Valore della compassione, la virtù della ragione e del cuore - Non sprecare
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Compassione, la virtù della ragione e del cuore. Aiutare gli altri, senza l’attesa di contropartite

I due aspetti di questo sentimento, uno razionale e l’altro emotivo. E i benefici in termini di salute: la compassione raddoppia l’ormone che contrasta l’invecchiamento

La compassione non è un sentimento triste. E non possiamo ridurla soltanto a quei sinonimi, come carità e pietà, che la legano ai momenti nei quali incrociamo il buio della vita. Se partiamo dall’etimologia della parola, e dalla sua radice nel latino compati, cioè compatire, già scorgiamo un primo passo inedito della compassione. La sua forza attrattiva, come una calamita, verso l’altro, la sua energia positiva di spingerci verso la condivisione di un dolore, di una difficoltà, di un dramma. Ma anche di uno spazio di luce.

VALORE COMPASSIONE

In questo percorso si sovrappongono due elementi, uno razionale e l’altro puramente emotivo, che arriva dal cuore.  La ragione, quando ci misuriamo con le durezze della vita, spinge alla compassione, per utilizzarla come un antidoto contro il dolore. Come abbiamo vissuto il dramma delle persone colpite, nella cerchia dei loro affetti più stretti, da un lutto causato dal Covid-19? Spandendo compassione. E sapendo che questo gesto, da non sprecare per la sua potenza, si trasforma in un tempo molto più rapido di quanto immaginiamo in un aiuto concreto per gli altri. Ma anche per sostenere il peso dei nostri limiti, della nostra indifferenza. L’elemosina, che su questo sito consideriamo un atto dovuto, è un piccolo gesto, concreto, di compassione. Come la spesa sospesa, o come qualsiasi cosa si traduca in partecipazione al bisogno, di qualsiasi natura, economica, emotiva, sociale.

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IMPORTANZA COMPASSIONE

Accanto alla ragione, e siamo ancora nella sfera razionale della compassione, ci sono la riflessione e la responsabilità. Compatisco dopo che ho visto e ho capito la sofferenza. Compatisco per condividere qualcosa che, insieme, affrontiamo meglio. E compatisco non per dovere, ma per responsabilità, rispetto a un codice fondamentale della vita di comunità. Diceva Dostoevskij: «La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità». Una legge che sfida qualsiasi forma di violenza. Anche quando qualcuno prova ad approfittare della nostra tendenza a compatire, e tenta, come si dice in gergo, di «metterci i piedi in testa», è la ragione che ci porta a conservare la calma, il distacco, la giusta distanza dalle cose. A non cedere alla reazione impulsiva della rabbia e del rancore.

La seconda sfera della compassione, quella emotiva, porta dritti all’amore. Partite dalla pittura, da un qualsiasi autore classico che abbia esplorato l’universo dei più deboli, per esempio Caravaggio, e guardate le mani, i volti, gli sguardi, le posture, di uomini e donne che esprimono compassione. Scoprirete una perfetta simmetria con il linguaggio visivo dell’amore, con il vocabolario della tenerezza. Stesso discorso per la letteratura. Il Grande Romano dell’Ottocento gronda di storie compassionevoli, quasi sempre incrociate e intrecciate con storie d’amore. Non sempre a lieto fine.

COLTIVARE LA COMPASSIONE

La compassione, infatti, può avere un prezzo molto alto. Fino al sacrificio, anche se non bisogna considerarlo un prezzo dovuto. E il sacrificio riguarda innanzitutto ciò che cediamo di noi stessi, qualcosa a cui rinunciamo. Papa Francesco nel 2016 ha bandito il suo Giubileo della misericordia, altro sinonimo chiave della compassione e dell’amore, e in quella occasione ci ha fatto scoprire «i due aspetti della misericordia»: Il primo: dare, aiutare, servire gli altri. Il secondo: comprendere e perdonare. I due aspetti sono inscindibili, ed evocano entrambi un assolutismo dei sentimenti, un approccio verso l’altro che rompe l’argine di una domanda alla quale, consapevolmente o inconsciamente, siamo abituati dal soffio esistenziale del cinismo. «Che cosa ne ricavo»? Ecco: la compassione, come la misericordia, non si aspettano mai contropartite. Non le mettono nel conto.

Nel solco del binario ragione-amore, la compassione porta a diverse gradazioni di felicità. Ti senti più libero, più forte, più capace di dare, senza l’attesa di ricevere. E hai più energia e meno preoccupazioni per le ansie quotidiane. Le ricerche della medicina forniscono una conferma di questi benefici della compassione. Raddoppia la produzione di DHEA, l’ormone che contrasta l’invecchiamento. E riduce del 23 per cento il cortisolo, l’ormone dello stress. Ulteriori motivi per non sprecare, in libertà, la bellezza della virtù della compassione.

COME MIGLIORARE I RAPPORTI UMANI:

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