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Un brindisi all’ambiente

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La ricerca del sapore, del retrogusto e del bouquet non basta più per il sommelier del futuro. Ora l’esperto deve conoscere anche il livello di inquinamento che un vino produce. In Nuova Zelanda, come ha riportato il Guardian hanno preceduto tutti, mettendo per primi sulle etichette del sauvignon blanc, di qualità Mobius Marlborough, l’impronta di carbonio, la carbon footprint, lasciata dal vino. Per riconoscerla non servono palati sopraffini: è sufficiente leggere sul retro della bottiglia quanto si è dovuto inquinare per fare arrivare il prodotto pregiato nelle cantine e sulle tavole di tutto il mondo. I neozelandesi sono stati così precisi da inserire nell’etichetta addirittura quanto gas serra sarà emesso per ogni singolo bicchiere di sauvignon sorseggiato Una bottiglia? 5 km in auto

La quantità di anidride carbonica emessa varia, ovviamente, a seconda della destinazione del consumatore. I lungimiranti produttori hanno pensato anche a questo: l’impronta di carbonio presente nelle etichette varia a seconda del mercato in cui è venduto il vino. Per esempio, le bottiglie messe in commercio in Nuova Zelanda riportano una produzione di 140g di anidride carbonica per bicchiere, mentre quelle in Australia di 190g. In Europa, a causa della distanza, l’impatto ambientale è molto più forte: basta pensare che scolarsi una bottiglia del pregiato vino bianco nel Regno Unito equivale, in termini di inquinamento, a percorrere cinque chilometri in automobile. E proprio la Gran Bretagna è il maggiore importatore di vino al mondo: si parla di un giro d’affari annuo pari a 7,6 miliardi di sterline (8,7 miliardi di euro). L’inglese Carbon Trust, l’organismo che spinge produttori e consumatori a rispettare l’ambiente a partire dagli scaffali del supermercato, ha accolto con grande entusiasmo l’iniziativa dei viticoltori neozelandesi. Presto questa certificazione potrebbe venire estesa ad altre marche e forse, un giorno, diventare addirittura obbligatoria.

Consumi più o meno consapevoli 

 Anche in Italia la discussione sui prodotti “a km 0” è diventata una priorità negli ultimi anni, con i consumatori che sono fra i più attenti in Europa a questa problematica. Secondo un sondaggio Coldiretti, l’impatto dei prodotti alimentari sull’ambiente è fondamentale nella decisione di acquisto per oltre la metà degli italiani (54%), addirittura più della marca. Consumando prodotti locali e di stagione e facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia può arrivare ad abbattere, solo a tavola, fino a 1000 chili di anidride carbonica l’anno. A proposito di abbattimento di impatto ambientale, è stato calcolato, per esempio, che il vino dell’Australia per giungere sulle tavole italiane deve percorrere oltre 16 mila chilometri provocando l’emissione di 29,3 chili di anidride carbonica, mentre le prugne dal Cile devono volare per 12 mila chilometri con un consumo di 7,1 kg di petrolio che, a loro volta, liberano nell’atmosfera 22 chili di anidride carbonica. Restando in Sud America, la carne argentina viaggia per 11 mila chilometri bruciando 6,7 chili di petrolio e liberando 20,8 chili di anidride carbonica.