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Ciclisti uccisi in strada, come il povero Scarponi. Una vittima ogni 35 ore, 3mila in dieci anni

L’ex vincitore del Giro d’Italia è stato falciato mentre si allenava. Ma quasi ogni giorno c’è un ciclista che viene travolto. E intanto nessuno si occupa della sicurezza, mentre tutti promettono una legge salva-ciclisti che aspettiamo da anni.

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CICLISTI E INCIDENTI STRADALI IN ITALIA –

Michele Scarponi pedalava tutti i giorni, la bici era la sua vita. E la sua vita si è spezzata, in un meno di un attimo, quando Scarponi, ex vincitore del Giro d’Italia, è stato falciato, proprio mentre si allenava, dall’autista di un furgone probabilmente accecato dal sole.

Michele-Scarponi_Foto-LB-2(Fonte immagine: Benfatto/Cronache Maceratesi)

La tragica fine di Scarponi, di un campione che muore sul campo della sua passione e del suo talento, ci ricorda, e questo la rende ancora più nobile, la strage dei ciclisti che ogni giorno si consuma in Italia. Spaventosa. Siamo a un morto ogni 35 ore, quasi uno al giorno. Ed a tremila vittime in appena dieci anni. Un vero e proprio sterminio dei ciclisti, nonostante che questo mezzo stia diventando sempre più diffuso per andare al lavoro, portare i figli a scuola, fare la spesa.

Fa rabbia, diciamolo. Sentire i racconti del primo tratto autostradale inaugurato in Germania, a «esclusivo consumo delle biciclette», mentre in Italia i ciclisti continuano a essere travolti nelle strade, fa venire tanta rabbia.

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CICLISTI MORTI IN ITALIA –

I tedeschi hanno fatto una cosa molto semplice. Hanno preso i soldi dell’Unione europea, dei quali disponiamo anche noi, e hanno finanziato la metà del costo (180 milioni di euro) di un’opera simbolo della nuova mobilità nel paese: un’intera autostrada che percorre 100 chilometri nella Ruhr, e attraversa centri importanti come Hamm, Duisburg, Essen e Dortmund, solo in bicicletta. L’obiettivo è indurre tutti i pendolari dell’area, dagli operai delle fabbriche della Ruhr agli studenti, a sostituire l’auto con la bicicletta. Grazie a una strada esclusiva, con una carreggiata larga cinque metri, in due direzioni di marcia.

PERCORSI CICLABILI IN ITALIA –

E in Italia? I percorsi ci sono, ma quasi tutti sulla carta. Dalla ciclovia del Sole da Verona a Firenze, alla VenTo, da Venezia a Torino lungo il fiume Po, fino al Grab, il Grande raccordo anulare per la bici a Roma. I fatti, purtroppo, vanno in un’altra direzione. Nella classifica della Federazione ciclisti europei che misura l’uso della bici all’interno dei singoli paesi europei, siamo ancora scivolati, dal posto numero 15 a quello numero 17. E siamo stati superati perfino da paesi molto meno sviluppati, come la Lituania e la Croazia.

SICUREZZA CICLISTI IN ITALIA –

Il punto davvero dolente della nostra mobilità in bici, che ci rende un paese poco attraente in questo settore, è la scarsa sicurezza dei pochi percorsi riservati ai ciclisti. E così siamo arrivati a 251 morti l’anno.

PER APPROFONDIRE: Pedalare fa bene, 374 morti in meno in 20 città italiane se si usasse di più la bici

LA LEGGE SALVA-CICLISTI –

Nella solita babele di leggi non applicate e leggi promesse ma mai fatte, spiccano le norme salva-ciclisti e quelle a favore delle piste ciclabili. Sulle prime si continua a fare melina in Parlamento, e si continua a parlare di introdurre queste norme all’interno del nuovo codice della strada (altra legge della quale si parla da anni): ma ci sarà il tempo per farlo prima dello scioglimento delle Camere? Intanto la sicurezza stradale sta spaventosamente diminuendo in Italia, a danno, nel cinquanta per cento dei casi, degli “utenti deboli”, ovvero pedoni e appunto ciclisti.

L’altra legge invece completamente disattesa, che già esiste e se fosse applicata potrebbe cambiare il destino dei ciclisti italiani, di tutti i cittadini che fanno uso della bici in modo frequente, risale addirittura al 1998, circa vent’anni fa. È la numero 366 e prevede una cosa chiara e forte: ogni volta che si costruisce una nuova strada o si fa manutenzione straordinaria, bisogna costruire una nuova pista ciclabile oppure mettere in sicurezza quelle esistenti. Bene: una legge vitale, di questa importanza, è completamente disapplicata in Italia, tutti se ne fregano. E intanto facciamo i conti con la strage di un ciclista morto ogni 35 ore.

IMBROGLI, TRUFFE E RITARDI SULLE PISTE CICLABILI: