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Un’autostrada e tre società pagate per lo stesso progetto

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Collegherà l’A12 alla Roma-Latina tagliando in due alcuni quartieri tra i più popolosi di Roma come Tor dè Cenci, Tre Pini, Vitinia e Torrino Mezzocamino. Un’opera pensata per diminuire i flussi di traffico ma che, in realtà, sta diventando un vero e proprio spreco di soldi pubblici di cui, ancora una volta, è assoluta protagonista la Regione Lazio. A causa di un’organizzazione come sempre disordinata, la Regione è riuscita infatti, ad affidare i lavori a ben tre società distinte moltiplicando ovviamente anche i costi per una spesa complessiva di 3,2 miliardi di euro.

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Tutto inizia nel 2004 quando l’ente con a capo Storace affida l’incarico all’Arcea Lazio Spa. Succede così che, l’Acer – Associazione Costruttori Edili Romani, sostenendo che Storace non avrebbe potuto dare in assegnazione diretta, senza bando, l’intera gestione dell’opera all’Arcea, presenta ricorso alla Corte di giustizia europea. Vince ma, nel frattempo, Marrazzo, il nuovo presidente della Regione dà vita ad “Autostrade del Lazio”, una società a capitale misto Regione-Anas che si è sovrapposta ad Arcea fino al 2011, aumentando cosi le spese.

Ad oggi, però, il problema non è ancora risolto poiché gli azionisti privati dell’Arcea, dopo aver sfilato 43 milioni di euro alla Regione vincendo il ricorso al Tar, non ancora soddisfatti dell’indennizzo, hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato.

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Un pasticcio, quindi, per il quale sono in ballo tanti milioni pubblici che potevano essere utilizzati invece per ampliare e mettere in sicurezza la Pontina soprattutto nel percorso al quale si sovrappone l’autostrada. A tutto questo è da aggiungere, inoltre, che la realizzazione di questo corridoio autostradale comporterà un vero e proprio stravolgimento di un’area caratterizzata da importanti vincoli archeologici e paesaggistici.

Proprio per questo motivo, nei giorni scorsi, centinaia di residenti sono scesi in strada, sfilando nei quartieri che saranno coinvolti nella realizzazione dell’autostrada e protestando contro questi lavori che porteranno a “centinaia di ettari di terreni espropriati, abbattimento di decine di case, sventramento del parco di Decima-Malafede, forte impatto sulla riserva del litorale romano, interferenza con due siti d’interesse comunitario e altrettante aree archeologiche, chiusura di aziende agricole e non solo”.