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Vuoi aprire un bar? Devi superare una giungla di 71 adempimenti e 21 enti. Poi ci vuoi mettere un’insegna? Devi aspettare la firma di altri 12 enti

Una burocrazia asfissiante. Con un enorme, doppio spreco, di tempo e di soldi. Una valanga di norme, che si continuano a scrivere, nonostante le promesse di semplificare. E un dubbio: Così solo un riciclatore di denaro può avere tanta pazienza

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COSTO DELLA BUROCRAZIA ITALIANA

Provate a mettervi nei panni di un giovane che ha una famiglia alle spalle non ricca ma in grado di dargli un piccolo aiuto, non ha fatto studi particolarmente brillanti, eppure ha voglia di rischiare e di mettersi in proprio. Un giovane come milioni di italiani che negli anni Cinquanta e Sessanta hanno cambiato la faccia del paese e hanno scoperto il piacere della piccola impresa, del fare, e del benessere.

Ora, con l’aria che tira e con le tendenze in atto sul mercato, è probabile che il giovane intraprendente del quale stiamo parlando pensi ad aprire un bar-tavola calda, oppure una gelateria. Un locale piccolo, da lanciare gradualmente per poi provare a crescere. Impossibile. O comunque molto difficile.

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PROBLEMA DELLA BUROCRAZIA IN ITALIA

Il vero scoglio che chiunque sia fornito di un minimo di spirito di iniziativa deve superare si chiama burocrazia. E nel caso dell’apertura di un bar o di una gelateria bisogna armarsi di santa pazienza e attraversare la giungla di 71 adempimenti burocratici, con timbri e firme da parte di 21 enti diversi (nel caso di una gelateria diventano 26).  Vi risparmiamo l’elenco, ma sappiate che andiamo dalla Polizia stradale alla Provincia (non erano state abolite?), dall’Anas alle Asl.

Il calvario si traduce immediatamente in un doppio spreco, di soldi e di tempo. Devono passare anni prima di riuscire finalmente ad aprire la saracinesca e magari le condizioni di mercato sono del tutto cambiate. E solo per avviare le pratiche della gincana, bisogna mettere mano al portafoglio e tirare fuori 14.667 euro per il bar e 12.260 euro per la gelateria. Un furto burocratico, da ordinaria amministrazione.

Poi ci sono le spese extra, dove si gioca alla riffa. Ci sono regioni e comuni che non le prevedono, altre che invece ti stangano. A Torino e a Genova ti fanno pagare 50 euro di bolli per diritti di segreteria, a Biella zero. Chissà, forse a Torino e Genova avranno una penna con un inchiostro particolare, quando firmano queste pratiche, molto costoso, che impone quindi un rimborso da mettere nel conto dei cittadini. Il certificato di agibilità, in genere, si ottiene senza spese, ma in Sicilia, forse per le particolari condizioni climatiche della regione, chiedono una parcella di 1.500 euro e almeno 60 giorni prima di chiudere la pratica. Altri costi, altri sprechi, altre firme.

BUROCRAZIA IN ITALIA

Sia chiaro: la burocrazia serve, e se non ci fosse l’Italia sarebbe ancora più un paese da Far west di come appare oggi. Ma questa burocrazia non solo taglia le gambe, non solo scoraggia qualsiasi iniziativa, ma non garantisce alcuna trasparenza. Siamo il paese leader in Europa per abusi edilizi e per quote di territorio che sono state divorate con costruzioni di vario genere. Eppure in Italia per avere il più banale dei permessi edilizi servono non meno di 234 giorni, rispetto ai 184 della Francia e ai 97 della Germania. Soltanto per mettere un’insegna in quel famoso bar o gelateria che il giovane sogna di aprire ci sono altri 12 enti da convincere.

Intanto, da più dieci anni, abbiamo ministri della Semplificazione e ministri che annunciano tagli radicali alle leggi e alle norme, ma nello stesso periodo sono state scritte altre 300 norme che hanno un impatto sulle attività commerciali e sui relativi permessi. Un colpo dopo l’altro, fino alla domanda finale: ma in queste condizioni, a parte i criminali che devono riciclare denaro sporco, chi può mai avere tanta pazienza per aprire un bar?

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