Perché siamo diventati tutti impazienti

Tutto e subito: ecco la nostra bussola. Con la quale scivoliamo nella noia, nella mancanza di attenzione e nei giudizi facili

pazienza
Tutto e subito. Sembrano diventate queste le parole d’ordine che guidano i nostri stili di vita: non abbiamo più voglia di aspettare, siamo pressati dall’ansia da prestazione e dall’idea (velleitaria) che i risultati si devono ottenere rapidamente, e abbiamo perfino abituato il cervello a un ritmo istantaneo e multitasking.
Con l’impazienza che svolge il suo ruolo di bussola, rischiamo di sprecare delle opportunità che hanno bisogno di tempo per maturare; non consolidiamo conoscenza e rapporti umani; ci lasciamo andare a giudizi sommari e coltiviamo con frenesia il vizio di giudicare; smarriamo il piacere di un percorso fatto di cose semplici e graduali. E il virus dell’impazienza porta dritti alla noia e all’apatia. Una ricerca scientifica pubblicata su Nature Human Behaviour, su un campione di 28mila persone tra adulti e adolescenti,  ha messo a fuoco come l’impazienza, riducendo gli stimoli, può influenzare il nostro benessere emotivo. Quando le persone hanno poche occasioni di coinvolgimento, apprendimento, novità o interazione sociale, tendono più facilmente a sperimentare stati come noia, apatia, umore negativo e minore soddisfazione. La gratificazione differita è scomparsa, l’obiettivo lo vogliamo raggiungere con click, e con il tempo del click, tutto il resto è noia, come dice una famosa canzone degli anni Settanta interpretata da Franco Califano.

D’altra parte la tecnologia ci ha ormai forgiato ai ritmi e ai tempi dell’impazienza: messaggi social, consegne, streaming, ricerche online. Perfino l’intelligenza artificiale induce alla ricerca della risposta facile e impaziente. Quando ottenere qualcosa richiede pochi secondi, il nostro cervello si abitua a quel ritmo. Di conseguenza, attese che un tempo sembravano normali, una risposta entro qualche giorno, una fila, un progetto che richiede mesi, possono apparire insopportabilmente lente. Molte applicazioni e piattaforme sono progettate per offrire stimoli frequenti: notifiche, aggiornamenti, nuovi contenuti. Questo può rendere più difficile mantenere l’attenzione su attività che producono risultati solo nel lungo periodo, come studiare, leggere un libro complesso o sviluppare una competenza.

L’impazienza frutto anche di una percezione del tempo fuori misura che affonda nel presentismo, genera incertezza, precarietà, paura di sbagliare. E si abbina a una goffa tendenza al multitasking, laddove il cervello è abituato a muoversi secondo una sua sequenza, e fa bene una cosa per volta. Quando il futuro appare instabile molte persone tendono a privilegiare fragili ricompense immediate rispetto a benefici futuri.

Saper aspettare, non reagire automaticamente a ogni impulso, è diventato un atteggiamento raro quanto prezioso, specie se viene interpretato nel suo vero significato. Ovvero prende il tempo necessario per capire, approfondire, discernere, e non per scivolare nelle sabbie mobili del procrastinare. Il tempo necessario anche per alimentare la fiamma della speranza, oggi più che mai necessaria per guardare al futuro con lo sguardo dell’ottimismo della volontà.

Frasi celebri sull’impazienza

 
  • <La speranza cessa di essere felicità quando è accompagnata dall’impazienza> John Ruskin 
Difficilmente l’impazienza semina serenità e felicità. Piuttosto è un killer della speranza, che ha bisogno del suo tempo per maturare, affermarsi e trasformarsi in realtà. L’auspicio avvelenato dall’impazienza evapora in pochi attimi e lascia solo una scia di rimpianti.
  • <Ci sono due peccati cardinali dai quali scaturiscono tutti gli altri: impazienza e pigrizia> Franz Kafka

In fondo, vista da vicino l’impazienzaè una forma di pigrizia, accelerando tutto si pensa di tagliare i tempi della fatica e dello sforzo. E così si diventa pigri. La pazienza invece include un’attività costante, come la goccia che non finisce mai di scorrere, alla ricerca di un approdo che possiamo considerare il nostro obiettivo.

  • <Tutto ciò che si desidera con impazienza è sempre lontano> Publilio Siro
Questo è l’effetto ottico creato dall’impazienza. Ci fa illudere che tutto ciò che desideriamo sia civino, a portata di mano, e non abbiamo bisogno di tempo ma solo di velocità. Nella realtà, poi scopriamo che si tratta di una pia illusione, e il traguardo, accorciato dall’impazienza, si allontana.
  • <Quanto sono poveri coloro che non hanno pazienza! Quale ferita si è mai guarita se non per gradi?> William Shakespeare
Anche per il dolore bisogna essere pazienti. Una ferita profonda, che ha colpito oltre alla testa anche il nostro cuore, ha bisogno del tempo, e della pazienza per essere elaborata, curata e rimarginata. Altrimenti resterà sempre aperta, e prima o poi ci farà soffrire di nuovo.
  • <L’impazienza accorcia la vita> Mahatma  Gandhi 
Il modo frettoloso, e in quanto tale superficiale, con il quale affrontiamo la vita, rischia di accorciarla. Il tempo stringe sempre, è poco per definizione, non si dilata allungando anche l’esistenza reale.

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