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Växjö si riscalda con le foreste

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Växjö è una cittadina immersa nella foresta svedese. C’è una graziosa cattedrale del dodicesimo secolo, con una torre campanaria a due guglie e un importante museo del vetro. Ma il monumento più ammirato è un altro: qui ogni settimana arrivano persone da tutto il mondo per visitare la centrale a biomassa, un impianto che brucia i rifiuti dell’industria forestale locale, fornendo a questo comune di ottantamila abitanti energia per il riscaldamento, l’acqua calda e la produzione di elettricità. Quindici anni fa Växjö ha deciso di rinunciare alle energie fossili entro il 2030. La centrale di Sandvik, che ha una potenza di 100 megawatt, le sta facendo vincere la scommessa. “In Svezia i comuni hanno obiettivi più ambiziosi dello stato e sono in grado di cambiare le cose”, dice Bo Frank, il sindaco conservatore di Växjö. Frank è stato uno dei primi a interessarsi di ecologia nella destra svedese e oggi è tra gli artefici della conversione alla biomassa della rete comunale di riscaldamento collettivo. Dietro l’impianto di Sandvik ci sono montagne di legna tagliata minuziosamente, che aspetta di essere spedita in un’enorme caldaia. Fino agli anni ottanta la centrale usava solo gasolio. “Ma il secondo shock petrolifero ha convinto il comune a cercare una fonte di energia locale”, spiega Sarah Nilsson, responsabile delle strategie ambientali della città. Il suo petrolio Växjö ce l’ha a portata di mano: migliaia di ettari di abeti rossi, pini e betulle sfruttati per l’edilizia e per l’industria della carta. In passato, una volta che i tronchi erano stati tagliati e sfrondati, i rifiuti vegetali venivano fatti marcire sul posto per nutrire il sottobosco. Oggi, invece, questo materiale è venduto al comune. Dopo la combustione, inoltre, si recuperano le ceneri, che sono sparse nei boschi per nutrire il suolo. Per realizzare questa nuova attività, il comune ha siglato un accordo con la Södra, la potente associazione regionale delle aziende forestali. “Paghiamo la biomassa 22 euro a megawattora, quindi una ditta specializzata raccoglie le ceneri e le distribuisce alle aziende forestali”, spiega il direttore della centrale, Lars Ehrlen. “All’inizio alcune aziende non erano interessate a vendere i loro scarti, ma dopo tre anni l’aumento della domanda ha fatto crescere i prezzi”. Oggi le energie rinnovabili provvedono quasi per intero al riscaldamento della città. Consigli e sovvenzioni. Nella foresta innevata che costeggia il lago di Helgasjön, le case di legno rosso non ricevono il calore “verde”. Chi vive qui, come il 10 per cento degli abitanti di Växjö, non è connesso ai 350 chilometri della rete di riscaldamento collettivo. È un posto troppo lontano. Ma il comune dà consigli e sovvenzioni per convincere tutti ad abbandonare le caldaie a gasolio o quelle elettriche. La campagna d’informazione sta dando i primi frutti. Per il secondo anno consecutivo l’inverno è stato particolarmente rigido e i prezzi del gasolio e dell’elettricità hanno registrato aumenti spettacolari. Nella sua casa in riva al lago, Magnus Benz si è finalmente deciso: per 8.900 euro ha installato una caldaia a granulare di legno. “Nel 2010 ho pagato 1.300 euro per la legna, contro i tremila spesi per il riscaldamento elettrico”. I risultati si vedono. Negli ultimi diciotto anni la città ha ridotto del 35 per cento le emissioni di anidride carbonica, mentre l’economia è cresciuta del 70 per cento. Ogni abitante di Växjö produce in media tre tonnellate di anidride carbonica all’anno, due in meno della media svedese e nove volte meno di quella statunitense. Ora Växjö vuole perdere un’altra tonnellata entro il 2015. Tra due anni il comune inaugurerà una centrale a biomassa da 80 megawatt. È un investimento di cento milioni di euro, pari a un terzo del bilancio comunale. L’investimento è più redditizio se si considera il fatto che, oltre al calore, i generatori di Sandvik producono duecento giga wattora di elettricità all’anno, in grado di coprire quasi il 50 per cento della domanda di Växjö. Questa energia è rivenduta a buon prezzo alle aziende elettriche, che hanno l’obbligo di comprarla. Con la nuova caldaia si potrebbe alimentare fino al 70 per cento del consumo locale. Molti ecologisti sperano così di liberarsi non solo del petrolio e del carbone, ma anche del nucleare. “Migliorando l’efficienza e il risparmio energetico, sviluppando il solare e l’eolico accanto all’energia idroelettrica e alla biomassa, potremmo fare a meno del nucleare”, assicura Sarah Nilsson. La catastrofe di Fukushima ha rilanciato il dibattito sul nucleare anche in Svezia. Metà dell’elettricità del paese proviene dalle sue dieci centrali atomiche. “La maggioranza degli svedesi è ancora favorevole al nucleare”, sostiene il sindaco di Växjö, “dobbiamo far funzionare le nostre centrali il più a lungo possibile per restare competitivi”. Anche perché la cogenerazione (la produzione e il consumo di diverse forme di energia secondaria partendo da un’unica fonte) ha un limite: l’estate non c’è bisogno del riscaldamento e quindi non si produce elettricità. È a questo punto che interviene l’idea geniale: rinfrescarsi con un buon fuoco di legna. Anche il calore, infatti, può produrre il freddo. Come in un climatizzatore classico, un fluido refrigerante circola tra un evaporatore e un condensatore, ma in questo caso il compressore è alimentato da una reazione termochimica, non dall’elettricità. La prossima estate, dopo qualche anno di test, Växjö inaugurerà il suo sistema di climatizzazione centrale. Invece di immettere acqua calda nella rete municipale, l’impianto di Sandvik farà circolare nei tubi acqua fredda. “È una soluzione vincente per tre motivi: si produrrà freddo a minor costo e allo stesso tempo produrremo trenta gigawattora di elettricità ‘verde’ e ridurremo la domanda di elettricità tradizionale proprio mentre i consumi raggiungono il picco a causa dei condizionatori”, spiega Sarah Nilsson. In un primo tempo il sistema servirà solo grandi edifici come gli ospedali, gli uffici e i centri commerciali. Il settore dei trasporti Tutto questo non servirà a eliminare completamente le energie fossili. “Il punto cruciale sono i trasporti, l’unico settore in cui le nostre emissioni di anidride carbonica continuano ad aumentare, anche se tutti i veicoli municipali vanno a biogas, etanolo o elettricità”, ammette con amarezza Bo Frank. La città promuove da tempo l’uso della bicicletta, ma non è facile abbandonare l’automobile in un comune che si estende intorno a duecento laghi. La soluzione, ancora una volta, è la biomassa. Tra i luoghi più visitati di Växjö c’è anche lo stabilimento per il trattamento delle acque reflue di Sundet, sulla riva della riserva naturale di Bokhultet. Dietro i bacini di filtraggio, due digestori ricevono le materie organiche uscite dalle acque reflue e producono 1,2 milioni di metri cubi di biogas all’anno. “La maggior parte del gas serve per alimentare il nostro fabbisogno di riscaldamento ed elettricità, ma permette anche di far circolare una cinquantina di vetture”, dice Anneli Andersson, la responsabile del sito. Il problema è che non si riesce a soddisfare la domanda: spesso c’è la fila all’unica pompa che distribuisce questo tipo di carburante Le cose cambieranno presto. L’anno prossimo, con un investimento di undici milioni di euro, le capacità di metanizzazione di Sundet saranno raddoppiate grazie alla costruzione di un nuovo digestore e alla raccolta di seimila tonnellate di rifiuti organici in tutta Växjö. Abbastanza per far andare a biogas tutti gli autobus e più di cinquecento veicoli privati. Lo sfruttamento della biomassa ha permesso la creazione di 500 posti di lavoro, lo sviluppo di aziende specializzate e la creazione di programmi di ricerca all’università. Nella cittadina svedese, inoltre, arrivano molti visitatori stranieri, in gran parte cinesi, ma anche russi, francesi o statunitensi, tutti affascinati dal successo di questa politica integrata. “All’inizio dell’anno”, dice Bo Frank, “abbiamo siglato un accordo tra il settore pubblico, gli industriali e l’università per cercare di rivendere la nostra esperienza all’estero”. Tra i programmi di ricerca che il comune spera di valorizzare ce n’è uno che mira a produrre carburante per automezzi pesanti con la metanizzazione dei residui di legno. La vicina fabbrica della Volvo è interessata. Alimentare a legna i camion che trasportano ogni giorno i tronchi destinati all’attività edilizia e i residui forestali per la combustione chiuderebbe l’intero ciclo. Fonte: Internazionale