pensione con la paralisi di un pezzo della macchina comunale.

PIANO PER PREVENIRE CALAMITÁ NATURALI -

Sapete che cosa penso di queste risposte? Sono tutte balle. Ovvero, sappiamo bene che i comuni sono sempre e comunque a corto di quattrini, ma non possono rinunciare a una priorità assoluta del loro mandato, della loro funzione: ovvero garantire la sicurezza dei cittadini in caso di calamità. È come se dicessero che, visti i problemi dello smaltimento dei rifiuti, loro rinunciano alla raccolta dell’immondizia. Più che giustificarsi, dovrebbero solo dimettersi e tornare a casa senza toccare nulla, altrimenti sarebbero guai, vista la loro incapacità.

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COME PREVENIRE FRANE E ALLUVIONI -

La verità è che questi amministratori “distratti” andrebbero presi per le orecchie, uno per uno, da un’autorità nazionale e centrale, un Ministro, un Premier, un Capo della Protezione Civile, e messi di fronte alle loro responsabilità. O scrivono il piano di emergenza comunale, entro la scadenza fissata dalla legge, oppure vanno a casa e il comune viene sciolto. Allora sì che vedreste questi politici liquidi, senza né attributi né competenze, come scatterebbero sugli attenti, pronti a firmare piani. Invece, nel caos di quella zona grigia che separa poteri locali e nazionali, gli amministratori incapaci (ne abbiamo tanti, tantissimi che invece sono molto bravi e molto competenti), fanno il loro comodo. E se ne fregano dell’emergenza e dei possibili rischi, in caso di calamità, dei loro cittadini. Tanto, male che vada, e se dovesse toccare proprio a loro, c’è sempre il Fato da invocare.

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