Uma, Katie e lo shopping. | Non Sprecare
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Uma, Katie e lo shopping.

L’ULTIMA confessione e’ arrivata dalla voce sensuale di Uma Thurman. Sono schiava dello shopping, comprerei qualsiasi cosa e in ogni momento… ha confessato la star hollywoodiana, che con la sua dipendenza dagli acquisti sfrenati, cioe’ dallo spreco, fa concorrenza a Katie Holmes, la moglie di Tom Cruise. In un pomeriggio firmo’ assegni, per piccole spese a Beverly Hills, per un importo di oltre 100mila dollari e il marito fu costretto a minacciarla: Se non la smetti ti mando in una clinica a disintossicarti.
In realta’, la malattia dello “shopping compulsivo”, una dipendenza dallo scontrino come quella dalla droga, non e’ un fenomeno circoscritto al mondo luccicante del grande cinema, dei capricci di attrici che incassano milioni di dollari per ogni posa. Anzi. In America, sono ormai 15 milioni gli shopping addicted: uomini e donne che vogliono solo comprare, comprare, comprare. Si curano con i farmaci a base di serotonina, la pillola per migliorare l’umore; con le sedute dall’analista; e, nei casi piu’ gravi, con i ricoveri nelle cliniche specializzate per disintossicare i pazienti dalla febbre dello shopping. Negli ultimi anni il virus dell’acquisto compulsivo dall’America ha contagiato anche altri paesi, come l’Italia, dove il 5 per cento della popolazione (in prevalenza giovani tra i 14 e i 21 anni) e’ prigioniero delle spese inutili.
Adesso pero’ che la crisi costringe tutti a rivedere gli stili di vita, a razionalizzare i consumi, a evitare il superfluo, e’ molto probabile che la terapia per guarire dallo “shopping compulsivo” non passera’ piu’ dal lettino dell’analista o dalle ricette per il farmacista. Bastera’ il buon senso. E magari la riscoperta di antichi valori che avevamo rimosso, di fatto archiviati, come la sobrieta’. Il caso di Uma Thurman, e con il suo quelli di milioni di uomini e donne, indica come la crisi, o meglio, il cambio d’epoca, che stiamo attraversando, non deve spaventarci. E come sia proprio in questi passaggi che si intravedono nuove opportunita’, innanzitutto immateriali. Per esempio: la felicita’ non e’ un acquisto, in contanti o a rate, come diceva Erich Fromm. Ed e’ venuto il momento di archiviare il pensiero unico di un modello di sviluppo basato solo sulla crescita dei consumi che, cosi’, diventano sprechi.

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